Quando introdurre la pasta nello svezzamento?

Silvia Camarda A cura di Silvia Camarda Pubblicato il 11/11/2022 Aggiornato il 11/11/2022

Dal formato micron delle prime minestrine fino alle pastasciuttine al pomodoro, ecco perché la pasta – fondamento della dieta mediterranea – fa bene anche al piccolo durante lo svezzamento

quale pasta per lo svezzamento

Con lo svezzamento aumentano i fabbisogni energetici del bebè, che passa dall’allattamento alla masticazione, e quale alimento, più della pasta, può essere in grado di soddisfare questa esigenza? Al pari di altri cereali (come riso, mais, orzo, farro, avena, miglio), il grano della pasta fornisce energia per l’alto contenuto di carboidrati, pochissimi grassi e una discreta dose di proteine vegetali. Non a caso, i cereali costituiscono la base fondamentale delle prime pappe: all’inizio creme, semolini, in seguito pastine di formato micron e, con la comparsa dei primi dentini, pastasciuttine con i primi semplicissimi sughetti. Si comincia con circa 20 g all’8°- 9° mese, per aumentare gradualmente, fino ad arrivare a 30-40 g intorno all’anno di vita, salvo diverse indicazioni del pediatra.

Come è fatta la pasta?

Secondo la legislazione italiana, gli ingredienti della pasta, alimento principe della dieta mediterranea, sono esclusivamente semola di grano duro (o frumento) e acqua. Qualsiasi altra aggiunta, anche se parziale, di farina di grano tenero costituisce una frode. In realtà, esistono due specie di frumento o grano, distinte per le caratteristiche e la destinazione:

 

  •  la più comune è quella denominata “triticum vulgare” o frumento tenero. Dalla macinazione del frumento tenero si ottiene come prodotto principale la farina che, a sua volta, viene impiegata per la preparazione di pane, torte, biscotti e pastine per la prima infanzia;
  •  il “triticum durum” o frumento duro ha un colore ambrato e trova impiego soprattutto nella produzione della semola per la pasta. Non contiene conservanti (perché è l’essicazione del prodotto che permette un’elevata conservabilità) e neppure coloranti, additivi chimici e sale.

 

Che cosa contiene la pasta?

La pasta rilascia l’amido lentamente: ciò permette di ottimizzarne gli effetti metabolici.
Tra i carboidrati della pasta, l’amido è quello più rappresentato e costituisce una delle principali fonti di glucosio, zucchero semplice utilizzato dall’organismo come combustibile per tutte le funzioni vitali (1 g fornisce 4 kcal). L’amido è costituito da carboidrati a lento assorbimento, che garantiscono perciò energia di lunga durata, permettendo al bambino di affrontare intervalli sempre più lunghi tra i pasti.
Altre benefiche funzioni
Per una sana ed equilibrata alimentazione, il 50-60% delle calorie totali deve derivare dai carboidrati, utilissimi perché:

  • sono indispensabili per la funzionalità dei globuli rossi, delle cellule muscolari e di quelle nervose;
  • partecipano alla formazione degli acidi nucleici costituenti il Dna;
  • favoriscono la buona funzionalità della mucosa intestinale e il riassorbimento dell’acqua.

 

Quale pasta dare nello svezzamento?

 

La pasta studiata appositamente per lo svezzamento risponde a determinate caratteristiche:

  • è prodotta con materie prime selezionate, coltivate in terreni lontani da fonti di inquinamento e controllate costantemente in tutto il loro processo di lavorazione da aziende produttrici leader nel settore dell’alimentazione della prima infanzia;
  • è preparata con grano tenero, più digeribile e masticabile rispetto alla pasta comune (prodotta con grano duro) e con farina diastasata, ossia miscele di farine di cereali differenti nelle quali, mediante uno speciale processo enzimatico, parte dell’amido viene trasformato in elementi più semplici come destrine, maltosio e glucosio, garantendo un prodotto più facilmente digeribile e con energia pronta per essere utilizzata al piccolo. Quando le farine diastasate vengono mescolate con polvere di latte si parla di farine lattee;
  • è arricchita con sali minerali come calcio, importantissimo per ossa e denti, fosforo, necessario per il ricambio cellulare e le ossa, ferro, componente essenziale dell’emoglobina, una proteina contenuta nei globuli rossi, e vitamine del gruppo B che contribuiscono a trasformare gli alimenti in nutrimento ed energia per l’organismo e garantiscono il regolare funzionamento del sistema nervoso.

A partire dai 12 mesi si può proporre al piccolo la pasta di grano duro, più ricca di proteine rispetto a quella di grano tenero, di formato più grande e condita con i primi semplici sughetti con il pomodoro. A questa età la pasta può essere anche abbinata ai legumi, in modo da costituire un pasto completo dal punto di vista proteico ( le proteine di legumi e cereali incomplete si compensano se consumate insieme). 

 

Quando dare la pasta integrale ai bambini?

Questo tipo di pasta non deve essere proposta prima dei due anni, in quanto può ridurre l’assorbimento di alcuni importanti sali minerali, come ferro e calcio, e irritare l’intestino del bambino ancora in via di sviluppo a causa del notevole quantitativo di fibre.

Quando abbinate la pasta ai legumi per i bambini?

La pasta apporta il 10-11% di proteine vegetali che, però, hanno un valore nutrizionale inferiore rispetto a quelle contenute negli alimenti di origine animale (carne, uovo, pesce e latticini). Tuttavia, se abbinata ai legumi (lenticchie, fagioli, ceci, piselli) garantisce la completezza degli amminoacidi, i mattoncini base delle proteine, costituendo così un pasto completo da un punto di vista proteico, paragonabile a un piatto di carne o pesce, con il vantaggio di apportare un minor quantitativo di grassi.
A svezzamento avviato
Va detto, però, che i legumi possono essere inseriti nella dieta del bambino intorno all’8°- 9° mese di vita, inizialmente proponendoli come brodo e solo in un secondo momento decorticati (cioè privati della buccia) e passati, per evitare fenomeni fermentativi e coliche gassose (dolorosi mal di pancia).

Quando si può mettere il sale nella pasta del bambino?

Per tutto il primo anno di vita è consigliabile non aggiungere sale per insaporire i piatti del piccolo (compresa la pasta), né utilizzare dadi da brodo vegetali o estratti di carne, perché contengono glutammato monosodico o, in assenza di questo esaltatore di sapidità, un elevato tenore di sodio (sale). Gli alimenti che compongono la pappa sono già naturalmente salati. Aggiungere altro sale nella pastina, quindi – oltre a creare un carico eccessivo sui reni del bambino – può abituare il palato a un gusto troppo saporito che potrebbe condizionare le future scelte alimentari e favorire nel tempo lo sviluppo di malattie come l’ipertensione arteriosa.

 

 

 
 
 

In sintesi

Da quando si può dare la pasta normale ai bambini?

Con la comparsa dei primi dentini (solitamente intorno all’8°- 9° mese) il piccolo comincia a masticare e a voler assaggiare nuovi alimenti. È proprio in questa fase che si possono proporre le prime pastine di formato micron, così piccole da poter anche essere ingoiate (come anellini, cuoricini, stelline, tempestine, semini) cotte nel brodo vegetale.
Intorno ai 10-12 mesi, man mano che aumentano i dentini da latte e il bimbo migliora la sua capacità di masticazione, si può inserire una pasta di formato leggermente più grande (come maccheroncini, pennette) condita con un cucchiaino di olio extravergine d’oliva a crudo e uno di formaggio grattugiato tipo grana o con verdure tagliate in piccoli pezzi, per abituarlo un po’ alla volta a mangiare come “i grandi”. Quest’ultimo tipo di pasta ricorda, infatti, la pasta degli adulti, ma è pensata appositamente per il piccolo perché è prodotta con una miscela di farine di grano tenero e grano duro, quindi più facile da masticare, e di dimensioni non troppo grandi.

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

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