Ghiandole ingrossate: le cause e i rimedi

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 13/01/2015 Aggiornato il 26/01/2015

È tipica nei bambini una maggiore reattività dei linfonodi, che in passato era detta “linfatismo” e veniva erroneamente considerata come segno di debolezza costituzionale e curata con una varietà di preparati ricostituenti

Ghiandole ingrossate: le cause e i rimedi

Il fenomeno delle ghiandole ingrossate può essere spiegato da due ragioni:

  1. la scarsità di tessuto sottocutaneo: nei bambini magri questa eventualità può mettere più in evidenza i linfonodi, dando così la falsa impressione che siano ingrossati;
  2. il sistema immunitario imperfetto: nelle prime epoche di vita il sistema di difesa naturale, che raggiunge la sua piena maturazione intorno ai 10 anni, può rispondere in maniera esagerata e sproporzionata sotto forma di vistoso aumento delle linfoghiandole. Un esempio emblematico è quello dei linfonodi della nuca, che possono ingrandirsi anche per semplice effetto di una pettinatura lievemente vigorosa, probabilmente a seguito della penetrazione di qualche microrganismo attraverso il cuoio capelluto.

Spesso, comunque, nei bambini si possono osservare alcuni linfonodi che periodicamente si ingrossano per poi scomparire del tutto: in questo caso non v’è ragione di preoccuparsi.

Come vengono stimolati

I vari microrganismi possiedono una diversa capacità di stimolare i linfonodi e tendono a coinvolgere preferenzialmente alcune stazioni rispetto ad altre. Il virus della rosolia, per esempio, interessa classicamente i linfonodi situati dietro l’orecchio (retroauricolari), mentre il virus della varicella può determinare un ingrossamento di più ghiandole in zone diverse. Linfonodi particolari sono le quattro tonsille, situate nella gola, di cui le più conosciute sono le adenoidi, il cui aumento di volume disturba classicamente la respirazione del bambino soprattutto la notte, e le tonsille palatine, che il pediatra osserva, di solito, durante la visita chiedendo al bambino di aprire la bocca o aiutandosi con l’abbassalingua. Anche l’appendice, la cui infiammazione comporta talvolta un intervento d’urgenza, è un agglomerato di tessuto linfatico che per la sua particolare struttura può diventare sede di un’infiammazione cronica, che si può riaccendere facilmente al minimo stimolo.

A volte possono infiammarsi

Talvolta un linfonodo può diventare sede di una forte infiammazione (adenite) o addirittura di un ascesso. Tale eventualità si presenta con un notevole ingrossamento della ghiandola, la cui palpazione dà luogo a dolore intenso e che sotto le dita risulta dura e come tenacemente “incollata” (e di conseguenza immobile) ai tessuti profondi. In questi casi può aver luogo una fuoriuscita spontanea di materiale purulento all’esterno oppure può diventare necessario un drenaggio, praticato mediante un’incisione chirurgica. Molto più raro nei bambini, invece, è un altro fenomeno caratterizzato, dalla persistenza, dopo un processo infiammatorio, di un piccolo nucleo duro all’interno del linfonodo (soprattutto sotto la mascella, l’osso entro cui sono inseriti i denti superiori), simile a un sassolino, dovuto alla precipitazione locale di sali di calcio. Prima di qualsiasi decisione, comunque, è sempre opportuno eseguire un esame del sangue: un semplice controllo dell’emocromo (che riporta numerose informazioni, tra cui la concentrazione dell’emoglobina, il numero di piastrine, di globuli rossi e bianchi e, relativamente a questi ultimi, la percentuale dei diversi tipi) può fornire al pediatra informazioni estremamente utili.

Due cause frequenti

La mononucleosi infettiva

La mononucleosi infettiva è una malattia causata dal virus di Epstein-Barr, appartenente alla famiglia dei virus erpetici, e associata classicamente a ingrossamento dei linfonodi del collo, delle ascelle e dell’inguine e talvolta del fegato e della milza. In questo caso sono proprio le linfoghiandole a guidare il pediatra alla diagnosi giusta, che altrimenti potrebbe essere orientata verso una classica faringite (mal di gola), data la presenza di malessere, nausea, febbre elevata e poco responsiva agli antipiretici, mal di testa e mal di gola. Il virus si diffonde facilmente, ma il contagio, che avviene attraverso la saliva, richiede un contatto stretto, da cui la connotazione della mononucleosi di “malattia del bacio”.

La malattia da graffio del gatto

Le unghie del gatto (ma anche quelle di altri animali domestici) possono veicolare diversi microrganismi, tra cui uno in particolare, la Bartonella Henselae, responsabile di questa infezione, il cui nome è legato al fatto che viene trasmessa proprio da questi animali (soprattutto dai cuccioli, che non mostrano peraltro alcun segno di malattia) attraverso morsi, leccamento o graffi. La manifestazione è caratterizzata dalla comparsa di una bolla o escoriazione nella sede del graffio a distanza di pochi giorni con ingrossamento di uno o più linfonodi vicini e talvolta da malessere e febbricola. La conferma della diagnosi può essere data da un esame del sangue che rivela la presenza di anticorpi specifici.

Quando ricorrere allo specialista

Il pediatra deve essere consultato in alcuni casi e precisamente quando:

  • un linfonodo, oltre a essere molto dolente, raggiunge dimensioni notevoli (per esempio quelle di una noce) o si accompagna a febbre elevata;
  • una ghiandola ingrossata causa notevole fastidio al punto da limitare i movimenti o da ostacolare alcune funzioni, come per esempio la deglutizione;
  • la pelle sovrastante al linfonodo appare arrossata;
  • in presenza di una reazione dei linfonodi posti sotto la mandibola (la mascella inferiore), si sospetta che vi sia un dente cariato o una lesione all’interno della bocca;
  • il bambino è stato recentemente a contatto con animali, è reduce da un viaggio in paesi tropicali o è stato punto da un insetto;
  • una ghiandola non mostra una riduzione di volume anche lieve nell’arco ragionevole di un mese;
  • si osserva un rialzo anche modesto della temperatura corporea nelle ore serali;
  • si ingrossano più linfonodi in regioni corporee diverse;
  • il bambino va incontro a una perdita immotivata di peso o le sue condizioni generali registrano un graduale peggioramento.

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