Svezzamento del bebè: a richiesta o a fasi?

L’alimentazione complementare a richiesta sembra prevalere sulla vecchia concenzione dello svezzamento del bebè a fasi. In che cosa consiste

L’Associazione culturale pediatri ha realizzato uno studio rivolto sia agli specialisti del settore sia ai genitori. È emerso che fissare un’età prestabilita in cui debba avvenire il passaggio dal latte al cibo solido,  ossia lo svezzamento del bebè, sia in realtà un falso mito e non abbia alcun fondamento scientifico.

Sì al latte materno fino all’anno d’età

Anche se il latte, meglio se materno, rimane l’alimento principale fino ai 12 mesi, il bambino intorno ai 6 mesi (ma anche prima o dopo) inizia a mostrare interesse per il cibo. A quel punto dimostra di avere sviluppato un corretto sviluppo cognitivo e neuromotorio che gli consente di richiedere il cibo attivamente. Quindi, lo svezzamento del bebè attraverso l’alimentazione complementare a richiesta deve essere legata agli interessi del bambino e non a una una tabella di marcia precisa. Viene tuttavia ribadito che ogni passaggio dovrà essere graduale() e rispettoso dei tempi del singolo bambino, che è in grado . di capire cosa vuole mangiare e in che quantità. 

Più libertà al bambino

Lo studio mira a far arrivare il messaggio che “parlare di alimentazione complementare significa valorizzare la dieta di tutta la famiglia”.  Il cardine dell’autosvezzamento, infatti, è che il bambino mangia “quello che vuole nelle quantità che vuole e se ne vuole”, e lo fa perché, messo a tavola insieme al resto della famiglia, ha modo di farne richiesta mostrando interesse. Diventa, quindi, essenziale che i genitori seguano una dieta sana e varia. In questo modo non c’è motivo di distinguere tra cibo per i grandi e per i piccoli.

 

 

 
 
 

Da sapere!

I pediatri sconsigliano anche l’uso della parola “pappa”, intesa come brodini, cereali in povere e omogeneizzati.

 

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