Morte in culla: la diagnosi sarà più facile

Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 06/02/2015 Aggiornato il 06/02/2015

La chiamano la “sindrome rebus” perché difficilissima da inquadrare. Oltre alla Sids, il decreto regolamenta anche i casi di morte inaspettata del feto

Morte in culla: la diagnosi sarà più facile

Nuove normative per la diagnosi di morte in culla. Sono entrate in vigore di recente e regolamentano le indagini e gli accertamenti da eseguire in caso di sospetta sindrome della morte improvvisa infantile (o Sids) o morte inaspettata di un feto (o Siud).

Due eventi diversi

Si tratta di due eventi distinti e, per la prima volta, vengono riconosciuti come tali. La sindrome della morte improvvisa infantile (in inglese, sudden infant death syndrome o Sids), conosciuta anche come morte in culla o morte improvvisa del lattante, consiste in un decesso improvviso di un bambino di età compresa tra un mese e un anno che rimane inspiegato dopo un’approfondita indagine. L’Organizzazione mondiale della sanità definisce invece la Siud, o morte improvvisa e inaspettata di un feto, come la perdita del feto dopo la 22a settimana di gestazione o, in caso di datazione incerta, di un peso alla nascita maggiore o uguale a 500 grammi. Di recente è stato pubblicato il decreto riguardante le nuove normative per la diagnosi di morte in culla. Il Ministero della salute si impegna a diffonderne la conoscenza presso il personale medico e le associazioni delle famiglie colpite da Sids.

L’iter da seguire

La Sids costituisce la più frequente causa di morte nel primo anno di vita, con un’incidenza di circa uno su 700/1000 nati vivi, mentre la Siud colpisce circa una su 100/200 gravidanze. Identificarle e accertarle da un punto di vista medico-legale è fondamentale. Molte famiglie aspettano ancora di avere delle risposte. Ora le nuove normative per la diagnosi di morte in culla definiscono due percorsi diagnostici distinti per le due condizioni, elaborati da un apposito gruppo di lavoro, elencando tutte le tappe del riscontro diagnostico: indagine medico-legale, autopsia, diagnosi molecolare infettivologica, accertamento tossicologico, valutazione genetica, consulenza genetica , indagini citogenetiche. Tali documenti sono stati sottoposti alla valutazione del Consiglio superiore di sanità, che ha espresso parere favorevole. Il percorso offre ai professionisti la possibilità di definire tutte le informazioni necessarie e le modalità attraverso cui raccogliere le informazioni e quindi di adottare azioni e strumenti adeguati. L’obiettivo è ridurre i casi ancora oggi senza spiegazioni, abbassare il tasso di mortalità infantile ed evitare la sofferenza per le famiglie.

 

 

In breve

CHE COSA PREVEDE LA LEGGE

 La legge 31 del 2006 prevede l’obbligo dell’autopsia in entrambi i casi e individua anche un Centro di riferimento nazionale per la raccolta e lo studio dei casi di Sids e di Siud: il Centro Lino Rossi dell’università degli studi di Milano, il cui incarico è ora stato rinnovato fino al 2017.

 

 

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