Sordità nei bambini: un centro a Milano per i piccoli e le loro famiglie

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 17/06/2013 Aggiornato il 17/06/2013

Si trova all’ospedale San Paolo di Milano il centro che si occupa in modo specifico dei problemi di sordità nei bambini. Da un punto di vista medico e psicologico

Sordità nei bambini: un centro a Milano per i piccoli e le loro famiglie

Il centro che si dedica alla cura dei problemi di sordità nei bambini si trova all’ospedale San Paolo di Milano ed è stato realizzato grazie all’associazione onlus Sentire e crescere, nata nel 2011 e in collaborazione con il reparto di otorinolaringoiatria dello stesso ospedale. È un centro altamente specializzato nella diagnosi e nella cura dei problemi di sordità nei bambini, nel quale genitori, insegnanti ed educatori possono trovare sostegno e soprattutto la certezza di affidarsi a medici esperti in grado di dare al bambino un futuro sereno. Per raggiungere tale scopo, l’associazione sta creando un’équipe multidisciplinare con specialisti di grande esperienza, come l’otorinolaringoiatra, l’audiologo, il foniatra, l’audiometrista, il logopedista, l’audioprotesista, il genetista, il radiologo, il pediatra, il chirurgo maxillofacciale. L’associazione si è dotata anche della migliore strumentazione per la valutazione diagnostica dei problemi di sordità nei bambini.

Le conseguenze sul linguaggio

La sordità è una disabilità che può avere un forte impatto sull’acquisizione del linguaggio, sulle capacità scolari e sulla socializzazione dei bambini che ne sono affetti, in quanto l’udito è il più importante canale di comunicazione. Molto è stato fatto negli anni, grazie a una maggior precocità nella diagnosi e a un miglioramento degli interventi terapeutico-riabilitativi (come protesi digitali, impianto cocleare, trattamento logopedico), ma tutto ciò ancora non basta per affrontare in modo completo ed efficace questa patologia. Anche perché tutto questo ha un costo elevato difficile da sostenere, in un momento critico dal punto di vista economico in cui ci sono stati tagli di risorse, apparecchiature e personale. Quindi, è sempre più difficile effettuare attività quali screening nelle scuole, counseling alle famiglie e agli insegnanti. E senza controlli di prevenzione, le conseguenza ricadranno sui bambini a rischio di deficit uditivo. L’associazione Sentire e crescere si propone di intervenire con attività di diagnosi, terapia, counseling e screening basati sul volontariato e sulle donazioni.

Risponde l’esperto

Professor Giovanni Felisati, direttore della Struttura complessa di otorinolaringoiatria dell’ospedale San Paolo di Milano.

Chi sono i bambini che arrivano al centro?

In parte sono bambini che, alla nascita, sfuggono allo screening uditivo. La maggior parte invece sono bambini con uno screening uditivo alterato alla nascita, che non vuol dire che abbiano problemi uditivi, ma che hanno bisogno di ulteriori controlli. Se lo screening alla nascita non risulta nella norma, viene consigliato di ripeterlo dopo circa 10 giorni, se non è ancora nella norma viene consigliato uno screening di secondo livello che prevede esami più complessi. E poi sono bambini i cui genitori e/o insegnanti hanno percepito un deficit uditivo. Ecco perché i nostri pazienti vanno dai primi mesi di vita fino all’adolescenza.

Quali sono i fattori che determinano disturbi uditivi dopo la nascita?

La maggioranza dei problemi uditivi si riscontra alla nascita, ma ci sono casi in cui si verificano anche più tardi. Per esempio, a Milano, circa il 25 per cento dei bambini presenta catarro nelle orecchie che si forma per un cattivo funzionamento della tuba di Eustachio spesso correlato a una ipertrofia adenoidea. Il catarro può restare nell’orecchio anche per tutto l’inverno e, in questo periodo, determina perdite dell’udito anche medie o medio-gravi. Oppure il bambino può andare incontro a sordità in seguito a infezioni virali, a grandi traumi ecc.

Quali sono i segnali che possono far sospettare problemi di udito nel bambino?

A parte le infezioni, in genere i problemi si manifestano per un’acquisizione tardiva del linguaggio, quindi intorno ai 3-4 anni. Un altro segnale che può far pensare a ipoacusia è quando il bambino non risponde agli stimoli sonori, che non vanno confusi con quelli visivi. Quindi, per esempio se si vuole fare una prova, è bene chiamare il piccolo con la voce e non anche con il gesto della mano. In ogni caso, non appena c’è il sospetto è fondamentale rivolgersi subito a uno specialista.

In breve

È POSSIBILE GUARIRE?

La percentuale di guarigione dipende dal tipo di sordità: per le sordità di tipo catarrale le probabilità sono alte e bastano terapie farmacologiche e/o riabilitative. Le sordità gravi, quelle in genere presenti alla nascita, dovute a lesioni del nervo acustico o del labirinto, non hanno possibilità di recupero e in questi casi è necessario l’apparecchio acustico o l’impianto cocleare. I bambini che nascono con seri problemi di udito sono solo uno su mille.

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