Puericultrice: cosa fa e perché è utile consultarla quando si diventa mamma

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo, con la consulenza di Giovanna Sottini - specialista in Puericultura Pubblicato il 30/04/2026 Aggiornato il 30/04/2026

Assiste, informa, supporta anche nelle ore notturne i neo genitori e fornisce preziosi consigli per la crescita del bambino.

Puericultrice: cosa fa e perché è utile consultarla quando si diventa mamma

La puericultrice è una figura professionale importante per le famiglie che sono in attesa di un bambino. Unisce in sé competenze mediche, psicologiche, organizzative per supportare i neo-genitori in un momento delicato come la gravidanza e i primi mesi di vita del piccolo.

In questa fase, la famiglia attraversa un cambiamento dal punto di vista psicologico ma anche pratico, allargandosi per accogliere il primo bimbo o un nuovo fratellino. La puericultrice è accanto al nucleo famigliare con umanità e competenza.

Come si diventa puericultrice

La qualifica di puericultrice (ma anche di puericultore) deve essere certificata da un regolare percorso di studi riconosciuto dal Ministero della Salute, in scuole specializzate. Per accedervi, è necessario essere in possesso di diploma di scuola media superiore.

La scuola per diventare puericultrice ha la durata di un anno e comprende lezioni frontali e stage presso cliniche, centri, ospedali. Al termine del corso di studi, è necessario sostenere un esame per l’abilitazione alla professione (Legge 19 luglio 1940, n. 1098 – Rilascio licenza di abilitazione per puericultrici).

La puericultrice, poi, può prestare servizio presso centri privati, oppure esercitare la libera professione “Le puericultrici in Italia non sono molte” esordisce Giovanna Sottini “Lavoriamo soprattutto a domicilio, oppure nei nidi, con specifiche mansioni di vigilatrici sul bambino e anche sugli aspetti emotivi della donna in modo particolare nei primi, impegnativi giorni di vita del neonato”.

Si tratta di una figura distinta dalla tata o dall’educatrice. Ha un percorso di studio diverso e anche le competenze sono specifiche, perché comprendono anche gli ultimi mesi di gravidanza, a sostegno della coppia oltre che i primi anni di vita del bambino. Inoltre, la puericultrice è una figura sanitaria che trova aggregazione nella associazione Migep che riunisce gli operatori socio-sanitari.

Questo è a garanzia della serietà e della preparazione della puericultrice (o del puericultore, anche se per la maggior parte si tratta di donne) e l’albo, presente anche online, può essere consultato per assicurarsi della competenza. Nomi di puericultrici possono essere suggeriti anche dall’ospedale, dal consultorio oppure dal proprio medico. Inoltre esistono anche associazioni sul territorio. È bene specificare che, oltre alla preparazione professionale, la puericultrice deve possedere doti umane che la rendano adatta a questo ruolo, per esempio capacità di ascolto, pazienza ed empatia verso la famiglia e il bambino.

Le sue mansioni

L’attività della puericultrice prevede l’assistenza e il supporto alla coppia negli ultimi periodi della gravidanza, oltre che la cura del neonato e del bambino fino ai sei anni di vita. Collabora con il ginecologo, l’ostetrica, la psicologa del corso pre-parto, in seguito con il pediatra per assicurare un sostegno completo e multidisciplinare alla coppia e al bambino. Si occupa di tutti gli aspetti che riguardano l’avvio della genitorialità, sostenendo le mamme e i papà in un percorso meraviglioso ma complesso e ogni volta nuovo, favorendo il corretto legame genitori-figlio.

Nello specifico, la puericultrice potrebbe:

  • assistere la coppia negli ultimi periodi della gravidanza, fornendo alla mamma risposte ai normali dubbi e timori relativi alla nascita del bambino, ma anche dando suggerimenti pratici, per esempio, sulla sistemazione della camera del piccolo, sugli indumenti giusti per i primi mesi, sull’occorrente da procurarsi per non farsi trovare impreparati
  • sostenere la coppia e in modo particolare la mamma nelle sfide della genitorialità nei primi periodi dopo il parto, quando i genitori possono sentirsi un po’ confusi nell’interpretare i segnali del piccolo, come pianti e vagiti. La puericultrice li aiuta a comprenderne i bisogni e a gestirli nel modo adeguato
  • assistere nell’avvio dell’allattamento al seno, che può essere a volte un po’ complesso, oppure consigliare come gestire l’allattamento artificiale (la formula corretta deve essere sempre suggerita dal pediatra del bambino), la preparazione del biberon, l’eventuale conservazione e così via
  • affianca la famiglia nell’instaurare una corretta routine del bambino, per abituarlo al ritmo sonno veglia e alla quotidianità costituita da ore di riposo, ma anche da uscite e momenti all’aperto e, progressivamente, da attività che rispondano alle sue esigenze di crescita
  • segue i genitori nell’accudimento del bambino per quanto riguarda il cambio del pannolino, il bagnetto del bebè, le operazioni di igiene quotidiana, la scelta degli indumenti giusti a seconda della stagione
  • promuove il dialogo e la comunicazione tra i componenti del nucleo famigliare, non solo genitori ma anche fratellini, cogliendo segnali di disagio e intervenendo per favorire l’armonia e la gestione dei conflitti
  • si assicura che, durante la crescita, al piccolo vengano garantiti cure, educazione, nutrizione adeguata e stimoli alla crescita. Monitora lo sviluppo psico-motorio e se necessario interviene anche supportando il pediatra.

L’obiettivo della puericultrice, insomma, è che la famiglia risponda alle esigenze di cura e crescita del bambino in serenità, sicurezza e armonia.

Perché è una figura importante per mamma e bambino

La puericultrice è importante per la mamma perché:

  • la supporta e la sostiene con competenza e professionalità, ma con il giusto grado di empatia così necessario soprattutto nei primi tempi di vita del piccolo
  • le fornisce indicazioni pratiche su momenti essenziali come l’allattamento e la preparazione delle pappe, la corretta igiene quotidiana, l’abbigliamento per le uscite, aspetti apparentemente banali che possono essere fonte di dubbi
  • le è accanto nei normali momenti di stanchezza e di privazione del sonno, essendo disponibile anche all’assistenza notturna. La mancanza di riposo è una delle cause più diffuse della stanchezza, ma la puericultrice riesce talvolta a cogliere segnali che possono indurre a pensare a forme depressive e quindi all’opportunità di parlare con il medico o la psicologa.

Per il bambino, è importante perché:

  • contribuisce alla creazione di un clima famigliare sereno e accogliente, in un ambiente sicuro e al riparo dai pericoli che possono derivare anche da arredi inadeguati
  • si assicura che il piccolo impari ad essere compreso quando lancia i segnali relativi ai suoi bisogni, attraverso il pianto e i vagiti
  • monitora il suo sviluppo dal punto di vista fisico, psicologico ed emotivo, accertandosi che, oltre a essere nutrito in modo equilibrato (sulla base dell’indicazione del pediatra in merito allo svezzamento), gli sia assicurata una vita sana, con possibilità di socializzazione e stimoli per lo sviluppo cognitivo.

“La puericultrice insomma promuove la fisiologia della pediatria, quindi è l’unica figura che, oltre al pediatra, si occupa del neonato” conclude Giovanna Sottini. “Questo non è un compito dell’ostetrica, che si occupa principalmente degli aspetti legati alla ginecologia”.

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In breve

La puericultrice è una figura con una formazione specifica e riconosciuta, importante per affiancare la famiglia nei primi anni di vita del bambino, garantendo assistenza pratica in pasti, igiene, crescita e fornendo un importante sostegno emotivo alla mamma.

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

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