Pus all’ombelico nei neonati e bambini: sintomi e cosa fare in caso di onfalite

Alberta Mascherpa A cura di Alberta Mascherpa Pubblicato il 17/03/2026 Aggiornato il 17/03/2026

Può esser dovuto al processo di cicatrizzazione del moncone: l'onfalite è infatti un'infezione nell'area dell'ombelico che richiede l’intervento tempestivo del pediatra.

Pus all’ombelico nei neonati e bambini: sintomi e cosa fare in caso di onfalite

Dopo la nascita, il moncone che rimane a seguito del taglio del cordone ombelicale va incontro a un progressivo processo di mummificazione che lo porta nell’arco di circa 15-20 giorni a cadere. Può succedere che in questo lasso di tempo subentri nell’area dell’ombelico un processo infettivo che in ambito medico si definisce onfalite e che si manifesta con rossore, gonfiore, presenza di pus e dolore al tatto.
 
È opportuno, qualora i genitori osservino la presenza di questi sintomi, un rapido consulto con il pediatra: occorre infatti intervenire con una terapia antibiotica per evitare che l’infezione si estenda e diventi più pericolosa e più difficile da debellare.
 
Può succedere che l’onfalite compaia anche nei bambin più grandii: si tratta di casi molto rari, legati a eventi particolari come interventi chirurgici che possono favorire un processo infettivo nella zona dell’ombelico. 

Cosa fare 

In caso si presenti del pus nella zona dell’ombelico, significa che il processo di mummificazione del moncone ombelicale non sta procedendo come dovrebbe.

Il pus, infatti, testimonia la presenza di un’infezione che richiede sempre di essere trattata in modo rapido così da evitare che si estenda fino ad interessare non più solo un’area precisa ma tutto il corpo, a livello sistemico, con le gravi conseguenze che questo può comportare.

La presenza di pus spesso maleodorante nell’area dell’ombelico è di per sé un sintomo piuttosto grave che si presenta quando l’infezione è già a uno stadio avanzato e che necessita quindi di essere aggredita con l’assunzione di un antibiotico.
 
Il pus all’ombelico può presentarsi anche nei bambini: si tratta di casi piuttosto rari che richiedono comunque l’intervento del pediatra per la prescrizione della corretta terapia antibiotica.
Qualora l’infezione sia agli stadi iniziali, il medico può decidere una prima linea di intervento con una crema antibiotica da applicare localmente per passare poi, nel caso in cui la situazione non si risolva tempestivamente, alla terapia antibiotica per bocca
 
Se la presenza di pus segnala con chiarezza che è in corso un’infezione, occorre prestare attenzione anche a un sanguinamento continuo e piuttosto significativo del moncone ombelicale: può essere il sintomo di una malattia emorragica che necessita di essere confermata con indagini specifiche. 

Altri sintomi 

Il pus all’ombelico è il segnale di un’infezione già a uno stadio piuttosto avanzato, assolutamente da non trascurare.
I sintomi di un’infezione nell’area ombelicale possono essere anche altri, a volte più “sfumati” ma da monitorare sottoponendoli sempre all’attenzione del pediatra:
 
  • rossore localizzato che si presenta in genere nei primi stadi dell’infezione
  • piccole eruzioni da non confondere con le crosticine che sono semplicemente dovute al naturale processo di mummificazione del cordone ombelicale 
  • gonfiore 
  • presenza di cattivo odore 
  • dolore quando l’area viene toccata ad esempio durante il cambio del pannolino
 
Se l’infezione non viene curata tempestivamente, ai sintomi locali si possono sommare quelli sistemici con presenza di:
  • sonnolenza 
  • febbre anche elevata se l’infezione progredisce
  • rifiuto del cibo 

Cosa è l’onfalite 

Si parla di onfalite riferendosi a un processo infettivo localizzato nella zona dell’ombelico. Si tratta di una condizione che colpisce in genere i neonati nel periodo in cui il moncone, quel che resta cioè del cordone ombelicale dopo essere stato reciso al momento del parto, si cicatrizza.
 
Questo processo, del tutto fisiologico, che porta il moncone a diventare a poco a poco sempre più secco, duro, di colore scuro, quasi nerastro fino a cadere, dura in genere dai 15 ai 20 giorni. In questa fase, comunque sempre delicata per quanto naturale, può succedere che il moncone vada incontro a macerazione diventando così terreno fertile per lo sviluppo di un processo infettivo.
 
L’onfalite è una condizione clinica che riguarda quasi in toto i neonati: può presentarsi anche nei bambini ma in casi molto rari e legati ad eventi particolari come, ad esempio, un intervento chirurgico nell’area ombelicale. 

Cause 

Diversi possono essere i fattori che determinano la comparsa di un’onfalite e alcuni hanno origine nei primi momenti dopo il parto:
 
  • distacco precoce dalla madre: nelle prime 48-72 ore di vita il contatto continuo con la mamma permette lo sviluppo della flora saprofita che ha l’importante compito di proteggere il bambino dalle infezioni. Quando, per ragioni diverse, questo contatto viene interrotto, anche il meccanismo che porta alla comparsa della flora batterica protettiva subisce un arresto e il neonato risulta maggiormente esposto al rischio che zone delicate come l’ombelico possano infettarsi. 
  • ritardo nel distacco del moncone: quando il moncone non si stacca entro le 3-4 settimane successive al parto diventa più facile che l’area sia interessata da processi infettivi. Il ritardo nella caduta del moncone va in ogni caso segnalato al pediatra, anche in assenza di pus all’ombelico, perché potrebbe essere il sintomo della presenza, sia pur rara, di un disturbo congenito del sistema immunitario. 
  • la scorretta gestione del moncone: i batteri responsabili delle diverse infezioni, quindi anche dell’onfalite, proliferano in ambiente umido. La prima regola quindi per scongiurare il rischio che si sviluppi del pus all’ombelico è quello di mantenere sempre ben asciutta la parte. La medicazione del cordone ombelicale non necessita dell’uso di alcool o di altri disinfettanti: basta l’acqua a cui far seguire un’asciugatura attenta della parte con una garza sterile tamponando senza strofinare. Va comunque eseguita con puntualità soprattutto per evitare che nella zona dell’ombelico ristagnino urine e feci che possono favorire la macerazione e il conseguente infettarsi della parte. 
 
 
 
 
 

In breve

L’onfalite è un’infezione all’ombelico che interessa quasi esclusivamente i neonati nella delicata fase in cui il moncone, quel che resta del cordone ombelicale dopo essere stato tagliato, si secca e cade. Una cattiva igiene della zona ma anche un ritardo nella caduta del moncone possono favorire la comparsa di un processo infettivo che necessita sempre di essere monitorato dal pediatra per l’opportuna cura antibiotica. 

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Ricette per lo svezzamento

Vaccini per bambini

Elenco frasi auguri nascita

Elenco frasi auguri battesimo

Le domande della settimana

Tosse dopo aver usato un prodotto per la pulizia della casa: ci sono rischi per il feto?

17/03/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Antonio Clavenna

La tosse che può comparire dopo aver accidentalmente respirato un prodotto tossico è conseguenza di un'irritazione locale che non può nuocere al feto.  »

Antibiotico ai bambini: ci sono rischi se si somministra una dose leggermente superiore alla consigliata?

17/03/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

La dose massima di antibiotico indicata nel "bugiardino" non è tossica e può essere aumentata anche fino a 5 volte senza risultare pericolosa: è il caso, per esempio di amoxicillina e cefalosporine.   »

Benzodiazepine in allattamento: si possono assumere?

16/03/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Migliori

Una neomamma che soffre di attacchi d'ansia è giusto che affronti un trattamento che le consenta di accudire il suo bambino nel migliore dei modi possibili.   »

Cervice accorciata: cosa fare?

12/03/2026 Gli Specialisti Rispondono di Professoressa Anna Maria Marconi

In caso di cervice accorciata, il ginecologo curante può prendere in considerazione il cerchiaggio. Comunque, il riposo stretto a letto oltre a non servire può esporre a rischi.   »

Fai la tua domanda agli specialisti