Quando dormirà tutta la notte il bambino? Di solito dopo i 6 mesi

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 26/01/2021 Aggiornato il 26/01/2021

I genitori provati da tante notti insonni si chiedono spesso quando dormirà tutta la notte il bambino. I tempi variano da caso a caso, ma in genere occorre qualche mese

Quando dormirà tutta la notte il bambino? Di solito dopo i 6 mesi

“Ma quando dormirà tutta la notte il bambino?”. È un interrogativo frequente nei neogenitori, provati da notti insonni a coccolare il piccolo, riposini interrotti da frequenti risvegli e tentativi di recuperare il sonno durante il giorno. Non si vede l’ora che il bebè dorma almeno quattro o cinque ore filate e che poi, dopo la poppata notturna o un po’ di coccole, torni a dormire ancora un po’. Il momento tanto desiderato arriverà, ma si dovrà attendere ancora qualche mese.

Ritmo circadiano immaturo

D’altra parte è normale che un neonato abbia un ritmo del sonno molto diverso da quello di un adulto o anche solo di un bambino più grandicello. Il suo sistema nervoso si è formato all’interno dell’utero materno, in un ambiente buio o in penombra. La produzione degli ormoni che regolano il ritmo sonno-veglia – come serotonina, dopamina, melatonina – è del tutto immatura e occorre qualche tempo prima che l’alternanza luce-buio aiuti la regolazione di un normale ritmo circadiano. Inoltre, il neonato ha l’esigenza di nutrirsi diverse volte al giorno. Il suo stomaco è ancora piccolo e può contenere solo modeste quantità di latte, quindi va alimentato ogni 3 o 4 ore anche nel corso della notte.

Una necessità individuale fin da piccoli

È difficile stabilire quando dormirà tutta la notte il bambino. Ogni piccolo, infatti, è un individuo diverso dagli altri. Alcuni bebè dormono 20 ore su 24, altri non riposano più di 15-16 ore al giorno. In alcuni casi il sonno notturno è più continuativo, in altri è decisamente frammentato e dipende da caratteristiche individuali, che si presentano anche negli adulti. Anche da grandi, infatti, c’è chi si sente riposato dopo sei ore di sonno e chi, invece, necessita di dormire otto ore o anche di più per notte. Secondo gli esperti, però, verso i sei-sette mesi il sonno notturno si regolarizza, a causa di diversi fattori. Crescendo, il fabbisogno di sonno diminuisce, anche se a sei mesi un bambino ha necessità di un sonnellino al mattino e due al pomeriggio, concentrando le ore di riposo nella notte. È però più vigile, più attento a quello che accade intorno a lui. Inizia a interagire con l’ambiente circostante, afferra giocattoli e oggetti, li osserva, li agita per capire se producono rumore. Nel corso delle passeggiate all’aperto resta sveglio, osserva la realtà circostante ed è attratto da luci e colori.

Il ruolo della luce e dei pasti

Questa attività nelle ore diurne aiuta la maturazione del sistema nervoso con la corretta produzione di serotonina e melatonina, che sono stimolate dall’alternanza luce-buio e favoriscono la veglia durante le ore in cui la luminosità è più intensa, mentre quando scende la sera predispongono al riposo. A sei mesi, inoltre, un bambino diminuisce il numero dei pasti nel corso della giornata. Si nutre ancora essenzialmente di latte materno, che è l’alimentazione consigliabile il più a lungo possibile. Inizia però anche ad assumere alimenti solidi, nel pasto di mezzogiorno oppure alla sera e consuma anche frutta. Il suo apparato digerente ha bisogno di pasti meno frequenti ma più ricchi e abbondanti, la digestione è più elaborata e la sazietà dura a lungo. In questa fase, il piccolo non ha più bisogno della poppata notturna di latte. Se si sveglia, succede solo una volta ed è più per la necessità di avere accanto la figura materna, per un momento di coccole e di tenerezza più che per fame.

Favorire il riposo è possibile

Anche quando dormirà tutta la notte, il bambino potrebbe però svegliarsi. Se succede, è opportuno non nutrirlo con il latte. Gli si può offrire un poco di acqua o tisana senza zucchero suggerita dal pediatra, oppure stargli accanto sussurrandogli parole dolci. Per rassicurarlo gli si può lasciare accesa una luce flebile, socchiudere la porta in modo che senta in lontananza, attutiti, i rumori famigliari della casa. Le ore precedenti il sonno sono essenziali per aiutare il piccolo a scivolare in un sonno sereno. È bene evitare giochi troppo stimolanti, luci intense, visite di parenti e amici prima di andare a nanna. Tutto questo può stimolare la produzione di adrenalina, ritardare l’addormentamento e causare risvegli anche in un momento il cui il bambino è pronto per dormire tutta la notte. È bene invece che le ore serali, dopo l’ultimo pasto, prevedano attività rilassanti, in penombra, come la lettura di una fiaba o l’ascolto di un po’ di musica rilassante.

 

 

 

 
 
 

Da sapere! 

Se il bambino si sveglia, è meglio evitare di prenderlo in braccio e di portarlo con sé nel lettone. La tentazione è forte quando la stanchezza è intensa, ma è bene che il piccolo si senta al sicuro e sereno nel suo lettino, un posto tutto per lui.

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Ricette per lo svezzamento

Vaccini per bambini

Elenco frasi auguri nascita

Elenco frasi auguri battesimo

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

L’amore per la mamma è “automatico”?

01/03/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Angela Raimo

L'amore che un piccolissimo prova per la madre è legato al fatto che è la madre a prendersi principalmente cura di lui.  »

Sull’intervallo tra due vaccini vivi attenuati

22/02/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

La somministrazione di due vaccini vivi attenuati a una distanza inferiore alle 4 settimane può compromettere l'efficacia del secondo vaccino.  »

Iperattivita e prodotti omeopatici

16/02/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Angela Raimo

L'iperattività (se di iperattività si tratta davvero) è segno di una malattia seria, non si può pensare di affrontarla con il fai-da-te.   »

Fai la tua domanda agli specialisti