Crisi dell’ottavo mese del bambino: quanto dura e cosa comporta

Francesca La Rana A cura di Francesca La Rana Pubblicato il 14/09/2026 Aggiornato il 14/09/2026

Presenza, prevedibilità e coerenza sono i fondamentali per offrire al bambino il tempo necessario di sviluppare gradualmente la capacità di affrontare il distacco.

Regressione dell'ottavo mese

La crisi dell’ottavo mese è un’espressione comunemente utilizzata per descrivere un periodo in cui il bambino può diventare più bisognoso della presenza del genitore, piangere quando si allontana, mostrare diffidenza verso persone poco conosciute e avere più difficoltà a dormire o più risvegli notturni.

Più che di una vera e propria “regressione”, dal punto di vista dello sviluppo si tratta spesso di una fase legata alla maturazione delle capacità cognitive ed emotive e, in particolare, alla comparsa o all’intensificazione dell’ansia da separazione.

Intorno agli 8-9 mesi molti bambini diventano, infatti, più consapevoli della differenza tra persone familiari ed estranei e iniziano a reagire alla separazione dal genitore di riferimento

Questa fase non significa necessariamente che il bambino stia tornando indietro nello sviluppo. Al contrario, può essere l’espressione di nuove competenze: riconosce meglio le persone, comprende che il genitore esiste anche quando non è visibile e manifesta in modo più chiaro la preferenza per le figure che gli garantiscono sicurezza

Quanto dura questa fase

Una delle domande più frequenti dei genitori riguarda la durata della crisi dell’ottavo mese.

L’ansia da separazione può comparire intorno alla seconda metà del primo anno di vita e può protrarsi per diversi mesi, con un’intensità variabile. Non è quindi corretto aspettarsi che la cosiddetta crisi dell’ottavo mese inizi e finisca esattamente all’ottavo mese.

Può iniziare già nei primi mesi in alcuni bambini, mentre diventa più evidente per molti intorno ai 9 mesi. La fase può avere il suo picco più avanti, tra i 10 e i 18 mesi, per poi attenuarsi progressivamente nella seconda metà del secondo anno di vita. 

Questo significa che un bambino di 8 mesi può attraversare alcuni giorni o settimane particolarmente difficili, migliorare e poi manifestare nuovamente qualche difficoltà in occasione di cambiamenti, malattia, stanchezza, ingresso al nido o altre situazioni nuove.

È importante non considerare la regressione dell’ottavo mese come una fase con una scadenza precisa. L’intensità può cambiare anche molto da un bambino all’altro.

La nostra guida sulla regressione del sonno all’ottavo mese

Segnali tipici

I comportamenti associati alla crisi dell’ottavo mese possono essere diversi. Alcuni bambini manifestano soprattutto un forte bisogno di stare vicino al genitore, mentre altri mostrano soprattutto difficoltà durante il sonno o una maggiore diffidenza verso gli estranei.

Tra i segnali più comuni ci sono:

  • pianto quando il genitore si allontana, anche solo per andare in un’altra stanza
  • maggiore bisogno di essere preso in braccio o rassicurato
  • attaccamento più intenso a mamma o papà
  • difficoltà a rimanere con nonni, babysitter o altre persone, anche se precedentemente accettate senza problemi
  • pianto o irrigidimento davanti a persone poco conosciute
  • maggiore difficoltà nei momenti di separazione
  • proteste al momento di andare a dormire
  • risvegli notturni con ricerca del genitore
  • difficoltà a riaddormentarsi senza la presenza della mamma o del papà.

La capacità di reagire quando il genitore se ne va, per esempio guardandolo, allungando le braccia o piangendo, è una tappa normale dello sviluppo.

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Perché il bambino piange quando la mamma si allontana

Il comportamento può essere collegato alla progressiva acquisizione della permanenza dell’oggetto: il bambino inizia a comprendere che una persona o un oggetto continua a esistere anche quando non è direttamente visibile.

Questa nuova capacità, però, non significa che sappia già gestire facilmente l’assenza. Il genitore può essere fuori dalla sua vista, ma il bambino non possiede ancora gli strumenti emotivi e cognitivi per vivere con tranquillità l’attesa del suo ritorno.

Per questo, anche un breve allontanamento può provocare una reazione molto intensa.

Risvegli notturni e regressione del sonno

La regressione dell’ottavo mese e il sonno possono essere strettamente collegati. Un bambino che durante il giorno cerca maggiormente il genitore può manifestare lo stesso bisogno anche durante la notte.

Al momento della nanna può protestare perché non vuole separarsi dalla figura di riferimento e, dopo essersi addormentato, può svegliarsi e piangere per verificare la presenza di mamma o papà.

Tra gli 8 e i 12 mesi, l‘ansia da separazione può interferire con il sonno: alcuni bambini possono opporsi alla nanna, svegliarsi durante la notte, chiamare o piangere e tranquillizzarsi quando il genitore entra nella stanza. 

Non tutti i risvegli notturni, tuttavia, sono necessariamente dovuti all’ansia da separazione. Il sonno infantile può essere influenzato da numerosi fattori, tra cui cambiamenti nelle routine, dentizione, malattie, sviluppo motorio e altre normali variazioni.

Cos’è e come gestire l’ansia da separazione nei bambini

Cosa fare

Non esiste una tecnica per “eliminare” l’ansia da separazione. L’obiettivo è aiutare il bambino a sentirsi sicuro mentre impara gradualmente a tollerare il distacco.

1.Salutare sempre prima di andare via

Uno degli aspetti più importanti è evitare le cosiddette fughe. Può sembrare più semplice uscire dalla stanza senza farsi vedere per evitare il pianto, ma è preferibile salutare il bambino e rendere il distacco prevedibile.

Il messaggio dovrebbe essere semplice: mamma o papà si allontanano, ma poi tornano.

2.Creare un rituale sempre uguale

Una piccola routine può aiutare il bambino ad anticipare ciò che sta per accadere. Per esempio: abbraccio, saluto, una frase sempre uguale e poi l’uscita.

La separazione può essere difficile, ma un rituale prevedibile rende il momento meno imprevedibile.

3.Evitare separazioni troppo lunghe quando possibile

Nella fase iniziale può essere utile esercitare il bambino a piccoli distacchi, soprattutto quando è riposato, nutrito e tranquillo.

Non è necessario evitare qualsiasi separazione. Al contrario, brevi esperienze positive permettono gradualmente di imparare che il genitore può allontanarsi senza scomparire definitivamente.

4.Affidarlo gradualmente ad altre persone

Non è necessario che il bambino accetti immediatamente nonni, babysitter o educatori. È possibile iniziare con periodi brevi insieme alla persona che si occuperà di lui, aumentando progressivamente il tempo del distacco.

Questo può essere particolarmente utile in vista dell’inserimento al nido o del rientro al lavoro.

5.Rassicurare senza trasformare il distacco in un evento drammatico

Quando il bambino piange, è importante riconoscere il suo disagio senza trasmettere ulteriore preoccupazione.

Una voce tranquilla, un saluto affettuoso e una routine coerente possono essere più utili di lunghe spiegazioni, che a questa età il bambino non può ancora comprendere pienamente.

Gli errori da evitare

La crisi dell’ottavo mese può essere impegnativa anche per mamma e papà. Alcuni comportamenti, però, rischiano di rendere le separazioni ancora più difficili.

Oltre a evitare le fughe, si consiglia di:

  • non prolungare eccessivamente il saluto
  • non tornare continuamente indietro
  • non forzare il contatto con persone estranee
  • non interpretare l’attaccamento come un capriccio

Come gestire il momento del sonno e il distacco durante la giornata

La nanna rappresenta una separazione importante: il bambino deve lasciare il genitore e rimanere da solo per addormentarsi.

Una routine serale prevedibile può aiutare. Bagnetto, cambio del pannolino, luci più basse, una breve storia o una ninna nanna e poi il momento del sonno possono creare una sequenza riconoscibile.

L’obiettivo non è eliminare immediatamente ogni protesta, ma fare in modo che il bambino associ progressivamente il momento del sonno a una situazione prevedibile e rassicurante.

Quando si sveglia durante la notte, può essere utile mantenere l’ambiente tranquillo, parlare con una voce bassa e intervenire senza trasformare il risveglio in un momento di gioco.

Anche durante il giorno è utile creare piccole occasioni di separazione. Per esempio, il genitore può allontanarsi per pochi minuti spiegando dove sta andando e tornando come promesso.

Con il tempo, queste esperienze aiutano il bambino a costruire una previsione fondamentale: quando mamma o papà si allontanano, poi tornano.

È consigliabile scegliere i momenti di separazione evitando, quando possibile, che coincidano con fame, forte stanchezza o malessere.

 

 
 
 

In breve

La regressione dell’ottavo mese non va considerata come un passo indietro, ma come una fase di transizione. Il bambino sta sviluppando una maggiore consapevolezza delle persone, delle relazioni e delle assenze.

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

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