Il prosciutto cotto è cancerogeno? Si può dare ai bambini?

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 22/01/2026 Aggiornato il 22/01/2026

Le carni ultraprocessate vanno consumate con cautela, all’interno di un'alimentazione variata e ricca di alimenti freschi come frutta e verdura. È importante assumere altre fonti proteiche come latticini e uova.

prosciutto cotto

Negli ultimi giorni si è tornato a parlare dell’Oms che classifica il prosciutto cotto tra gli alimenti cancerogeni di classe 1 secondo l’Agenzia internazionale di Ricerca sul Cancro – Iarc.

In realtà la classificazione era già stata fatta nel 2015, ma è assolutamente normale che faccia sorgere dubbi e preoccupazioni tra i genitori, soprattutto quando si hanno bambini piccoli che consumano volentieri un alimento da sempre ritenuto tradizionalmente salutare e nutriente.

I dati scientifici, già da tempo, correlano un aumento di rischio per tumori al colon retto legato al consumo di questo alimento e altri della stessa categoria.

Carni processate e rischio di tumore

“Nel 2015, la Iarc, l’agenzia specializzata dell’Oms che identifica e valuta i fattori di rischio oncologico, aveva già definito le carni processate, tra le quali è compreso il prosciutto cotto, cancerogene di gruppo 1, ossia cancerogene per l’uomo” precisa la dottoressa Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e supervisore scientifico per Fondazione Veronesi. “Significa che c’è evidenza scientifica sufficiente che quella classe di alimenti aumenti la probabilità di forme tumorali nell’uomo e, in questo caso specifico, ci si riferisce in particolare ai tumori del colon-retto”.

Questo non vuol dire che consumare questi alimenti provocherà sicuramente un tumore, ma che c’è una correlazione tra consumo e aumento di rischio. Le variabili sono tante e comprendono per esempio la quantità, la frequenza del consumo e la tipologia stessa di prodotto.

Prosciutto cotto e svezzamento

Anche a seguito di questa notizia, è normale per i genitori preoccuparsi della presenza del prosciutto cotto nell’alimentazione dei propri bambini. Questo prodotto infatti piace praticamente a tutti, è già pronto e può quindi essere la soluzione ideale per un pasto al volo.

Per tradizione veniva, e spesso viene tuttora, inserito tra i primi alimenti proposti al bambino durante lo svezzamento, nel passaggio dal solo latte materno o di formula all’alimentazione complementare, sia per il gusto spesso apprezzato sia per la consistenza.

Storicamente si suggeriva di iniziare a proporre il prosciutto cotto attorno agli otto mesi di vita, in alternativa alla carne, come buona fonte di proteine, priva dell’eccesso di sale presente invece in altri prodotti come prosciutto crudo e salame.

Oggi ogni famiglia si affida alle indicazioni del proprio pediatra relativamente allo svezzamento, ma in generale è bene attenersi alle linee guida nazionali e internazionali, per esempio quelle della Società Italiana di Pediatria o del Ministero della Salute.

Il consiglio della nutrizionista

“Queste indicazioni, da tempo, invitano a limitare fortemente il consumo di carni processate in età pediatrica, soprattutto nei primi anni di vita. In particolare, la Società Italiana di Pediatria sottolinea che le carni processate, delle quali fa parte il prosciutto cotto, nei primi anni di vita dovrebbero essere evitate o comunque consumate solo occasionalmente”, avverte la dottoressa Dogliotti. “Il motivo non è solo legato alla prevenzione dei tumori, ma anche all’obiettivo di educare fin da piccoli ad un’alimentazione salutare“.

Fin dall’infanzia è infatti essenziale limitare sale, grassi saturi, additivi e favorire il consumo di fonti proteiche fresche tra cui latticini, pesce, uova, carni fresche magre e fonti vegetali come i legumi, inserite in un’alimentazione varia e ricca di verdura, frutta e cereali.

Come orientarsi dopo la dichiarazione dell’Oms

Soprattutto nell’infanzia è bene evitare il più possibile le carni processate e ultraprocessate, quindi insaccate, affumicate, conservate. Il pericolo viene da alcune sostanze utilizzate per la conservazione, come i polifosfati, i nitrati e i nitriti. “Questi additivi servono a combattere la carica microbica delle carni conservate e quindi a renderle più sicure dal rischio di tossinfezioni alimentari” aggiunge la nutrizionista. “Una volta ingerite, alcune possono essere trasformate in sostanze potenzialmente cancerogene, aumentando in particolare il rischio di tumore al colon retto”.

Il rischio si corre soprattutto con i nitrati e i nitriti, sostanze che sono presenti anche in natura, soprattutto nei vegetali a foglia verde, come gli spinaci, e che contribuiscono alla crescita della pianta. L’Efsa (l’Agenzia Europea per la sicurezza alimentare) ha condotto diversi studi su nitrati e nitriti, arrivando alla conclusione che queste sostanze contenute nei vegetali sono meno dannose perché la presenza di vitamine e di antiossidanti interferirebbe positivamente sulla formazione di molecole cancerogene. Nei cibi processati, invece, il consumo frequente potrebbe predisporre a forme tumorali.

L’importanza di una dieta varia

È quindi importante seguire le indicazioni di non consumare troppo spesso le carni processate, al massimo una volta alla settimana, tenendo conto che tutti gli affettati e le altre carni lavorate rientrano in questa categoria. Anche se non ci sono evidenze scientifiche che differenzino gli effetti sulla salute delle varie tipologie di prodotto, è ragionevole consigliare di orientare la scelta verso la migliore qualità possibile, con un basso quantitativo di polifosfati, nitrati e nitriti.

In generale l’affettato fresco ne contiene meno rispetto al prodotto pre-tagliato in vaschette, ma in tempi più recenti i produttori cercano di controllare il livello di queste sostanze chimiche anche nei salumi confezionati. È essenziale, in ogni caso, non fare mancare all’alimentazione quotidiana, a tutte le età, alimenti freschi e ricchi di vitamine e di sostanze antiossidanti (come verdura e frutta) per contrastare i potenziali effetti nocivi di questi additivi.

 
 
 

In breve

Il prosciutto cotto fa parte delle carni ultraprocessate. Per questo in svezzamento è bene parlare con il pediatra in merito all’introduzione di questo alimento, cercando di limitarlo e seguendo una alimentazione ricca di cibi freschi, vitamine e antiossidanti.

 

Fonti / Bibliografia

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