Ittiosi: attenzione alla pelle secca del bambino

Silvia Finazzi A cura di Silvia Finazzi Pubblicato il 06/11/2019 Aggiornato il 07/11/2019

Il bebè ha la pelle secca, ispessita e/o squamosa? Potrebbe trattarsi di ittiosi, una malattia della cute da non sottovalutare. Ecco perché

Ittiosi: attenzione alla pelle secca del bambino

La pelle secca del bambino può avere tante facce. Può essere un disturbo transitorio, dovuto a un’irritazione da contatto o all’uso di un detergente troppo aggressivo. Oppure potrebbe trattarsi di ittiosi,  un gruppo di malattie poco conosciute che rendono la pelle del bambino secca, ispessita e piena di squame.

Origine genetica

Per ittiosi si intende un gruppo di genodermatosi, ossia un insieme di disordini genetici che hanno effetti sulla pelle e che presentano una serie di caratteristiche comuni. In particolare, queste problematiche si riconoscono perché rendono la pelle secca, screpolata, arrossata, anormalmente ispessita o ricoperta di squame. Infatti, sono associate a un difetto della corneificazione, ossia del processo di formazione e distacco delle cellule dello strato corneo (quello più superficiale della cute): in pratica, in caso di ittiosi, si assiste a un’eccessiva velocità di produzione di pelle nuova oppure a un incompleto distacco delle cellule morte.

Pericolose conseguenze

Le ittiosi non sono malattie innocue. Infatti, possono associarsi a tutta una serie di complicanze, come perdita di liquidi o proteine, squilibri di elettroliti, perdita della capacità di sudorazione, disregolazione della temperatura corporea, otiti, intolleranza al calore, infezioni cutanee, sepsi, insufficienza renale.

I sintomi variano da caso a caso

In alcuni casi sono molto sfumati e quasi invisibili, mentre in altri sono molto accentuati, talvolta arrivando addirittura a compromettere la qualità della vita. In genere, queste malattie sono evidenti sin dalla nascita o poco dopo e comunque compaiono quasi sempre entro il primo anno di vita del bambino. Tuttavia, l’ ittiosi volgare non è presente alla nascita, ma può manifestarsi nel corso degli anni con squame sottili e di media grandezza sugli arti. Si associa spesso a dermatite atopica.

Non esistono cure specifiche

Il percorso diagnostico è molto complesso, anche a causa dell’eterogeneità dei sintomi e della loro gravità. Indagini come la biopsia cutanea, i test biochimici e molecolari possono aiutare a fare chiarezza. Al momento, non esistono terapie in grado di curare l’ ittiosi. Si possono, però, impiegare trattamenti sintomatici mirati al ripristino delle funzioni della barriera cutanea e/o al controllo delle complicanze.

 

 

 

 
 
 

Da sapere!

In caso di ittiosi possono essere utili unguenti ad azione cheratolitica e creme emollienti. Il pediatra può prescrivere anche cure sistemiche, come i retinoidi, fondamentali per risolvere i rischi legati alle alterazioni cutanee.

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Ricette per lo svezzamento

Vaccini per bambini

Elenco frasi auguri nascita

Elenco frasi auguri battesimo

Le domande della settimana

Megavescica del feto alla 13^ settimana di gravidanza: cosa aspettarsi?

04/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Antonella Di Stefano

La megavescica individuata nel feto è un segno ecografico prenatale che può sottendere un ampio spettro di cause e di conseguenze. La situazione va dunque tenuta monitorata tramite controlli ecografici seriati.   »

Cardioaspirina in gravidanza: sì o no?

04/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Professor Augusto Enrico Semprini

Ci sono dei casi in cui piccole dosi di aspirina possono favorire il buon proseguimento di una gravidanza: se il ginecologo curante la prescrive è più che opportuno dargli ascolto.   »

24 ore senza pillola: sono ancora protetta?

28/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Gaetano Perrini

In caso di mancata assunzione del contraccettivo orale per più di 12 ore dall'ora consueta, è opportuno saltare l'intervallo tra una confezione e l'altra, dopo aver comunque assunto, anche se in ritardo, la pillola dimenticata.   »

Fai la tua domanda agli specialisti