Sordità nei bambini: lo screening è importante

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 25/09/2014 Aggiornato il 26/11/2019

Sordità nei bambini: è fondamentale scoprire i disturbi dell’udito il più presto possibile con il test per poter garantire ai piccoli una vita normale

Sordità nei bambini: lo screening è importante

Un bambino che chiede di ripetere quello che è appena stato detto, con un ritardo nello sviluppo del linguaggio e magari anche nell’apprendimento potrebbe avere un problema di sordità. Spesso questi sintomi, quando si sviluppano, sono attribuiti dai pediatri e dai genitori ai diversi ritmi di crescita, che variano da bambino a bambino. Invece, potrebbe trattarsi di ipoacusia, cioè di un deficit dell’udito che provoca proprio tutti questi sintomi.

I test alla nascita

Non a tutti i neonati in Italia viene fatto il test che individua questo problema. Nel 2011 lo screening riguardava l’80 per cento dei bambini, percentuale in netta crescita rispetto al 60 per cento del 2008. Ma, da allora, non è stato fatto nessun passo in avanti. È soprattutto nelle regioni del sud Italia che il test non viene eseguito, mentre in quelle del centro e del nord del Paese le percentuali di screening sono alla quasi totalità. Nel sud, spesso, non si arriva a testare nemmeno un terzo dei nuovi nati. E invece è molto importante scoprire un problema di sordità in anticipo, rispetto a quando solitamente i genitori si accorgono, attraverso il comportamento del bambino, che qualcosa non va.

Rischi da una diagnosi tardiva

Se l’ipoacusia viene individuata a due-tre anni di età, esiste già il rischio di compromettere le capacità uditive, linguistiche e cognitive. Al contrario, effettuare entro i primi 3 o 4 mesi di vita, lo screening precoce permette di scoprire subito i problemi di sordità di un bambino e di intervenire per tempo. Tra l’altro, fare lo screening farebbe risparmiare alla spesa sanitaria maggiori investimenti: mentre il test costa 13-14 euro, il costo sociale di un non udente è di 750mila euro.

Fondamentale il primo anno di età

Se la sordità viene individuata e correttamente diagnosticata entro il primo anno di età, si hanno migliori possibilità di recupero. Infatti, con l’aiuto di un logopedista, il bambino colpito da ipoacusia potrà sviluppare il linguaggio normalmente e avere una vita sociale e scolastica migliore.

Non solo cause ereditarie

La sordità nel 50 per cento dei casi è di origine genetica, ecco perché è così importante che i piccoli che hanno i problemi di udito nella loro storia familiare siano sottoposti al test entro il sesto mese di vita. In altri casi, invece, l’ipoacusia può insorgere a causa di una nascita prematura. I bimbi che vengono al mondo prima di 30 settimane di gestazione non sono del tutto maturi e l’apparato uditivo, come quello della vista, non sono del tutto sviluppati.

Anche un parto difficile può portare a problemi di ipoacusia nel nascituro, nel caso in cui ci sia una sofferenza fetale con privazione di ossigeno. I centri nervosi deputati all’udito possono così rimanere danneggiati. Altre cause sono le infezioni contratte dalla mamma durante la gravidanza. In particolare sono molto pericolose: parotite, meningite, morbillo, rosolia, herpes zoster, toxoplasmosi e citomegalovirus perché riescono a superare la barriera della placenta. Ma non è nemmeno da sottovalutare il rischio delle otiti medie che, soprattutto se ripetute, possono portare a un deficit uditivo.

In breve

DIVARIO TRA NORD E SUD

In Italia non viene garantito a tutti i neonati il test per identificare il deficit uditivo. La percentuale è intorno all’80 per cento, ma le regioni del sud Italia sono più indietro e non viene fatto lo screening a quasi due terzi dei piccoli. Eppure, è importante individuare il più presto possibile la sordità, per iniziare da subito con le terapie che possono garantire ai bambini un normale sviluppo del linguaggio e un inserimento corretto nella scuola e nella società.

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