Lo svezzamento e le allergie

Sarà allergico alla pappa? Il dubbio può presentarsi nei genitori proprio all’inizio dello svezzamento, quando il bebè abbandona una dieta a base di solo latte per cominciare ad assaggiare diverse varietà di cibi

L’organismo esagera

Per reazione allergica si intende una risposta esagerata del sistema immunitario (cioè di difesa naturale dell’organismo) nei confronti di sostanze che sono normalmente innocue per la maggior parte delle persone: per esempio, alcuni alimenti, i pollini, gli acari della polvere (minuscoli animaletti che proliferano negli ambienti caldo-umidi come moquette, divani, materassi e peluche), certi metalli e il pelo degli animali. Il sistema immunitario della persona allergica individua la sostanza (allergene) come un nemico e la combatte producendo anticorpi specifici di tipo E (IgE o reagine). La reazione allergica, però, non si manifesta in occasione del primo incontro con l’allergene. Ma solo in seguito, dopo la formazione di anticorpi (elementi del sistema immunitario) specifici contro di esso. Sono proprio gli anticorpi prodotti contro l’allergene che, legandosi a esso, stimolano la liberazione delle sostanze responsabili (in particolare l’istamina) della manifestazione allergica come, per esempio, l’asma o il prurito.

Importante la predisposizione

Il bambino non nasce allergico ma eredita dai genitori la predisposizione a sviluppare un’allergia. Non è detto, però, che si tratti dello stesso tipo di cui soffrono la mamma o il papà: l’allergia sviluppata, infatti, può essere diversa sia per quanto riguarda la forma di reazione sia per l’allergene (agente responsabile). Se entrambi i genitori sono allergici a qualche sostanza, vi è più del 50 per cento delle possibilità che anche il piccolo sia colpito da qualche manifestazione allergica. Ma anche i piccoli nati da genitori non allergici possono sviluppare un’allergia durante i primi anni di vita, ma con una probabilità che si aggira intorno al 10-15 per cento.

Il primo anno di vita, un periodo a rischio

Le allergie alimentari si manifestano, in genere, entro il primo anno di vita del piccolo, durante lo svezzamento, cioè quando si introducono nella sua dieta sostanze fino ad allora sconosciute al suo organismo. La reazione allergica, in questo caso, è per lo più dovuta all’immaturità dell’apparato gastrointestinale (cioè stomaco e intestino) del bambino ed è perciò destinata, in genere, a scomparire con la crescita. Le sostanze a rischio sono le proteine. In caso di allergia a un dato alimento, a livello cutaneo (cioè della pelle) possono comparire macchie, gonfiori e prurito; più in generale il piccolo può avere nausea, vomito, diarrea, formazione di gas nell’intestino, mal di testa e, più raramente, problemi di carattere respiratorio (asma).

Come si scopre

Se il pediatra sospetta la presenza di una o più allergie può prescrivere un esame specifico sulla pelle, il prick test. Può essere effettuato anche sul neonato, solitamente sul braccino. Attraverso l’esame, si stimola la pelle del bambino con una serie di allergeni, cioè le sostanze capaci di scatenare un’allergia e si osservano le reazioni. Se la pelle non si arrossa, vuol dire che il bambino non è allergico; se, invece, la pelle si arrossa e compare un gonfiore è probabile che il bambino sia allergico e nel caso si richiederanno altri esami più specifici. La risposta al prick test si ha nel giro di quindici minuti circa.

Le regole di prevenzione

Prolungare l’allattamento al seno

È certo ormai che l’allattamento materno è l’alimento più adatto per il neonato, anche come strumento preventivo delle allergie. Il latte della mamma contiene, infatti, i diversi nutrienti nelle proporzioni più adatte alle esigenze del piccolo e nulla più: è ridotto al minimo, quindi, il rischio di sviluppare reazioni alle sue componenti. Ogni nuova sostanza, in teoria, è capace di scatenare nel neonato una risposta allergica; fra tutti i nutrienti contenuti in genere nei cibi sono le proteine quelle maggiormente responsabili di tali fenomeni. Le proteine del latte materno sono, però, tutte autologhe, cioè dello stesso tipo di quelle del bebè ed è difficile dunque che si comportino da allergeni (cioè in grado di scatenare una reazione): in altre parole, l’organismo del bambino non le distingue nemmeno dalle proprie proteine e non le considera, perciò, sostanze estranee, potenzialmente nocive. Il latte della mamma sembra peraltro capace di ridurre la probabilità delle allergie in generale anche nel bambino più grandicello, proprio in virtù delle sue caratteristiche di tollerabilità. Occorre, però, fare attenzione all’alimentazione della mamma: se la sua dieta contiene cibi che si comportano da allergeni più facilmente di altri (come l’uovo, il latte, il pesce, i crostacei o la frutta secca) essi possono indirettamente sensibilizzare il lattante. Infatti, una quota delle proteine in essi contenute, questa volta eterologhe, cioè diverse da quelle del bebè, passa nel latte e può così “stuzzicare” il sistema immunitario del piccolo.

Posticipare lo svezzamento

Ritardando l’introduzione degli alimenti, si permette all’apparato intestinale del piccolo di raggiungere la maturità che gli consente di assimilare senza problemi il maggior numero di nutrienti. A questo scopo è anche fondamentale rispettare scrupolosamente il calendario di introduzione degli alimenti indicato dal pediatra.

Evitare gli alimenti allergizzanti

Alcuni alimenti sono tipicamente più capaci di scatenare le allergie, sia per le particolari proteine in essi contenute, sia perché contengono altre sostanze che partecipano al fenomeno allergico. È il caso dell’istamina, cui non si è allergici, ma che direttamente responsabile dei sintomi. Questi sono i cibi da introdurre in assoluto il più tardi possibile, secondo un calendario ben preciso, stabilito dal pediatra, e rigorosamente uno alla volta, in modo da renderne semplice il riconoscimento nel caso che il bebè manifestasse all’improvviso un’allergia. Vediamo i più comuni:

  • l’uovo
  • il pesce
  • il latte e i suoi derivati (formaggi, yogurt)
  • la frutta secca (nocciole, noci, arachidi, mandorle)
  • il pomodoro
  • le fragole
  • la soia
  • i derivati del grano (pasta, pane).

Attenzione all’etichetta

La Direttiva CE 2003/89 ha stabilito, sulla base di indicazioni del Comitato Scientifico per l’Alimentazione Umana, un elenco di allergeni alimentari  comuni, che devono sempre essere indicati quando presenti. Essa prevede inoltre che vengano segnalati gli ingredienti composti (per esempio yogurt, pasta, cioccolato) quando costituiscono oltre il 2 per cento del prodotto finito. Se, poi, essi contengono allergeni, il produttore deve indicarli (nel caso, per esempio, di una farcitura con crema alle nocciole, l’etichetta del prodotto deve segnalare “contiene nocciole”).

Ecco gli allergeni più a rischio:

  1. cereali contenenti glutine (cioè grano, segale, orzo, avena, farro, kamut) e prodotti derivati;
  2. crostacei e prodotti a base di crostacei;
  3. uova e prodotti a base di uova;
  4. pesce e prodotti a base di pesce;
  5. arachidi e prodotti a base di arachidi;
  6. soia e prodotti a base di soia;
  7. latte e prodotti a base di latte (compreso il lattosio, lo zucchero del latte);
  8. frutta secca a guscio:
  9. mandorle (Amigdalus communis L.);
  10. nocciole (Corylus avellana);
  11. noci comuni (Juglans regia);
  12. noci di acagiù (Anacardium occidentale);
  13. noci pecan (Carya illinoiesis);
  14. noci del Brasile (Bertholletia excelsa);
  15. pistacchi (Pistacia vera);
  16. noci del Queensland (Macadamia ternifolia);
  17. sedano e prodotti a base di sedano;
  18. senape e prodotti a base di senape;
  19. semi di sesamo;
  20. anidride solforosa e solfiti (conservanti) in concentrazioni superiori a 10 mg/Kg o 10 mg/l .

L’indicazione degli allergeni è obbligatoria anche quando:

  • vengono dichiarati allergeni con il nome della categoria: la dicitura “farina di cereali” non è più sufficiente, ma è necessaria l’esplicita dichiarazione “contiene glutine”;
  • sono citati ingredienti complessi (per esempio: se è presente cioccolato al latte, il termine “latte” deve essere precisato);
  • un allergene è contenuto in un additivo, come la lecitina di soia nel cioccolato;
  • un allergene funge da supporto o solvente di aromi: per esempio, in caso di aroma di fragola che ha come supporto latte in polvere l’etichetta deve segnalare anche la presenza di latte;
  • un allergene è parte di un additivo (per esempio, va riportata la farina di frumento impiegata per facilitare il distacco di un prodotto dolciario da forno dalla rispettiva formella o dal piano di cottura).
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