Argomenti trattati
L’otite è un’infiammazione che può colpire una o più parti dell’orecchio. Quando si parla genericamente di otite, si intende la forma più frequente nei piccoli, cioè l’otite media, che coinvolge l’orecchio medio (o cavità timpanica), situato al di là del timpano.
Si parla invece di otite esterna, quando la malattia colpisce l’orecchio esterno, e di labirintite quando l’otite media si complica e l’infezione arriva a interessare anche l’orecchio interno (ma si tratta di una eventualità molto rara nei bambini).
L’otite può interessare un solo orecchio (otite monolaterale) o entrambi (otite bilaterale).
L’otite nei neonati può essere difficile da individuare e da affrontare per i genitori: i piccoli, infatti, non riescono a indicare dove hanno dolore e quindi bisogna stare attenti a sintomi come un pianto acuto e prolungato, irritabilità, sonno disturbato e rifiuto del latte.
Per la terapia bisogna sempre fare riferimento al proprio pediatra, che una volta inquadrata la situazione deciderà come è meglio procedere: il fai da te è assolutamente vietato!
Il parere del pediatra
Abbiamo chiesto alcuni consigli al Dottor Leo Venturelli, pediatra di famiglia e responsabile dell’educazione alla salute della SIPPS (Società italiana di pediatria preventiva e sociale).
“L’otite nel bambino piccolo, specie nei primi mesi di vita – spiega il Dottor Venturelli – è sempre una patologia da portare all’osservazione del pediatra, che deve porre diagnosi diretta e giudicare che tipo di terapia eseguire. Purtroppo un piccolo di un mese o più non è in grado di segnalare il dolore direttamente, ma segnala uno stato di sofferenza mediante segni indiretti come il pianto (specie quando viene coricato), la febbre, che però non è sempre presente, e il rifiuto della alimentazione al seno o al biberon. Quando una mamma o un papà hanno un piccolo con queste caratteristiche, è necessaria una valutazione pediatrica con una certa urgenza.
Non esistono cure che prevengono l’otite al 100%, in quanto la possibilità di avere questa patologia risente di fattori esterni, tipo il contatto con altri bambini o con persone malate, e di fattori personali, come la conformazione delle tube che uniscono orecchio al rinofaringe. Comunque fattori protettivi sono: niente fumo in casa, no a contatti con malati (per questo si deve chiedere attenzione ad amici, conoscenti, parenti che si affollano per andare a trovare il nuovo nato, a prenderlo in braccio e a vezzeggiarlo parlandogli da vicino. Tutte cose belle, ma da non fare se si sa di avere influenze, raffreddori o altri malanni in corso).
Altro fattore protettivo è la pulizia del nasino in caso di raffreddore in quanto è proprio dal naso che provengono i microbi che possono causare l’otite. A livello alimentare, l’allattamento al seno aiuta a ricevere anticorpi dalla madre. Dal punto di vista ambientale, infine, una buona ventilazione con ricambi d’aria frequenti e una umidità in casa sul 50-60% sono di aiuto nella prevenzione”.
Sintomi nel neonato e come riconoscerla
Riconoscere l’otite nei neonati non è sempre facile perché non possono indicare chiaramente dove hanno dolore. Ci sono per dei sintomi che si possono osservare per capire se c’è un’otite in corso:
- pianto acuto e prolungato
- agitazione e irritabilità, che si calma con difficoltà anche quando viene preso in braccio
- risvegli frequenti o difficoltà a dormire in posizione sdraiata
- tendenza a toccarsi o a grattarsi frequentemente le orecchie
- rifiuto del latte o interruzione frequente della poppata
- fuoriuscita di liquido giallastro o biancastro dall’orecchio, talvolta con tracce di sangue
- febbre.
I sintomi dell’otite media
Più nello specifico, i sintomi dell’otite media acuta variano a seconda dello stadio della malattia e dell’età del bambino. In linea di massima però i segnali più evidenti sono:
- dolore alle orecchie
- perdita di appetito
- vomito
- irritabilità
- insonnia
- febbre di media entità (attorno ai 38,5°C).
Oltre ai sintomi manifestati dal bambino, la certezza che sia presente un’infezione all’orecchio si evidenzia solo attraverso il controllo con l’otoscopio, strumento che permette al medico di visualizzare il canale uditivo esterno e la membrana timpanica.
Cosa fare
Se si sospetta un’otite è importante rivolgersi al proprio pediatra per una prima valutazione: il dottore visiterà il bambino e farà una diagnosi anche tramite un esame otoscopico, che consente nell’osservare direttamente il timpano.
A questo primo esame può seguire una visita otorinolaringoiatrica più specifica per stabilire con precisione la tipologia e l’entità dell’otite e poter quindi stabilire una terapia. Se l’otite è recidiva, quindi tende a presentarsi frequentemente, si può associare anche un esame audiometrico.
Quanto dura
Se si tratta di un’infezione senza complicazioni, l’otite nei neonati può durare in genere da pochi giorni ad una settimana. Dolore e febbre in genere diminuiscono entro due o tre giorni dall’inizio della terapia, mentre la guarigione completa richiede circa 7-10 giorni.
L‘otite media effusiva può invece persistere per settimane o addirittura per mesi, con il bambino che presenta liquido all’interno dell’orecchio. È comunque importante consultare il pediatra se i sintomi peggiorano o persistono molto a lungo.
La durata dell’otite in neonati e bambini dipende comunque dalla sua tipologia e può variare in base a diversi fattori come ad esempio l’età del bambino, il suo stato di salute generale e la severità dell’infezione.
Come curarla
In base all’età del bambino e ai sintomi presentati, il pediatra può prescrivere una terapia sintomatica antidolorifica o antipiretica per 48-72 ore, per esempio a base di paracetamolo.
Solo in seguito valuterà se associare anche un ciclo di antibiotici (in genere, amoxicillina). Questo periodo-finestra di 2 o 3 giorni è detto di “vigile attesa” e serve al medico per valutare la situazione: se l’infiammazione dell’orecchio si riduce, vuol dire che la malattia sta passando da sola (è il caso per esempio delle otiti da virus), se invece peggiora è necessario intervenire con l’antibiotico.
La somministrazione di antibiotici può essere comunque necessaria fin da subito se:
- il bambino ha meno di sei mesi
- oltre all’otite, è presente una malattia infettiva febbrile acuta
- si manifesta otorrea (fuoriuscita di secrezioni dall’orecchio) causata da perforazione timpanica
- il piccolo si trova in uno stato di immunodepressione.
Se, invece, l’otite è a uno stadio più grave possono essere necessari alcuni piccoli interventi chirurgici come:
- la timpanocentesi, cioè la perforazione del timpano troppo teso e bombato con l’introduzione di un tubicino che permetta il deflusso esterno del muco o del pus accumulato nell’orecchio medio
- l’asportazione delle adenoidi se, a causa del loro volume, ostruiscono le vie aeree superiori ostacolando il passaggio dell’aria o il deflusso del muco dalle tube di Eustachio
- la riparazione chirurgica del timpano lacerato da una perforazione spontanea
- la rimozione di un eventuale colesteatoma qualora si fosse formato in seguito a un’otite cronica purulenta.
Come prevenirla
Non esiste un vaccino che possa prevenire l’otite media, anche perché i microrganismi che possono scatenarla sono numerosi, anche se i vaccini anti-pneumococco, anti-Haemophilus influenzae tipo b e anti-influenzale possono ridurre l’incidenza e la gravità delle otiti medie, soprattutto nei primi anni di vita.
Si possono però seguire diversi accorgimenti per cercare di ridurne l’incidenza:
- alcuni studi confermano che la prima protezione per il piccolo consiste nell’allattarlo esclusivamente al seno nei primi mesi di vita
- va evitato, sempre e comunque, il fumo passivo
- è importante tenere sempre ben pulito il nasino con lavaggi frequenti e regolari a base di soluzione fisiologica
- si devono sempre curare completamente raffreddori e influenze
- bisogna evitare di pulire con modalità scorrette il condotto uditivo esterno, per esempio utilizzando i bastoncini cotonati, limitandosi alla zona più superficiale vicina al padiglione auricolare
- bisogna sempre asciugare bene le orecchie del bambino con un panno pulito di cotone
- se indicato dal pediatra, è opportuno sottoporre il bambino a terapie inalatorie con acque termali una o due volte all’anno.
Le cause dell’otite media
L’otite media è uno dei disturbi più frequenti nei bambini, soprattutto in età pre-scolare e nei neonati. Spesso infatti l’infezione si manifesta per la prima volta sotto i 2 anni di età. La ragione va ricercata nella conformazione dell’orecchio e nella relativa immaturità del sistema immunitario del piccolo.
L’otite media acuta può essere provocata da virus o da batteri. Questi microrganismi, presenti nelle alte vie respiratorie (naso e gola), proliferano nel muco e dalla gola raggiungono l’orecchio medio attraverso la tuba di Eustachio. I piccoli sono facilmente soggetti a otite media soprattutto per le seguenti ragioni:
- l’immaturità del sistema immunitario. Fino ai 6 mesi di vita, il bebè è protetto dagli anticorpi materni che gli arrivano attraverso l’allattamento, ma poi il suo sistema di difesa, che non si è ancora sviluppato, non riesce a far fronte all’aggressione dei microrganismi che penetrano nel naso e nella bocca attraverso il respiro
- la particolare conformazione anatomica dell’orecchio. Nei bimbi più piccoli, infatti, la tuba di Eustachio, non essendo ancora del tutto formata, è particolarmente corta e ha un decorso orizzontale: questo facilita l’accumulo del muco e la proliferazione batterica. Nei bambini più grandi (dopo i 6 anni) e negli adulti, invece, la tuba è più lunga ed è obliqua con un decorso verso il basso, in modo da ostacolare l’ingresso del muco e dei germi in esso presenti
- l’ipertrofia (ingrossamento) delle adenoidi. Le adenoidi fanno parte del sistema immunitario e hanno il compito di bloccare l’ingresso dei germi dal naso, ma se si gonfiano finiscono per creare un ostacolo alla normale ventilazione delle alte vie aeree e a un corretto deflusso del muco, con conseguente proliferazione batterica.
L’otite media di per sé non è contagiosa, infatti non si trasmette da bambino a bambino. Tuttavia i microrganismi delle infezioni respiratorie (che sono all’origine della malattia) si trasmettono facilmente attraverso le microscopiche goccioline di saliva e muco che si emettono nell’aria tossendo, starnutendo o parlando.
Le possibili complicanze dell’otite
A seconda delle condizioni del timpano e del ristagno di muco, l’otite può essere più o meno grave:
- se il timpano è semplicemente arrossato, si parla di otite congestizia semplice
- se il timpano, oltre a essere arrossato, è anche più bombato del solito, si parla di otite catarrale o sierosa. In questo caso la maggiore convessità della superficie timpanica è dovuta a un accumulo di muco nell’orecchio medio.
La forma catarrale, poi, spesso può cronicizzare, dando luogo a episodi ricorrenti di otiti acute dolorose, febbrili o non, accompagnate spesso da una diminuzione dell’udito.
Inoltre, se i batteri si moltiplicano nel muco ristagnante, quest’ultimo si trasforma in pus e l’otite può sfociare in una forma più grave, detta otite purulenta, nella quale il timpano aumenta la sua convessità, si opacizza e può assumere un colorito giallastro a causa della presenza di pus più o meno denso.
Nei bambini l’otite purulenta si presenta in forma acuta ed è spesso causa di perforazione timpanica (la cosiddetta otite perforante acuta) o di perdita di sangue (otite emorragica).
L’otite media non va mai trascurata perché, se cronicizza, può portare a conseguenze piuttosto gravi nel bambino, come ad esempio:
- riduzione dell’udito non sempre regredibile
- perforazione permanente della membrana timpanica
- formazione di un colesteatoma, cioè di una perforazione alta della membrana timpanica con otorrea muco-purulenta cronica (fuoriuscita di pus dall’orecchio).
Nel momento in cui l’otite diventa cronica le complicanze sono ancora più pericolose. Ecco allora che si possono manifestare:
- alterazione funzionale e anche anatomica della catena degli ossicini
- stensione dell’infezione al labirinto con conseguente labirintite (infezione dell’orecchio interno con perdita dell’equilibrio)
- paresi del nervo facciale (rara)
- trasmissione dell’infezione al mastoide, l’osso limitrofo all’orecchio, e poi alle strutture encefaliche, con possibile encefalite o meningite.
Nei bambini con otiti acute ricorrenti o con otite catarrale cronica si può verificare una riduzione dell’udito più o meno marcata: questo disturbo, oltre a creare problemi di apprendimento e di linguaggio, può dare luogo a sordità permanente.
Che cos’è l’otite esterna
L’otite esterna è un’infiammazione del condotto uditivo causata da microrganismi (di solito batteri o funghi) che proliferano facilmente in un ambiente caldo-umido come può essere appunto il condotto uditivo.
Non è un’evenienza molto frequente nei bambini, tuttavia, può capitare che si verifichi se:
- il bambino frequenta spesso la piscina. Può darsi infatti che il cloro, ristagnando nell’orecchio, possa irritarlo e predisporlo a un’infezione
- l’orecchio esterno viene pulito con bastoncini cotonati provocando abrasioni (operazione assolutamente da evitare in quanto il cerume ha una funzione protettiva e non serve rimuoverlo)
- il bambino si infila un corpo estraneo nell’orecchio che si incunea nel condotto uditivo, graffiandolo e diventando fonte di infezione.
L’otite esterna si manifesta con dolore, prurito, arrossamento e tumefazione dell’orecchio. Poiché il dolore aumenta toccando il padiglione e aprendo la bocca e masticando, il bimbo piange e rifiuta di mangiare. La cura prevede l’applicazione sulla zona di creme che, a seconda della causa scatenante, possono essere antibiotiche (contro i batteri), micotiche (contro i funghi) o cortisoniche (antinfiammatorie).
In breve
L’otite nei neonati è un disturbo fastidioso: per curarla è necessario ricorrere al proprio pediatra, ma ci sono alcuni utili consigli per prevenirla, come ad esempio asciugare sempre bene le orecchie con un panno.
