Rigurgito e reflusso: quando bisogna preoccuparsi?

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 21/11/2019 Aggiornato il 22/11/2019

È del tutto normale che nei primi mesi di vita compaiano degli episodi di rigurgito e reflusso. Se però questi disturbi persistono e interferiscono con la crescita del piccolo occorre informare il pediatra

Rigurgito e reflusso: quando bisogna preoccuparsi?

Per reflusso si intende la risalita del contenuto gastrico fino all’esofago e, talvolta, fino alla bocca, in genere accompagnata da bruciore e salivazione eccessiva. Spesso, il reflusso si associa al rigurgito, ossia all’emissione di piccole quantità di latte indipendentemente dal pasto. Il fenomeno, infatti, può comparire subito dopo la poppata o anche dopo ore. In questo caso il latte si presenta cagliato perché in fase di avanzata digestione. Se rigurgito e reflusso si presentano nei primi mesi di vita non devono preoccupare, perché sono legati all’immaturità dell’apparato gastrointestinale del piccolo. Se, però, assumono particolari caratteristiche o perdurano nel tempo, smettono di essere fisiologici e richiedono un’attenzione particolare e trattamenti adeguati, come ha spiegato Graziano Barera, primario di pediatria, neonatologia e patologia neonatale Irccs ospedale San Raffaele di Milano.

Da che cosa dipendono

Reflusso e rigurgito sono comuni nei neonati. Tutta colpa dell’immaturità dell’apparato digerente e in particolare del cardias, la valvola posizionata tra esofago e stomaco. In pratica, queste strutture, invece di impedire al latte ingerito di compiere il percorso inverso, talvolta lo lasciano risalire verso la bocca. Anche la brevità dell’esofago, la dieta liquida e la postura del bebè pressoché orizzontale facilitano questi disturbi.

Quando non sono normali

Solo in una piccola percentuale di bambini, è il caso di preoccuparsi. In particolare, è bene approfondire la situazione quando rigurgito e reflusso causano una o più delle seguenti situazioni:

  • interferiscono con la normale reattività e con il comportamento del bambino;
  • provocano sintomi particolari, come dolore, sofferenza, disagio, pianto, malessere;
  • compromettono la crescita del piccolo;
  • alterano la normale alimentazione (per esempio, il bebè può rifiutare il pasto, inarcando il busto quando la mamma lo stimola a mangiare);
  • provocano lesioni a carico della laringe e corde vocali, che possono manifestarsi con una tosse lieve persistente.

Dovrebbero risolversi entro i due anni

Anche le tempistiche sono importanti. Occorre sapere, infatti, che solitamente gli episodi di rigurgito e reflusso peggiorano nei primi mesi, raggiungendo un picco verso i quattro-cinque mesi, e poi diminuiscono progressivamente con la crescita, fino a scomparire dopo i due anni. Se persistono fino al quarto anno di età, possono trascinarsi addirittura fino all’età adulta.

Come intervenire

Quando rigurgito e reflusso assumono caratteristiche anomale, il pediatra in genere prescrive esami di approfondimento, come la ph-impedenziometria nelle 24 ore, che consente di quantificare il reflusso, misurarne la composizione e il livello di acidità. Se le indagini eseguite confermano che il bambino soffre di episodi non normali, può essere necessario impostare una terapia farmacologica. Inoltre, nel caso in cui il piccolo sia allattato con latte formulato. potrebbe essere utile ricorrere a formule “addensate”, meno liquide, e programmare pasti meno abbondanti ma più frequenti. Se è nutrito con il latte materno, invece, non bisogna interferire con l’alimentazione.

 

 

In breve

ATTENZIONE ALLA POSIZIONE

Per combattere rigurgito e reflusso è importante anche adottare alcune strategie, come tenere il più possibile il bambino in posizione inclinata di 30 gradi (per esempio, mettendo un rialzo sotto la culla o mettendolo nella sdraietta dopo la poppata).

 

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