Si può andare al mare con un neonato?

Francesca Scarabelli A cura di Francesca Scarabelli, con la consulenza di Leo Venturelli - Dottore specialista in Pediatria Pubblicato il 30/06/2026 Aggiornato il 30/06/2026

Evitare le ore più calde, prestare attenzione alla protezione dai raggi del sole e alla temperatura dell'acqua sono alcune delle accortezze per regalare un'esperienza positiva anche a bimbi molto piccoli.

Neonato al mare

Portare un neonato al mare è una possibilità che molti genitori considerano già nei primi mesi di vita del bambino, soprattutto durante la stagione estiva. Il mare può offrire un ambiente piacevole e rilassante, ma espone anche il neonato a caldo, raggi solari e stimoli ambientali a cui il suo organismo è ancora molto sensibile.

Per questo motivo, più che una risposta netta, è necessario parlare di modalità e precauzioni. L’età del bambino, le condizioni climatiche, gli orari di esposizione e le misure di protezione adottate dai genitori sono tutti fattori determinanti per vivere l’esperienza in sicurezza. Nei primi mesi di vita, infatti, la capacità di termoregolazione e la protezione naturale della pelle sono ancora immature, rendendo fondamentale un approccio graduale e consapevole.

Organizzarsi nel modo corretto permette di trasformare questa prima esperienza in un momento di serenità e benessere per tutta la famiglia, evitando i rischi legati al caldo e all’esposizione solare. 

Come regolarsi

Non esiste un’età minima prestabilita per portare un neonato al mare, purché sia in buona salute e si adottino tutte le precauzioni necessarie. L’aria di mare può essere piacevole anche per i più piccoli, ma nei primi mesi di vita è importante evitare situazioni che possano esporli a caldo eccessivo o ai raggi solari diretti.

Più che l’età del neonato conta il buon senso: è preferibile programmare uscite brevi, scegliere postazioni ben ombreggiate e ventilate e verificare spesso che il bambino non abbia troppo caldo. I neonati, infatti, non regolano ancora la temperatura corporea in modo efficiente e sono vulnerabili a disidratazione e colpi di calore.

In spiaggia il piccolo dovrebbe indossare abiti leggeri e traspiranti in fibre naturali, oltre a un cappellino a tesa larga. È consigliabile offrirgli il seno o il biberon con maggiore frequenza, assecondando le sue richieste. Se il neonato riposa nella carrozzina, bisogna usare la cappottina o un parasole specifico, evitando assolutamente di coprirla con teli o mussole che ostacolerebbero la circolazione dell’aria, surriscaldando l’interno.

Soprattutto le prime volte, limitate la permanenza a poche ore, osservando il comportamento del bambino: se appare irritabile, insolitamente sonnolento o fatica ad alimentarsi, è opportuno rientrare subito in un ambiente fresco.

Gli orari migliori

“Attenzione ad andare in spiaggia – avverte il pediatra Leo Venturellinon vi si deve andare nelle ore più calde della giornata e bisogna sempre tenere il bimbo sotto l’ombrellone. Anche qui, però, deve sempre e comunque avere una protezione solare elevata: non bastano cappellini o mettere un telo sul passeggino”.

La scelta dell’orario è uno degli aspetti più importanti quando si porta un neonato al mare. Pediatri e autorità sanitarie raccomandano di evitare le ore centrali della giornata, indicativamente tra le 11 e le 17, quando i raggi ultravioletti sono più intensi e le temperature raggiungono i valori più elevati. In questa fascia aumenta drasticamente il rischio di colpi di calore, disidratazione e scottature, poiché il solo ombrellone non scherma i raggi ultravioletti che si riflettono sulla sabbia e sull’acqua.

I momenti migliori per una passeggiata o una breve permanenza in spiaggia sono quindi le prime ore del mattino, fino alle 10-10.30 circa, oppure il tardo pomeriggio, dopo le 17. Anche in questi orari più miti, il neonato va comunque protetto rimanendo all’ombra, facendogli indossare un cappellino e abiti leggeri che coprano la pelle.

Infine, nelle giornate particolarmente afose o molto umide, è preferibile rimandare l’uscita: l’osservazione del meteo e delle reazioni del bambino resta sempre il criterio più sicuro per decidere se restare al mare o rientrare a casa.

Bagno al mare sì o no?

“Per il bagnetto – avverte il Dottor Venturellisarebbe meglio aspettare almeno i 5/6 mesi di vita; tenendo il piccolo in braccio si può entrare con lui nell’acqua per farlo sgambettare oppure si può prendere una tinozza, lasciare riscaldare un po’ l’acqua sotto l’ombrellone e metterlo seduto nella vaschetta, proprio perché abbia il contatto con l’acqua e possa giocarci”.

Non esiste quindi un divieto assoluto per il primo contatto con l’acqua marina, ma è importante procedere con estrema cautela. Se il bambino è in buona salute e il clima è favorevole, lo si può immergere per pochi istanti, purché l’acqua sia pulita e sufficientemente calda. Più che un bagno vero e proprio, deve trattarsi di un’esperienza sensoriale breve e graduale, evitando sbalzi termici che potrebbero infastidirlo o stressarlo.

Prima dell’immersione, è necessario verificare sempre la temperatura dell’acqua rispetto a quella esterna: un forte sbalzo termico potrebbe risultare fastidioso per il bambino. Subito dopo il bagnetto, il neonato va avvolto in un telo morbido e asciutto, sostituendo subito il costume o il pannolino bagnato per prevenire brividi di freddo.

È bene evitare il bagno se il mare è mosso, se l’acqua è particolarmente fredda o se le condizioni igieniche non sono ottimali. Dopo il bagno è consigliabile risciacquare delicatamente la pelle con acqua dolce per eliminare sale e residui di sabbia, che potrebbero irritare la cute, particolarmente delicata nei primi mesi di vita. 

La sicurezza richiede una vigilanza attiva e un contatto fisico costante: il neonato va sostenuto saldamente in ogni istante, trasformando il momento in un’esperienza piacevole e commisurata alla sua giovanissima età.

Come organizzare il soggiorno

“Quando si è al mare si deve stare bene – prosegue il Dottor Leo Venturelliquindi spesso è più conveniente per un bambino piccolo, di pochi mesi, stare con i genitori in un appartamento dove si ha più libertà e più spazio per vivere rispetto ad un albergo.
Spesso poi si va al mare perché al mare ci sono i nonni o i parenti e si riunisce la famiglia: questa è una bella cosa, però deve essere gestita con spazi indipendenti e in una situazione in cui il bambino non diventi un peso o comunque non si trovi a disagio nella situazione generale della famiglia allargata”.

Foto di copertina di ArtHouse Studio da Pexels

 
 
 

In breve

Anche i bimbi molto piccoli possono essere portati al mare, ma è necessario prestare molta attenzione per evitare colpi di calore, disidratazione e scottature. Organizzare al meglio una vacanza con tutte le precauzioni del caso possibili è importante per far vivere un’esperienza appagante e unica al nuovo arrivato.

 

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