Sindrome del bambino scosso: 10 cose da sapere

Roberta Camisasca A cura di Roberta Camisasca Pubblicato il 20/06/2019 Aggiornato il 24/06/2019

“Non scuoterlo mai!” è il monito della Fondazione Terre des Hommes in merito alla shaken baby syndrome o sindrome del bambino scosso, conseguenza di una forma di maltrattamento fisico ai danni di bambini piccoli

Sindrome del bambino scosso: 10 cose da sapere

La sindrome del bambino scosso è una forma di maltrattamento “inconsapevole”, dettata dal pianto esasperante del bebè. Ecco quello che c’è da sapere per evitare serie conseguenze. Ecco un decalogo di informazioni con il supporto di psicologi e medici.

Nei primi mesi di vita

I muscoli cervicali del collo sono deboli: se un bambino viene scosso con forza, il cervello si muove liberamente all’interno del cranio, provocando ecchimosi, gonfiore e sanguinamento dei tessuti.

Il picco di incidenza

Si ha tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita, quando il bambino non ha ancora il controllo del capo e la struttura ossea è molto fragile.

Senso di impotenza

Scuotere il bambino è la risposta a un pianto “inconsolabile”, di cui gli adulti non riescono a cogliere il significato. Sentendosi impotenti, possono attivare inconsapevolmente comportamenti pericolosi, come appunto la sindrome del bambino scosso .

Lesioni gravi

Lo scuotimento violento è causa di lesioni molto gravi, soprattutto per i bambini al di sotto dell’anno di età. Bastano 3-4 volte al secondo per 4-20 secondi per avere gravi effetti. La sindrome del bambino scosso può portare al coma o alla morte.

I comportamenti innocui

Giochi abituali o comportanti maldestri dei genitori non provocano lesioni: è innocuo far saltellare il bambino sulle ginocchia, andare in bici con il bambino, fare frenate brusche in auto, cadere dal divano.

I campanelli d’allarme

Attenzione a vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, irritabilità, letargia, difficoltà respiratorie, aumento della circonferenza cranica disarmonico rispetto a peso e altezza, difficile controllo del capo.

Le conseguenze più gravi

Riguardano: disabilità fisiche, danni alla vista o cecità, disabilità uditive, paralisi cerebrale, epilessia, ritardo psicomotorio e ritardo mentale.

Gravi esiti a livello psicologico

I più frequenti sono: disturbi del linguaggio, dell’apprendimento e della memoria, disturbi comportamentali.

Gli “aiuti” consentiti

Per calmare il pianto di un neonato si può: cullarlo nella carrozzina, fargli fare un giro in macchina, fasciarlo con un lenzuolo piegandogli gli arti in modo che ritorni nella posizione fetale, fargli sentire un fruscio o un rumore continuo (un phon, un’aspirapolvere).

Staccare la spina

Se il pianto diventa esasperante, la cosa migliore da fare è lasciare il bambino in un posto sicuro e allontanarsi. O in alternativa chiedere aiuto a un vicino di casa.

 

 
 
 

Da sapere!

Si ritiene che l’incidenza della sindrome del bambino scosso possa essere di 3 casi ogni 10mila bambini sotto un anno di età, ma la cifra è sottostimata.

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Ricette per lo svezzamento

Vaccini per bambini

Elenco frasi auguri nascita

Elenco frasi auguri battesimo

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

Tutti figli maschi: casualità o genetica?

24/06/2022 Gli Specialisti Rispondono di Professor Paolo Gasparini

Ogni fecondazione costituisce una storia a sé e ogni volta si hanno le stesse probabilità di concepire un maschio o una bambina. È, dunque, sempre il caso a "tirare i dadi".  »

Concepimento: dopo due mesi non si è ancora verificato, c’è da preoccuparsi?

16/06/2022 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

Non fa bene alla fertilità di coppia farsi prendere dall'ansia del risultato immediatamente dopo aver deciso di avere un figlio. Non è, infatti, automatico che la gravidanza inizi quando viene decisa, ma questo non è affatto preoccupante.  »

Distacco amniocoriale che non si riassorbe con il passare delle settimane

14/06/2022 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

In presenza di un distacco amniocoriale che non si risolve non serve intensificare i controlli, mentre sono utili il riposo e un'alimentazione che favorisca l'attività dell'intestino, perché la stipsi può favorire la comparsa prematura di contrazioni uterine.   »

Fai la tua domanda agli specialisti