Infezioni delle vie urinarie nel neonato: sintomi e cosa fare

Francesca Scarabelli A cura di Francesca Scarabelli Pubblicato il 26/06/2026 Aggiornato il 26/06/2026

I sintomi possono essere difficili da riconoscere, ma bisogna fare attenzione a febbre, irritabilità, sonnolenza, difficoltà nell'alimentazione e scarso accrescimento.

Infezioni delle vie urinarie nel neonato: sintomi e cosa fare

Le infezioni delle vie urinarie nel neonato rappresentano una delle patologie batteriche più rilevanti e frequenti nei primi mesi di vita.

Si tratta di una condizione che richiede particolare attenzione da parte dei genitori e dei medici perché l’infezione può limitarsi alle basse vie urinarie, come la vescica, o risalire fino a colpire i reni, con il rischio di estendersi rapidamente all’intero organismo attraverso il sangue.

Comprendere come cambiano i campanelli d’allarme dal primo al terzo mese, riconoscere i segnali sistemici anche quando non è presente la febbre e sapere quali passi intraprendere dal punto di vista pratico è importante per garantire un intervento precoce e proteggere la salute del neonato.

Sintomi

Riconoscere un’infezione delle vie urinarie nel neonato può essere particolarmente complesso perché i sintomi sono spesso aspecifici e sovrapponibili a quelli di molte altre condizioni frequenti nei primi mesi di vita.

A differenza del bambino più grande o dell’adulto, il neonato non manifesta quasi mai i classici disturbi urinari, come il bruciore o l’aumento della frequenza delle minzioni.

I segnali più comuni includono

  • febbre
  • ipotermia (una temperatura corporea inferiore alla norma)
  • irritabilità
  • sonnolenza insolita
  • difficoltà nell’alimentazione
  • scarso accrescimento ponderale
  • vomito
  • diarrea.

In alcuni casi possono comparire ittero prolungato, urine particolarmente maleodoranti o un generale deterioramento delle condizioni cliniche. Nei quadri più severi, l’infezione può evolvere verso una sepsi neonatale a causa della diffusione sistemica (cioè nell’intero organismo attraverso il circolo sanguigno) dei batteri.

Proprio per via di questa presentazione clinica sfumata, gli esperti raccomandano di considerare l’infezione urinaria tra le possibili cause di febbre senza una chiara origine nel neonato e nel lattante piccolo. Le linee guida internazionali sottolineano inoltre che i bambini di età inferiore ai tre mesi con sospetto focus urinario necessitano di una valutazione medica tempestiva e specialistica, dato l’elevato rischio di complicanze e di infezioni batteriche invasive.

Sintomi senza febbre

Sebbene la febbre sia uno dei campanelli d’allarme principali, la sua assenza non esclude l’infezione. Nei primi mesi di vita, infatti, l’immaturità del sistema immunitario può far sì che la malattia si manifesti esclusivamente attraverso i segnali sistemici e comportamentali citati nel paragrafo precedente.

In assenza di alterazioni della temperatura, meritano particolare attenzione la persistente difficoltà a calmarsi, il rifiuto del cibo o un inspiegabile arresto della crescita ponderale.

Poiché questi indicatori sono comuni a molti disturbi neonatali, l’infezione rischia di passare inizialmente inosservata. Di conseguenza, davanti a qualsiasi cambiamento ingiustificato del comportamento, dell’alimentazione o dello sviluppo del neonato, è fondamentale consultare il pediatra per valutare l’opportunità di esami specifici.

Infezione urinaria a 1 mese

Nel lattante di un mese, l’infezione urinaria rappresenta una delle infezioni batteriche più frequenti e richiede massima tempestività. A questa età i segnali sono estremamente sfumati e aspecifici: oltre alla febbre (o all’ipotermia), il piccolo può manifestare solo sonnolenza marcata, rifiuto del latte, vomito o un arresto della crescita ponderale.

Poiché nei bambini così piccoli il sistema immunitario è ancora fortemente immaturo, il rischio che l’infezione si diffonda al sangue (sepsi) è elevato. Per questo motivo, il pediatra raccomanderà quasi sempre accertamenti approfonditi e, nella maggior parte dei casi, un ricovero ospedaliero per impostare una terapia antibiotica endovenosa e monitorare costantemente i parametri vitali.

Infezione urinaria a 2 mesi

A due mesi di vita il quadro clinico resta prevalentemente aspecifico, ma inizia a delinearsi un segnale tipico: la febbre elevata “isolata”, ossia non accompagnata dai classici sintomi respiratori (come tosse o raffreddore) o gastrointestinali.

Il lattante può apparire insolitamente irritabile o mostrare una temporanea riduzione dell’appetito associata a episodi di vomito.

Anche in questa fascia d’età, l’intervento deve essere rapido: una diagnosi precoce non solo permette una pronta guarigione, ma è fondamentale per proteggere i reni ancora in via di sviluppo, riducendo al minimo il rischio di problemi renali a lungo termine.

Infezione urinaria a 3 mesi

Intorno ai tre mesi, l’infezione delle vie urinarie si conferma come una delle prime cause da indagare in caso di febbre senza una causa apparente. Sebbene a quest’età il sistema immunitario sia più maturo rispetto alle prime settimane di vita, i sintomi locali (come il bruciore) non sono ancora comunicabili dal bambino, che esprimerà il malessere attraverso pianti inconsolabili, alterazioni del sonno o difficoltà durante la poppata.

Di fronte a questo sospetto, il pediatra non procederà a tentativi, ma prescriverà subito un esame delle urine con urinocoltura, lo strumento fondamentale per identificare il batterio responsabile e impostare la terapia antibiotica in modo specifico.

Leggi anche le infezioni alle vie urinarie nei bambini

Cosa fare

In presenza di segnali che facciano sospettare un’infezione urinaria, la regola fondamentale è non attendere l’evoluzione dei sintomi. Soprattutto nei primi tre mesi di vita, è necessario contattare immediatamente il pediatra o recarsi in un Pronto soccorso pediatrico: l’apparente scarsa intensità dei sintomi iniziali non deve infatti indurre a rimandare il controllo.

L’iter di gestione dell’infezione si articola generalmente in tre fasi.

  1. La diagnosi e la raccolta delle urine: la conferma del sospetto clinico richiede l’esame delle urine e l’urinocoltura. Trattandosi di lattanti molto piccoli, il medico indicherà le metodiche di raccolta più idonee e sterili (come il sacchetto adesivo o il cateterismo estemporaneo) per evitare che il campione venga contaminato da batteri esterni, alterando l’esito del test
  2. L’avvio della terapia: una volta raccolto il campione (e prima ancora di ricevere l’esito dell’urinocoltura, che richiede uno o due giorni), il medico imposterà una terapia antibiotica mirata a bloccare subito la replicazione batterica. Come accennato, per i neonati sotto il mese o in presenza di un forte malessere, questo avverrà in regime di ricovero ospedaliero per via endovenosa
  3. I controlli successivi: una volta risolta la fase acuta e terminato il ciclo antibiotico, il percorso non si conclude. Il pediatra prescriverà quasi sempre esami di approfondimento, come un’ecografia dell’apparato urinario, per verificare che non vi siano anomalie strutturali congenite o malformazioni (come il reflusso vescico-ureterale) che possano predisporre il bambino a infezioni ricorrenti.

Le cause

Le infezioni delle vie urinarie nel neonato e nel lattante si sviluppano principalmente attraverso una via ascendente: i batteri normalmente presenti nell’intestino colonizzano la zona circostante i genitali e risalgono l’uretra fino a raggiungere la vescica e, talvolta, i reni.

L’identikit dei microrganismi coinvolti vede in prima fila i batteri di origine fecale. Tra questi, i principali responsabili sono:

  • Escherichia coli: causa la stragrande maggioranza degli episodi sia nel neonato che in tutta l’età pediatrica
  • altri patogeni comuni: Klebsiella, Proteus, Enterococcus e Pseudomonas, che possono sostenere l’infezione soprattutto in presenza di specifiche condizioni anatomiche.

Perché i lattanti sono più vulnerabili

La risalita dei batteri e il loro successivo sviluppo sono favoriti da due fattori determinanti tipici di questa delicata fase della vita:

  1. fattori anatomici e malformativi: la presenza di anomalie congenite dell’apparato urinario — come il già citato reflusso vescico-ureterale o le ostruzioni che causano un ristagno di urina — priva l’organismo del naturale effetto “lavaggio” garantito dalla minzione regolare, offrendo ai batteri un terreno ideale per moltiplicarsi
  2. immaturità biologica: nei primi mesi, le difese immunitarie locali della mucosa vescicale sono ancora in fase di sviluppo, rendendo i tessuti meno capaci di contrastare efficacemente l’adesione e la risalita dei microrganismi.
 
 

In breve

Le infezioni urinarie dei neonati non devono essere sottovalutate: se trascurate possono portare ad avere problemi anche gravi.

 

 

Fonti / Bibliografia

  • Urinary tract infections in infants and children: Diagnosis and management - PMCRecent studies have resulted in major changes in the management of urinary tract infections (UTIs) in children. The present statement focuses on the diagnosis and management of infants and children >2 months of age with an acute UTI and no known ...
  • Urinary tract infection in infants and children: Diagnosis and management | Canadian Paediatric SocietyRecent studies have resulted in major changes in the management of urinary tract infections (UTIs) in children. The present statement focuses on the diagnosis and management of infants and children >2 months of age with an acute UTI and no known underlying urinary tract pathology or risk factors for a neurogenic bladder. UTI should be ruled out in preverbal children with unexplained fever and in older children with symptoms suggestive of UTI (dysuria, urinary frequency, hematuria, abdominal…
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