Sids: contro la morte in culla a nanna nel proprio lettino

Elisa Carcano Pubblicato il Aggiornato il 20/11/2018

La sindrome della morte improvvisa del lattante non trova ancora una certa causa scientifica. Si sa, però, che si diminuisce il rischio se il bebè dorme nel proprio lettino, se usa il ciuccio e non è troppo coperto. Ecco perché

Sono ancora ignote le cause della Sids, la Sindrome della morte in culla. Una valida precauzione, però, è quella di far dormire i neonati nei loro lettini e non nel lettone, in mezzo a mamma e papà. Ma non solo. Ecco, nel dettaglio, che cosa fare per prevenirla.

La morte improvvisa del lattante

Si manifesta provocando il decesso improvviso e inaspettato di un neonato apparentemente sano. E spesso la morte resta ignota anche dopo l’effettuazione di esami post-mortem. La sindrome colpisce i bambini soprattutto nel primo anno di vita ed è tutt’oggi la prima causa di decesso nei lattanti nati sani.

Anche se si salvano, rischiano gravi danni

Talvolta, se soccorsi prontamente, alcuni neonati riescono ad essere rianimati. In questo caso si parla di Near Miss Sids ma, anche se salvati, i piccoli hanno un altissimo rischio di riportare lesioni cerebrali permanenti dovute ad anossia, con conseguente disabilità.

Mai nel lettone

Per ridurre il rischio di morte in culla i neonati dovrebbero dormire nei loro lettini. È quanto emerge da uno studio realizzato dalla Sahlgrenska Academy presso l’Università di Goteborg, in Svezia. In particolare è stato osservato che l’adesione a questa indicazione, che venne resa nota dal Ministero della salute svedese nel 1990, ha avuto un effetto positivo nella riduzione dei casi registrati in Svezia.

Sulla schiena, no fumo e sì al ciuccio

Quella di far dormire i piccoli nel proprio lettino è stata soltanto una delle tante raccomandazioni che all’epoca vennero pubblicate dal Ministero, che ne segnalò altre come: far dormire i bambini supini (cioè a pancia in su), evitare di esporli al fumo passivo nell’ambiente in cui soggiornano o dormono, assicurarsi che i locali in cui riposano non siano eccessivamente caldi (il microclima ottimale prevede una temperatura tra i 18 °C e i 20 °C e un buon ricambio d’aria), l’uso del ciuccio e, poi, come si è detto, la nanna nel proprio lettino. Queste sono le principali condizioni che possono diminuire in modo significativo l’incidenza di questo fenomeno nei bambini, senza purtroppo eliminarlo completamente.

Attenzione alla culla

Anche la culla occupa un ruolo molto importante e l’uso di materassini rigidi ha la sua rilevanza: non devono mai essere presenti durante il sonno oggetti di qualsiasi genere che possano in qualche modo limitare la respirazione del bambino. Il lenzuolo deve coprire il piccolo solo fino al petto e le braccia devono, invece, rimanere scoperte per evitare che con il loro movimento il lenzuolo possa coprire la testa e le vie respiratorie. 

Più a rischio i maschi entro i 5 mesi

Oltre ai fattori di attenuazione del rischio elencati, esistono altre condizioni di pericolo che, invece, non sono modificabili né prevenibili: il sesso maschile, neonato sotto i 5 mesi, prematurità, inverno. 

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DA SAPERE

 

COLPISCE FINO ALL’1 PER MILLE DEI NEONATI

In Italia non esistono attualmente dati statistici precisi sulla Sids. Per similitudine con altri Paesi si stima che abbia un’incidenza che oscilla tra 0,7 e 1 per mille.

 

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