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A partire dai primissimi mesi di vita, soprattutto d’estate (ma può succedere anche nelle altre stagioni) sulla pelle del bambino possono comparire puntini, brufoletti o anche chiazze rosse, a volte addirittura in rilievo. In genere al pediatra basta un’occhiata per capire di cosa si tratta, ma anche le mamme e i papà possono riuscirci.
Brufoletti biancastri in rilievo: acne del neonato
La comparsa di brufoletti bianchi disseminati sulla fronte e, a volte, sulle alette del naso e sulle guance è frequente nei piccolissimi. Non deve destare preoccupazione perché non ha significato sotto il profilo strettamente medico, ma eventualmente è solo fastidiosa dal punto di vista estetico.
Si tratta della cosiddetta “acne del neonato”, così chiamata perché i minuscoli foruncoli contengono grasso, come quelli che spuntano sul viso degli adolescenti.
<<Rappresentano la risposta all’azione degli ormoni materni che, attraverso la placenta, sono entrati nel sangue del bambino durante la gravidanza>> spiega il dottor Leo Venturelli. <<L’organismo del neonato può impiegare alcune settimane a smaltirli, a volte addirittura di più. La loro prolungata presenza si esprime proprio con numerosi brufoletti sulla pelle>>. A proposito di questa innocua manifestazione circola la falsa credenza, che merita di essere smentita categoricamente, secondo cui ne possa essere responsabile il tipo di latte materno, perché magari troppo grasso o reso meno buono da qualche particolare alimento assunto dalla mamma. <<Il latte non ha alcuna colpa>> rassicura il pediatra. <<Non ha dunque alcun senso che la mamma che allatta cambi tipo di dieta o, peggio, pensi di sospendere l’allattamento. I brufoletti scompaiono spontaneamente con il trascorrere dei giorni e non lasciano alcuna conseguenza>>. Per quanto riguarda la cura della pelle del viso, non occorre fare nulla di particolare: è sufficiente lavare il bambino con un normale detergente, senza sfregare i foruncoletti e senza spremerli, perché diversamente c’è il rischio che al loro posto rimanga una piccola cicatrice.
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Chiazze irregolari rossastre: orticaria neonatale
Si tratta di un’eruzione che può comparire nelle prime settimane di vita. Interessa circa il 20-30% dei piccoli e si manifesta con chiazze dai bordi irregolari, di colore rosato o rossastro, lievemente in rilievo, che possono distribuirsi su tutto il corpo o anche solo sul dorso e sul torace.
Le chiazze vanno e vengono e ciascuna scompare nell’arco di massimo 24 ore. <<Il bebè non ne viene particolarmente infastidito e, comunque, se appare irrequieto basta un bagnetto per dargli immediato sollievo per ore>> afferma il dottor Venturelli.
La causa non è nota, l’ipotesi che gode di maggiore credito è che dipenda da un ancora imperfetto meccanismo di difesa della pelle. <<Nei bambini molto piccoli anche il semplice contatto con un detergente, per esempio, troppo profumato può scatenare questa reazione che nei grandicelli invece non si verifica>>. Il pediatra va consultato se all’orticaria si associano altri sintomi, come una difficoltà a respirare oppure se il bambino ha la febbre, ha un pianto lamentoso, è poco reattivo o, ancora, se i pomfi non spariscono completamente nell’arco di una settimana.
Orticaria nei bambini: tutte le info
Puntini rossi su collo, torace e nuca: sudamina
Il nome scientifico è miliaria, ma comunemente è detta sudamina. Un nome eloquente che definisce i fattori scatenanti: il caldo e il conseguente sudore. <<Si tratta di un’eruzione caratterizzata da numerosi puntini rossi, leggermente in rilievo, simili appunto a chicchi di miglio, a volte così vicini da dare l’idea di essere una chiazza unica>> spiega il dottor Venturelli. << Le zone più di frequente interessate sono il sottomento, il collo, il torace, la nuca. A volte, ma è più raro, i puntini compaiono sull’addome, nella zona dell’inguine, nell’incavo delle ginocchia. Il bambino può essere più irrequieto del solito quando è sveglio, tuttavia in genere dorme e reclama le poppate come sempre. La manifestazione è infatti del tutto innocua, non provoca particolare disagio ed è priva di conseguenze>>.
La sudamina è determinata da un alterato funzionamento delle ghiandole sudoripare (produttrici di sudore) che nei bambini piccoli tendono a ostruirsi quando il caldo le costringe a un super lavoro di produzione del sudore. <<Basta un po’ di esperienza, per esempio, averla già vista almeno una volta, per avere la sicurezza che i puntini siano sudamina>> assicura il pediatra. <<Tuttavia, nel caso in cui il piccolo manifesti malessere o abbia la febbre o anche solo sia più mogio e meno reattivo rispetto al solito è opportuno sentire il pediatra, perché potrebbe anche trattarsi di una malattia esantematica>>.
La sudamina non richiede cure particolari, deve però essere considerata un segnale di cui tenere conto per coprire di meno il bambino e cercare di rinfrescarlo più spesso. <<Per dargli sollievo e far diminuire i puntini sono sufficienti bagni in acqua ragionevolmente tiepida in cui va disciolto mezzo cucchiaio di bicarbonato o di amido di riso.
Dopo il bagnetto il bambino deve essere asciugato con un panno morbido, tamponando la pelle senza strofinare. Quindi si può applicare, con un massaggio lieve, uno strato leggero di crema emolliente. Per quanto riguarda la prevenzione, va detto che proteggere un bebè da caldo intenso e afa non è semplice. <<Quello che si può fare è vestirlo poco, usando solo tessuti in fibre naturali, non uscire di casa nelle ore centrali della giornata, fargli più bagnetti rinfrescanti, azionare un deumidificatore nella stanza in cui dorme>>. Da ricordare che più c’è umidità più aumenta il rischio che compaia la sudamina.
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Papule e puntini rossi con prurito dopo una puntura di zanzara: strufolo
Se dopo una puntura di zanzara (o di altro insetto) compaiono sul corpo puntini rossi o papule rilevate accompagnati da un forte prurito che si accentua di sera e di notte è probabile trovarsi di fronte al cosiddetto “strofulo”.
<<Si tratta di un’orticaria dovuta a una violenta reazione della pelle alle punture di un insetto, più di frequente si tratta di una zanzara, ma può anche dipendere da altro, per esempio, da un pidocchietto delle piante>> spiega il dottor Venturelli, specificando che è più frequente nei bambini con la pelle sottile e sensibile, come lo è nei primi mesi di vita.
<<Lo strofulo può essere confuso, per esempio, con l’esordio della dermatite atopica, che però dà segni chiari: lesioni simmetriche e prevalentemente concentrate nelle pieghe cutanee>>. Per quanto riguarda il cosa fare in caso di strofulo, per prima cosa è importante che al bambino vengano tagliate le unghie molto corte, per evitare che grattandosi si ferisca con il rischio che successivamente si sviluppi un’infezione della pelle. <<Applicare sulla pelle un gel all’aloe può diminuire il prurito. Il bambino riceve sollievo dai bagnetti in acqua e avena colloidale o bicarbonato. Se la situazione peggiora si deve contattare il pediatra>>.
La prevenzione consiste nell’utilizzare la zanzariera mentre il bambino dorme e, quando sta all’aperto, nell’applicare sui suoi pantaloncini o sulla canottiera una piccola quantità di prodotto repellente per insetti.
Puntini rossi e pelle secca che si desquama: dermatite atopica
La pelle appare arrossata, secca e pruriginosa, ma a ben guardare si possono notare tanti puntini rossi ravvicinati. A volte si possono osservare anche crosticine scure, che sono dovute le minuscole lacerazioni che il bambino si provoca grattandosi. Le zone colpite prevalentemente sono le pieghe di gomiti, l’incavo delle ginocchia, i polpacci, il collo, il retro del padiglione auricolare.
<<Una simile manifestazioni è quasi certamente dovuta alla dermatite atopica, definita anche “eczema”>> afferma il dottor Leo Venturelli. <<Il caldo e il sudore tendono a peggiorarla e ad aumentare il prurito. Il disturbo, che interessa prevalentemente i bambini piccoli e che in genere intorno ai sei-sette anni inizia gradualmente a diminuire fino a sparire, dipende da una particolare sensibilità della pelle influenzata dalla familiarità. Dal tardo pomeriggio in avanti il prurito peggiora perché nel sangue diminuisce il livello del cortisolo, l’ormone che durante il giorno lo tiene maggiormente sotto controllo>>.
Nei casi lievi, le lesioni della dermatite atopica possono essere confuse con quelle della sudamina anche se è certo che il pediatra difficilmente sbaglia diagnosi. La più grande differenza è data dal fatto che nella dermatite atopica la pelle è molto secca e tende a desquamarsi. <<Per quanto riguarda le cure, preciso subito che sarebbe sbagliato, come a volte accade, eliminare particolari alimenti dalla dieta del bambino, come per esempio l’uovo, perché nessun cibo è responsabile del disturbo. I consigli da seguire sono: tenere le unghie del bambino corte e pulite per evitare lesioni da grattamento, contrastare la secchezza della pelle usando detergenti oleosi e, dopo aver bene asciugato le zone colpite, applicarvi una crema emolliente. Se l’eruzione è molto estesa e il prurito non dà tregua al bambino si deve necessariamente ricorrere a una crema a base di cortisone, da applicare fino all’attenuazione dei sintomi>>.
Come curare la dermatite atopica nei bambini
Esantema virale minore: infezioni morbilliformi da virus
<<La comparsa di puntolini rossi diffusi sul tronco e talvolta sugli arti, spesso preceduta da una febbricola (massimo 38 gradi) e accompagnata da raffreddore o mal di gola deve far pensare a uno dei tanti virus, tra cui gli enterovirus e gli adenovirus, che appunto provocano esantemi detti “minori” perché passano in fretta senza dare né troppo fastidio né conseguenze>> dice il dottor Venturelli.
La condizione generale di salute è spesso buona, il bambino ha appetito, gioca, non appare particolarmente abbattuto. <<Queste forme sono frequenti nella prima infanzia, soprattutto nei mesi estivi e nei cambi di stagione. Tra queste è facile che si sviluppi la cosiddetta “mani-piedi-bocca, dovuta a un virus del genere Coxsackie>>.
Si chiama così perché l’esantema, quindi i puntini, si distribuiscono appunto in queste tre zone del corpo. Gli esantemi minori non richiedono cure particolari. Se c’è febbre si può dare al bambino il paracetamolo, secondo la dose indicata dal pediatra in precedenti occasioni. Inoltre, è importante offrire spesso al bambino da bere, soprattutto se ha la febbre, per evitare che si disidrati. <<Sul fronte della prevenzione si può solo prestare grande attenzione all’igiene delle mani perché questi virus si trasmettono anche toccando oggetti (o altre manine) contaminate. Il contagio può avvenire inoltre attraverso le goccioline di saliva di una persona infetta>>.
Il pediatra va chiamato se la situazione non si risolve in un paio di giorni, se sale la febbre oltre i 38 gradi, se il bambino è abbattuto e inappetente.
Chiazze, puntini, pelle arrossata: dermatite da contatto
<<La pelle appare arrossata con piccoli puntini o chiazze e il bambino, se sa già parlare, si lamenta di avvertire bruciore e prurito. A fronte di questi sintomi si deve pensare a una dermatite da contatto, cioè dovuta a sostanze irritanti che hanno toccato la pelle>> dice il dottor Venturelli.
Può dipendere da creme solari, detergenti, tessuti sintetici, sabbia, erba o altri prodotti che possono provocare reazioni spiacevoli nei piccoli perché la loro pelle è ancora molto sensibile e delicata. <<La dermatite da contatto può dare luogo a un eczema simile a quello della dermatite atopica, tuttavia la sua localizzazione aiuta a orientarsi>>.
La prima cosa da fare è individuare la sostanza che ha provocato l’eczema e naturalmente smettere subito di usarla. La pelle va lavata delicatamente con un detergente neutro oleoso dopodiché vi si può applicare uno strato leggero di gel all’aloe, lenitivo ed emolliente.
Se il rossore aumenta o compaiono vescicole è consigliabile consultare il pediatra. Sul fronte della prevenzione, l’unico accorgimento da seguire è quello di usare sempre prodotti per la pelle destinati all’infanzia e di far indossare al bambino solo tessuti realizzati in fibre naturali. <<Ricordo>> conclude il pediatra, <<che anche correre nell’erba potrebbe provocare una dermatite da contatto nel malaugurato caso in cui il bambino sfiorasse con le gambe o con i piedi scalzi anche solo una foglia di ortica>>.
Puntolini rosati o perlacei con una depressione al centro: mollusco contagioso
Frequentissimo nella prima infanzia, il mollusco contagioso è un’infezione che si trasmette con estrema facilità (come si comprende subito dal nome), causata da un tipo di poxvirus. <<È una malattia comunissima nei bimbi piccoli, perché il virus che ne è responsabile non trova nella loro pelle difese naturali abbastanza efficienti da debellarlo immediatamente dopo esservi venuta a contatto, quindi prima che scateni l’infezione>>.
Si manifesta con puntolini in genere disposti a grappolo, perfettamente rotondi di colore bianco-rosato più chiari al centro, dove presentano un buchino caratteristico simile a un ombelico. Non danno né prurito né bruciore. Il contagio avviene attraverso il contatto diretto con persone infette o anche tramite oggetti di uso comune contaminati, come asciugamani o giocattoli.
<<Si diffonde nel corpo per auto-inoculazione>> spiega il pediatra, <<cioè il bambino grattandosi nel punto in cui si sviluppano le prime lesioni, le braccia per esempio, porta il virus in altre parti del corpo. Non è comunque pericoloso, l’unico problema sta nel fatto che quando un bambino è portatore di questa infezione facilmente la trasmette agli eventuali fratellini e agli amichetti. Gli adulti invece hanno difese immunitarie sufficienti per non subire il contagio>>.
Per quanto riguarda le cure, si può non fare assolutamente nulla e attendere che il mollusco si risolva spontaneamente. Le linee guida dicono infatti che se il bambino è sano può continuare la sua vita normale, dedicandosi a tutte le attività abituali. <<Il pediatra può però decidere di trattare le lesioni con soluzioni chimiche locali o con il curettage che consiste nel trattare le lesioni con un apposito strumentino sterile. Non si devono usare invece medicine per bocca>>. Il pediatra va sempre chiamato se la pelle diventa arrossata e calda, se nei puntini compare del pus, se le lesioni interessano le palpebre e se compare la febbre. <<Da tenere presente che i puntini di norma devono essere massimo una ventina, un numero superiore è l’altra eventualità che deve suggerire di contattare il medico>>.
Come si prende e come si cura il morbillo contagioso
Morbillo
Il 5% della popolazione infantile vaccinata contro il morbillo lo sviluppa comunque per un fenomeno di “resistenza individuale al vaccino” ben conosciuto dagli infettivologhi.
L’eventualità in genere si verifica dopo una sola dose di vaccino: questo spiega perché gli esperti suggeriscono di ripetere la vaccinazione una seconda volta, a 5 anni di età. Dopo la seconda dose anche quel 5% di bambini che non risponde alla prima vaccinazione di solito risulta immune.
Il morbillo si manifesta con macchioline rosate, dal contorno poco definito accompagnate da prurito, febbre elevata, lacrimazione degli occhi, tosse stizzosa, fuoriuscita di abbondante muco dal naso. Si tratta di un’infezione molto pericolosa per via delle conseguenze gravissime a cui può aprire la strada, prima tra tutte l’encefalite che è una temibile infiammazione del cervello.
In breve
La comparsa di puntini o chiazze o brufoletti sulla pelle del bambino è sempre fonte di grande ansia per i genitori. Ma per fortuna nella maggior parte dei casi non si tratta di nulla di cui preoccuparsi, ma di manifestazioni innocue, destinate a risolversi spontaneamente nell’arco di poco.
