Shaken baby syndrome: ecco perché non si deve scuotere il bebè

Tra le conseguenze della shaken baby syndrome (la sindrome del bambino scosso): vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, irritabilità e, nei casi più gravi, convulsioni e arresto cardiorespiratorio

Vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, irritabilità e, nei casi più gravi, convulsioni e arresto cardiorespiratorio: sono queste le conseguenze che possono essere causate dalla “Shaken baby syndrome”, la sindrome del bambino scosso, tipo di maltrattamento provocato dal violento scuotimento del bambino. A parlarne sono gli esperti della Società italiana di neonatologia (Sin) che spiegano che, oltre alle conseguenze nel breve termine già elencate, i bambini scossi possono manifestare anche disturbi a lungo termine come difficoltà di apprendimento, disturbi dell’udito o della parola e disabilità fisiche o cognitive.

Più pericoli per i neonati tra 4 e 6 mesi

Il piccolo vittima della sindrome del bambino scosso viene afferrato per il torace o per le braccia e scosso energicamente 3-4 volte al secondo per 4-20 secondi. I più colpiti sono solitamente neonati tra i 4 e i 6 mesi, bimbi molto piccoli che necessitano di cure costanti che possono esasperare genitori: sono fragili e hanno uno sviluppo fisico tale che i muscoli  del collo ancora non sono in grado di sostenere la testa, molto pesante rispetto al resto del corpo.

Un problema poco conosciuto

La sindrome del bambino scosso  è poco nota – in Italia non esistono dati certi sul fenomeno, anche se si ritiene che l’incidenza possa essere di 3 casi ogni 10 mila bambini con meno di un anno di età – ma, secondo i neonatologi, più frequente di quanto si pensi: i dati noti potrebbero, infatti, rappresentare solo la punta dell’iceberg, perché molti casi non arrivano all’attenzione dei  medici.

I fattori di rischio

Famiglia mono-genitoriale, età materna inferiore ai 18 anni, basso livello di istruzione della madre, uso di alcol o sostanze stupefacenti, disoccupazione e disagio sociale sono, secondo gli esperti Sin, i fattori di rischio che aumentano la probabilità di incorrere in questo tipo di maltrattamento.

Informare per prevenire

Come spiega il presidente della Società italiana di neonatologia Mauro Stronati, “il neonatologo deve sempre aver presente la sindrome del bambino scosso, poiché questi casi di violenza sono meno rari di quanto si pensi”. Il presidente della Sin spiega che il neonatologo, inoltre, “ha l’obbligo di informare i genitori sui danni che uno scuotimento può provocare. In molti studi si dimostra, infatti, come i genitori dichiarino di scuotere i loro figli solo per calmarli, inconsapevoli della gravità di un simile intervento. Una corretta e completa informazione ai genitori e alle famiglie è, quindi, importante affinché un gesto, a volte inconsapevole, non si trasformi in un grave danno per il neonato.

 

 

 

 
 
 

da sapere!

DONT’T SHAKE THE BABY

Nota anche come Abusive head Trauma (Aht), la sindrome del bambino scosso può essere caratterizzata, oltre che dallo scuotimento del bambino, anche da un impatto traumatico o dalla combinazione di entrambi i fattori.

 

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