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Negli ultimi giorni si è tornato a parlare dell’Oms che classifica il prosciutto cotto tra gli alimenti cancerogeni di classe 1 dalla Agenzia internazionale di Ricerca sul Cancro – Iarc.
In realtà la classificazione era già stata fatta nel 2015 ma è assolutamente normale che faccia sorgere dubbi e preoccupazioni tra i genitori, soprattutto quando si hanno bambini piccoli che consumano volentieri un alimento da sempre ritenuto tradizionalmente salutare e nutriente.
I dati scientifici, già da tempo, correlano un aumento di rischio per tumori al colon retto legato al consumo di questo alimento e altri della stessa categoria.
Carni processate e rischio di tumore
“Nel 2015, la Iarc, l’agenzia specializzata dell’Oms che identifica e valuta i fattori di rischio oncologico, aveva già definito le carni processate, tra le quali è compreso il prosciutto cotto, cancerogene di gruppo 1, ossia cancerogene per l’uomo” precisa la dottoressa Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e supervisore scientifico per Fondazione Veronesi. “Significa che c’è evidenza scientifica sufficiente che quella classe di alimenti, aumenti la probabilità di forme tumorali nell’uomo e in questo caso specifico ci si riferisce in particolare ai tumori del colon-retto”.
Questo non vuol dire che sicuramente consumare questi alimenti provocherà un tumore, ma che c’è una correlazione tra consumo e un aumento di rischio. Le variabili sono tante e comprendono per esempio la quantità, la frequenza del consumo e la tipologia stessa di prodotto.
Prosciutto cotto e svezzamento
Anche a seguito di questa notizia, è normale per i genitori preoccuparsi della presenza del prosciutto cotto nell’alimentazione dei propri bambini. Questo prodotto infatti piace praticamente a tutti, è già pronto e può quindi essere la soluzione ideale per un pasto al volo.
Da tradizione veniva e spesso viene tutt’ora inserito tra i primi alimenti proposti al bambino durante lo svezzamento, nel passaggio dal solo latte materno o di formula all’alimentazione complementare, sia per il gusto spesso apprezzato sia per la consistenza.
Storicamente si suggeriva di iniziare a proporre il prosciutto cotto attorno agli otto mesi di vita, in alternativa alla carne, come buona fonte di proteine, priva dell’eccesso di sale presente invece in altri prodotti come prosciutto crudo e salame.
Ogni famiglia si affida alle indicazioni del proprio pediatra relativamente allo svezzamento, ma in generale è bene ricordare le linee guida nazionali e internazionali, per esempio quelle della Società Italiana di Pediatria o del Ministero della Salute.
Il consiglio della nutrizionista
“Queste indicazioni, da tempo, invitano a limitare fortemente il consumo di carni processate in età pediatrica, soprattutto nei primi anni di vita. In particolare, la Società Italiana Pediatri, sottolinea che le carni processate, delle quali fa parte il prosciutto cotto, nei primi anni di vita dovrebbero essere evitate o comunque consumate solo occasionalmente”, avverte la dottoressa Dogliotti. “Il motivo non è solo legato alla prevenzione dei tumori, ma anche all’obiettivo di educare fin da piccoli ad un’alimentazione salutare“.
Fin dall’infanzia è infatti essenziale limitare sale, grassi saturi, additivi e favorire il consumo di fonti proteiche fresche tra cui latticini, pesce, uova, carni fresche magre e fonti vegetali come i legumi, inserite in un’alimentazione varia e ricca di verdura frutta e cereali.
Come orientarsi dopo la dichiarazione dell’Oms
Soprattutto nell’infanzia è bene evitare il più possibile le carni ultraprocessate, quindi insaccate, affumicate, conservate. Il pericolo viene da alcune sostanze utilizzate per la conservazione, come i polifosfati, i nitrati e i nitriti. “Questi additivi servono a combattere la carica microbica delle carni conservate e quindi a renderle più sicure dal rischio di tossinfezioni alimentari” aggiunge la nutrizionista. “Una volta ingerite, alcune possono essere trasformate in sostanze potenzialmente cancerogene, aumentando in particolare il rischio di tumore al colon retto”.
Il rischio si corre soprattutto con i nitrati e i nitriti, sostanze che sono presenti anche in natura, soprattutto nei vegetali a foglia verde, come gli spinaci e contribuiscono alla crescita della pianta. Indagini condotte dall’Efsa, l’Agenzia Europea per la sicurezza alimentare ha condotto studi su nitrati e nitriti, arrivando alla conclusione che queste sostanze presenti nei vegetali sono meno dannose perché la presenza di vitamine e di antiossidanti interferirebbe sulla formazione di molecole cancerogene. Nei cibi processati, invece, il consumo frequente potrebbe predisporre a forme tumorali.
L’importanza di una dieta varia
È quindi importante seguire le indicazioni di consumare non troppo spesso le carni processate, al massimo una volta alla settimana tenendo conto tutti gli affettati e altri formati di carni lavorate rientrano in questa categoria. Anche se non ci sono evidenze scientifiche che differenzino gli effetti sulla salute delle varie tipologie di prodotto, è ragionevole consigliare di orientare la scelta verso la migliore qualità possibile, con un basso quantitativo di polifosfati, di nitriti e nitrati.
In generale l’affettato fresco ne contiene meno rispetto al prodotto pre-tagliato in vaschette, ma in tempi più recenti i produttori cercano di controllare il livello di queste sostanze chimiche nei salumi. È essenziale non fare mancare all’alimentazione quotidiana, a tutte le età, alimenti freschi e ricchi di vitamine e di sostanze antiossidanti che contrastano i potenziali effetti nocivi di questi prodotti.
In breve
Il prosciutto cotto fa parte delle carni ultraprocessate. Per questo in svezzamento è bene parlare con il pediatra in merito all’introduzione di questo alimento, cercando di limitarlo e seguendo una alimentazione ricca di ingredienti freschi.
Fonti / Bibliografia
- Dogliotti Elena - Fondazione Umberto Veronesi
- Divezzamento, ecco le corrette regole - Società Italiana di PediatriaCon le indicazioni del Ministero della Salute L’alimentazione in età evolutiva ha un notevole impatto in termini di prevenzione e di crescita dell’individuo. Esistono difatti periodi critici dello sviluppo del bambino, i cosiddetti primi 1000 giorni, in cui l’intervento nutrizionale può condizionare la salute del futuro. È in questo contesto che si inserisce il documento […]
- https://www.salute.gov.it/new/sites/default/files/imported/C_17_pubblicazioni_2915_allegato.pdf
- https://www.efsa.europa.eu/sites/default/files/corporate_publications/files/nitrates-nitrites-170614_it.pdf
