Il bambino distingue i sapori durante lo svezzamento

Anche il bebè è in grado di distinguere i quattro sapori principali e quello dolce è sicuramente il suo preferito

I suoi primi assaggi

Fin dalla nascita il bambino è in grado di riconoscere i quattro sapori fondamentali (dolce, amaro, salato e acido). Si tratta di una capacità innata che, secondo alcuni studi, il feto manifesta già nel corso della gravidanza, riconoscendo il sapore del liquido amniotico, che varia a seconda degli alimenti ingeriti dalla mamma.

Già nella vita prenatale, il feto sembrerebbe rivelare una predilezione per il gusto dolce che prosegue dopo la nascita. Il latte, materno o formulato, ha infatti un sapore inconfondibilmente dolce che si adatta al gusto innato del bambino. La scoperta dei nuovi cibi e dei nuovi sapori che lo svezzamento comporta avvia la formazione del gusto personale del piccolo. In questi mesi, infatti, il bebè supera la diffidenza, al principio del tutto naturale, verso i gusti nuovi, che devono essere introdotti con gradualità e riproposti con regolarità, per permettere al piccolo di abituarsi a essi. Anche gli altri sensi contribuiscono allo sviluppo del gusto del bebè. Il bambino individua i suoi cibi preferiti anche sulla base dell’olfatto (grazie all’odore emanato dal cibo), del tatto (molto importante è la manipolazione degli alimenti: divertirsi a “pasticciare” aiuta a porre le basi per un buon rapporto con il cibo), della vista (il piccolo può essere attratto anche dal colore di ciò che gli viene presentato nel piatto). Il senso del gusto dipende da una molecola chiamata adenosintrifosfato (Atp). È questa sostanza a fare da messaggero al cervello, trasmettendo le informazioni provenienti dalle papille gustative e permettendoci di riconoscere il sapore dei cibi e provare sensazioni di piacere o di disgusto per certi alimenti e bevande.

Il gusto è più sensibile nei grandicelli

La sede dell’organo del gusto è la lingua dove si trovano le gemme gustative (o calici gustativi), strutture a forma di fiasco situate nelle papille fungiformi e circumvallate dell’epitelio della lingua. La sensazione gustativa è legata alla stimolazione delle gemme gustative da parte delle varie sostanze che vengono introdotte in bocca e che, dopo essere state disciolte nella saliva, sono in grado di generare impulsi che, attraverso le vie nervose gustative, raggiungono il cervello. Le gemme per il dolce sono particolarmente concentrate sulla punta della lingua, per l’amaro alla base, per l’acido sui bordi, mentre la sensibilità per il salato sarebbe distribuita uniformemente su tutta la superficie della lingua. La capacità gustativa, scarsa nel neonato, diventa invece molto bene sviluppata nel bambino e nell’adolescente per tendere poi ad affievolirsi con l’avanzare dell’età.

No al salato e al dolce

Nel primo anno di vita si dovrebbe evitare di aggiungere il sale e lo zucchero alle pappe del bimbo per non abituare il suo palato a un gusto troppo salato o, al contrario, troppo dolce, che potrebbe poi condizionare le sue preferenze successive. Per questo è importante che i genitori educhino il bambino a mangiare correttamente fin da piccolo. Inoltre, l’abitudine a mangiare cibi molto salati o eccessivamente dolci può predisporre il bambino ad alcune malattie dell’età adulta, rispettivamente la pressione alta e l’obesità. Ciò è dovuto al fatto che, se si consumano cibi molto salati o dolci già da piccoli, si sarà portati poi ad aggiungere ai piatti più sale o più zucchero anche da adulti. Per questo, anche dopo l’anno di età, è consigliabile fare un uso moderato di sale o zucchero e di altri cibi molto dolci, come la marmellata o il miele. Il bimbo apprezzerà, comunque, il gusto naturale degli alimenti, in quanto il suo palato trova soddisfazione da sapori molto delicati: anche pietanze che ai genitori sembrano insipide, al piccolo in realtà piacciono.

Lo zucchero

Il bebè nasce con una naturale propensione per il sapore dolce del latte: si tratta di un gusto estremamente delicato che ha ben poco a che vedere con il sapore dolce cui può pensare un adulto. Fino all’anno di età, quindi, è bene non zuccherare ulteriormente le pappe del piccolo per non abituarlo ai sapori troppo intensi e avviarlo, invece, verso un’alimentazione sana ed equilibrata. Inoltre, molti cibi, come la frutta o il latte, sono già dolci per natura, quindi non è il caso di fare ulteriori aggiunte a questi alimenti. Oltre a diseducare il gusto del bambino, infatti, lo si esporrebbe maggiormente al rischio di carie, l’erosione dello smalto dei denti, favorita dalla fermentazione dei residui di zucchero in bocca. Un eccesso di zucchero può, poi, predisporre a problemi come l’obesità. È poi assolutamente da evitare l’abitudine (purtroppo ancora molto diffusa) di intingere il succhietto nello zucchero o, peggio ancora nel miele (a rischio di allergia nel primo anno di età), nella convinzione di renderlo più gradito al bebè. Per i più piccoli sono disponibili in commercio succhi di frutta, bevande (come tè o camomilla) e omogeneizzati di frutta poco o per nulla zuccherati, che risultano, comunque, molto gradevoli per il palato del bambino. In ogni caso, se si danno bevande zuccherate al piccolo, bisogna evitare di offrirgliele con il biberon, perché in questo modo lo zucchero rimarrebbe troppo tempo a contatto con i denti, favorendo la carie.

Il sale

ll sodio, contenuto nel sale, è necessario all’organismo perché:

  • regola l’equilibrio dei liquidi e la pressione sanguigna;
  • è alla base del funzionamento di nervi e muscoli;
  • facilita l’assorbimento di alcune sostanze nutritive nell’intestino e nei reni.

Il bambino piccolo, però, a causa dell’immaturità dell’organismo, ha una capacità ridotta di eliminazione del sodio che, in quantità eccessive può diventare dannoso. In particolare, può portare a disidratazione (perdita eccessiva di liquidi), causare un’elevata eliminazione di calcio, minerale indispensabile per un corretto sviluppo di ossa e denti, e determinare ipertensione, cioè la pressione alta. Per questi motivi, non bisogna effettuare aggiunte di sale alla pappa del piccolo fino all’anno di età.

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