Ernia inguinale nel neonato

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 13/01/2015 Aggiornato il 13/01/2015

L’ernia è la fuoriuscita totale o parziale di un organo o di un viscere dalla sua sede naturale, causata da un cedimento della parete muscolare che doveva tenerlo al suo posto

Ernia inguinale nel neonato

Le ernie addominali, che comprendono anche l’ernia inguinale, sono le più frequenti. L’ernia inguinale è la sporgenza nella zona dell’inguine di un’ansa dell’intestino che sta all’interno del canale inguinale, l’apertura che mette in comunicazione la cavità dell’addome, in cui sono contenuti l’intestino e gli altri visceri, con lo strato più esterno della parete addominale, all’altezza del pube. L’ernia inguinale si presenta, in genere, quando i muscoli addominali non sono ben sovrapposti l’uno sull’altro. Nell’addome, infatti, le fasce muscolari non sono “saldate” tra loro, ma semplicemente sovrapposte o incrociate, perché l’intestino deve avere un certo agio di movimento per svolgere le sue normali funzioni (peristalsi). Si parla di ernia strozzata quando l’ansa fuoruscita viene stretta dai muscoli. In questo modo si blocca il normale flusso intestinale e si riduce anche l’apporto di sangue ai tessuti. Viene anche definita ernia inguinale incarcerata. Si tratta di una complicanza molto seria, in quanto la mancanza di sangue e di ossigeno può danneggiare i tessuti e gli organi circostanti.

Che cosa accade

  • nei maschietti

L’ernia inguinale nei maschietti può scendere nello scroto e correre il rischio di restare strozzata. Nei bimbi, infatti, il dotto peritoneo-vaginale si prolunga nella cavità dello scroto, che è il sacco che contiene al suo interno i testicoli, e ha lo scopo di far arrivare a questi organi i vasi sanguigni, i nervi e i dotti che, dopo la pubertà, porteranno lo sperma dai testicoli al pene.

  • nelle femminucce

Nelle bambine l’ernia inguinale corre meno rischi di strozzarsi, ma può coinvolgere una tuba o un ovaio. Nelle bimbe, infatti, il dotto peritoneo-vaginale è meno sviluppato per motivi anatomici e sbocca sotto la pelle all’altezza dell’osso del pube, che costituisce la parte anteriore del bacino. L’ansa intestinale fuoruscita si spinge quindi verso la superficie dell’addome e può coinvolgere nello spostamento anche parte degli organi genitali.

Le cause all’origine dell’ernia inguinale

I bambini sono più esposti degli adulti all’ernia inguinale, perché la sovrapposizione dei muscoli addominali è ancora precaria. Questo disturbo è, infatti, è molto frequente nell’età pediatrica. Nel primo anno di vita, riguarda circa 3-4 bambini su 100. Si presenta più spesso sul lato destro (nel 60 per cento dei casi) che su quello sinistro, e qualche volta è bilaterale, cioè su entrambi i lati (15 per cento). Non tutti i bimbi, comunque, sono esposti al problema allo stesso modo. Per motivi di struttura anatomica, per esempio, i maschietti ne sono colpiti molto di più delle femminucce. È raro invece che l’ernia inguinale sia congenita, cioè presente alla nascita. Può succedere, però, che si manifesti appena il neonato compie il primo sforzo per espellere il meconio (le feci caratteristiche della vita all’interno dell’utero). In questo caso l’ernia è dovuta a una malformazione della parete addominale.

I segnali per scoprirla

Un rigonfiamento nella zona dell’inguine può segnalare la presenza di un’ernia inguinale. La mamma può accorgersene quando cambia il pannolino al bimbo. Il rigonfiamento può comparire tra la coscia e l’addome, a lato o sopra i genitali. Nei maschietti può riguardare anche lo scroto. Questo gonfiore non dà dolore al bimbo. In caso di ernia inguinale, il rigonfiamento diventa più evidente quando il bimbo piange oppure se lo si mette in piedi. In quest’ultimo caso, infatti, è accresciuta dalla pressione all’interno dell’addome. Nel dubbio, è sempre bene avvertire il pediatra. L’ernia è probabilmente strozzata quando tutto il basso addome è gonfio e di colore bluastro. Nei maschietti il gonfiore può riguardare anche lo scroto. Toccando il rigonfiamento il piccolo avverte dolore e piange. In questo caso il bimbo va portato immediatamente al Pronto Soccorso, per consentire ai medici di intervenire subito per risolvere il problema.

La visita del pediatra

Al pediatra basta una visita per individuare la presenza di un’ernia inguinale. Nei maschietti, quando lo scroto è gonfio, il medico in genere ricorre al metodo della transilluminazione. In pratica illumina lo scroto del bebè dal retro con una pila. Questo ulteriore accertamento serve per non confondere l’ernia con l’idrocele, un disturbo che consiste nella raccolta di liquido nello scroto, che di solito si riassorbe nel corso del primo anno di vita. In caso di dubbio il pediatra prescriverà un’ecografia in modo da individuare con chiarezza le caratteristiche dell’ernia inguinale: la posizione, le dimensioni e le parti coinvolte. L’ecografia è un esame che utilizza onde sonore non percepibili dall’orecchio umano, non è invasivo né doloroso e non arreca al bimbo alcun danno. Se l’ernia non è strozzata, lo specialista può provare a far rientrare l’ansa intestinale entro la parete muscolare con una manovra manuale. Ma per una soluzione definitiva è necessario sempre l’intervento chirurgico.

Serve l’operazione

Per risolvere definitivamente il problema dell’ernia inguinale è necessario l’intervento chirurgico. L’operazione si effettua, in genere, entro un mese dalla manifestazione dell’ernia. Questo perché si cerca sempre di intervenire prima che si strozzi. L’intervento richiede un ricovero breve; recentemente, anzi, viene effettuato in anestesia generale anche in regime di day hospital, cioè il bambino operato di giorno torna a casa la sera stessa, senza, quindi, doversi fermare in ospedale per la notte. Il chirurgo pediatra pratica un taglietto di circa due centimetri sulla pancia del bambino e fa rientrare nella sede naturale l’ansa intestinale, riportando nella posizione corretta anche le altre parti eventualmente coinvolte, per esempio il funicolo del testicolo nei maschietti, una tuba o un ovaio nelle femminucce. L’intervento non lascia conseguenze, a parte un leggero gonfiore, intorno alla zona del taglio, nei primi giorni. Con il tempo la cicatrice tende a scomparire. Se cammina già, il bimbo può muovere i primi passi già il giorno successivo all’operazione. Non occorre seguire indicazioni particolari di alimentazione.

Evitare che si strozzi

È possibile adottare alcune precauzioni per evitare che l’ernia si strozzi. Innanzitutto, bisogna prevenire la stitichezza, in modo che l’evacuazione delle feci non richieda al bimbo uno sforzo eccessivo. Il pediatra può indicare alla mamma gli alimenti più adatti da introdurre nella dieta del bimbo per favorire un corretto funzionamento dell’intestino. Per contrastare la stitichezza, in genere, basta aumentare l’apporto di fibre contenute nelle verdure. È bene anche evitare che il bimbo pianga a lungo o molto forte, perché ciò può comportare anche uno sforzo muscolare dell’addome e, di conseguenza, provocare la strozzatura dell’ernia.

Intervenire subito

Se l’ernia inguinale si strozza il bimbo va portato immediatamente al Pronto Soccorso, meglio se di un ospedale pediatrico, specializzato cioè nella cura dei bambini. Al Pronto Soccorso i medici tentano innanzitutto di eliminare la strozzatura con una manovra manuale, che ha lo scopo di far rientrare al di sotto delle fasce muscolari l’ansa intestinale. Questo primo intervento, eseguito con l’aiuto di un’ecografia, serve a ristabilire il normale apporto di sangue ai tessuti e a permettere il deflusso delle sostanze bloccate in quella parte dell’intestino. Questa manovra, in genere, funziona nel 95 per cento dei casi; risolta l’emergenza, il chirurgo concorda con i genitori la data dell’intervento, che di solito avviene entro la settimana successiva, per evitare che il problemi si ripresenti. Se la manovra non è perfettamente riuscita, invece, il piccolo viene ricoverato subito per essere operato nei giorni successivi. In caso, infine, di fallimento della manovra manuale, il bimbo viene operato immediatamente.

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