Reflusso vescico-ureterale nei bambini: sintomi e come si guarisce

Alberta Mascherpa A cura di Alberta Mascherpa Pubblicato il 16/06/2026 Aggiornato il 16/06/2026

È una condizione comune nei piccoli che in genere tende a regredire spontaneamente con l’età. Va monitorata per evitare danni renali: le modalità di intervento vengono scelte dal medico in base alla situazione.

Reflusso vescico-ureterale nel bambino: cos’è e come si cura

Il reflusso vescico-ureterale è un disturbo causato dal malfunzionamento di una valvola naturale dell’apparato urinario. Normalmente, l’urina scorre solo nei due reni, confluisce negli ureteri e va verso la vescica per poi essere eliminata.

In chi soffre di questo disturbo, invece, l’urina compie il percorso inverso: risale dalla vescica lungo gli ureteri fino ad arrivare al rene. Lo sbocco degli ureteri in vescica è provvisto infatti di valvole che in condizioni normali impediscono il ritorno delle urine verso i reni.

Nel reflusso vescico-ureterale questo meccanismo, da uno o da entrambi i lati, non funziona o funziona male.

Si tratta di un problema per lo più congenito che si riscontra nell’1% dei bambini. E’ importante che venga monitorato perché la risalita dell’urina può comportare un aumento del rischio di infezioni urinarie nonché danni renali anche seri compromettendo a lungo andare la funzione dell’organo.

La condizione tende a regredire spontaneamente con la crescita: in base alla valutazione attenta della situazione il professionista può decidere se attendere oppure intervenire farmacologicamente o chirurgicamente.

Sintomi nei neonati

Nella maggior parte dei casi il reflusso vescico-uretrale è presente sin dalla nascita: viene detto primario in quanto dipende da una congenita malformazione delle valvole vescicoureterali. Non è un caso, infatti, che il reflusso vescico-uretrale possa presentarsi in più soggetti della stessa famiglia e questo presuppone che possano esserci all’origine cause genetiche, per quanto non ancora accertate.

In questi casi il problema viene diagnosticato già durante le ecografie in gravidanza e trova una conferma definitiva al momento dell’ecografia eseguita alla nascita.

Esiste anche un reflusso vescico-uretrale cosiddetto secondario dovuto a un malfunzionamento del meccanismo di deflusso dell’urina per cause diverse come un’ostruzione dell’uretra, una mancata coordinazione muscolare a livello della vescica oppure un difetto di controllo nervoso della vescica legato spesso alla spina bifida.

In questi casi il sintomo più comune della presenza del reflusso vescico-uretrale è il presentarsi di frequenti infezioni urinarie spesso accompagnate da febbre.

Come si diagnostica

Nel caso si sospetti la presenza di reflusso vescico-uretrale è importante intervenire con una certa tempestività perché la condizione può compromettere la funzione renale causando un quadro clinico di insufficienza renale.

Occorre quindi eseguire una cisto-uretrografia minzionale: la vescica viene riempita con un mezzo di contrasto radiologico utilizzando un catetere inserito in vescica attraverso l’uretra. Se il mezzo di contrasto risale verso l’uretere e il rene si ha la conferma della presenza di un reflusso vescico-uretrale.

Come si guarisce

Occorre partire dal presupposto che il reflusso vescico-ureterale è una condizione che tende a regredire spontaneamente con la crescita, entro i 10-12 anni di età ma spesso anche molto prima: nelle situazioni più lievi il tasso di guarigione è molto alto mentre si arriva al 50% di casi risolti nell’arco di una decina di anni nelle condizioni più severe. Per altro anche un’infezione delle vie urinarie può provocare un reflusso vescico-uretrale ma si tratta in genere di una condizione temporanea che rientra spontaneamente.

Monitoraggio

Nelle forme più lievi il medico può suggerire di attendere l’evolversi della situazione monitorandola ecograficamente in modo puntuale e valutando il ricorso agli antibiotici in caso si presentino infezioni urinarie. Questa è in genere la scelta che viene suggerita quando il reflusso vescico-uretrale è presente nei neonati.

Terapia farmacologica

Soprattutto nei neonati può essere consigliata una profilassi antibiotica continuativa con una dose ridotta rispetto a quella terapeutica intera. Questo per tenere sotto controllo l’eventuale comparsa di infezioni urinarie in attesa che la situazione evolva spontaneamente in senso positivo. Anche in questo caso il monitoraggio costante della condizione resta basilare.

Intervento

Il medico sceglie la modalità di trattamento del reflusso vescico-uretrale tenendo conto di diversi fattori che vanno dalla gravità dello stato all’età del bambino fino alla volontà dei genitori. Qualora infatti siano contrari all’assunzione continua di antibiotici oppure qualora, nonostante la terapia antibiotica, le infezioni si presentino con eccessiva frequenza si può ricorrere a un intervento che può essere eseguito:

  1. Per via endoscopica: in genere è questa la prima scelta. Questa tecnica di intervento mininvasiva prevede l’iniezione attraverso uno strumento introdotto attraverso l’uretra di una piccola quantità di gel biocompatibile sotto lo sbocco dell’uretere in modo da bloccare il reflusso. Nonostante venga eseguita in anestesia totale, si tratta di una metodica decisamente più serena per il bambino rispetto a quella chirurgica con un tasso di successo che si posiziona attorno all’80%.
  2. Per via chirurgica:0 si ricorre al bisturi in genere quando il trattamento endoscopico non ha dato esito positivo. In questo caso attraverso un’incisione nella parte bassa dell’addome si interviene per modificare la posizione degli ureteri in modo da rendere più difficile il reflusso dell’urina. L’intervento è più impegnativo e necessita di qualche giorno di ricovero.
 
 
 

In breve

Il reflusso vescico-uretrale è una condizione che si presenta con una certa frequenza nei bambini e che tende nella maggior parte dei casi a rientrare con la crescita. Va comunque monitorata con attenzione perché può determinare, oltre alla comparsa di infezioni urinarie frequenti, anche danni renali. La scelta di come intervenire è affidata alla valutazione dello specialista.

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

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