Svezzamento precoce? I pediatri dicono no

Roberta Camisasca Pubblicato il Aggiornato il 02/08/2018

Lo svezzamento precoce, sempre più diffuso, ha effetti negativi sulla crescita. Ecco perché non bisogna avere fretta di “lasciare” il latte

Lo svezzamento è un passaggio importante nella crescita di un bambino e dovrebbe avvenire intorno ai 6 mesi di età. Purtroppo sempre più spesso si tende ad anticipare troppo questo momento, compromettendo il corretto sviluppo del bambino. Lo svezzamento, ricordano i pediatri, è un momento critico, che prevede l’introduzione delle corrette abitudini alimentari che indirizzeranno il bambino verso uno stile di vita sano anche da adulto.  Ecco perché sono contrari allo svezzamento precoce.

Né troppo presto né troppo tardi

Secondo uno studio americano pubblicato sulla rivista medica Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics e condotto su un campione di circa 1.500 bambini statunitensi dai 6 ai 36 mesi, per la maggior parte dei lattanti americani lo svezzamento è troppo precoce: il 16,3% comincia prima del compimento del quarto mese, il 38,3% tra 4 e 6 mesi, il 32,5% tra 6 e 7 mesi, mentre il 12,9% inizia lo svezzamento più tardi, dopo i 7 o più mesi di vita. Solo il 32,5% dei bambini incomincia ad assumere alimenti nel momento raccomandato.

Parola d’ordine, gradualità

Uno svezzamento precoce, con l’introduzione di alimenti diversi dal latte, può far perdere al bambino la possibilità di assumere sostanze nutritive fondamentali per la crescita. Anche se l’introduzione di alimenti solidi non può avvenire prima del sesto mese, a 4 mesi e mezzo si possono avvicinare i bambini alla tavola, rendendoli il più possibile partecipi di ogni fase della preparazione del cibo: dall’assemblaggio degli ingredienti all’allestimento della tavola, fino alla degustazione del piatto finale.

I primi assaggi

A 6 mesi il piccolo è pronto per i primi assaggi: sta in posizione seduta e mantiene la testa dritta, acquisisce forza e stabilità del tronco, delle spalle e del collo, coordina gli occhi e le mani. È in grado di afferrare il cibo, metterlo in bocca e deglutirlo senza rischi di soffocamento, accetta il cucchiaino, interagisce con la persona che gli dà da mangiare, si mostra interessato e attratto dalla tavola e dai piatti (sgrana gli occhi, allunga le braccia, dondola in avanti). 

 

 
 
 

Da sapere!

Sollecitare tutti i sensi del bambino: la vista, con i colori delle pietanze e della tavola apparecchiata, l’olfatto, l’udito e il tatto, grazie alla diversa consistenza dei cibi.

 

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