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I genitori spesso non vedono l’ora che il piccolo pronunci le sue prime parole. Ma lo sviluppo del linguaggio è graduale e avviene per step.
Prima di iniziare a parlare, i bambini attraversano la fase della lallazione, una tappa molto importante che permette loro di mettersi alla prova.
In genere compare attorno ai sei-sette mesi ed è caratterizzata prima dalla ripetizione di sillabe come “ba-ba” o “ma-ma”, e poi dalla combinazione di suoni diversi, come “to-ti-to”. Con il tempo, questi vocalizzi diventano sempre più vari e intenzionali, preparando il terreno alle prime parole.
Parlare spesso con il proprio figlio, rispondere ai suoi suoni, cantare e leggere insieme sono semplici modi per favorire questo percorso. Ogni bimbo, però, ha i propri tempi. Alcune differenze nelle tempistiche e modalità sono normali, ma l’assenza o la marcata riduzione della lallazione possono meritare un confronto con il pediatra, soprattutto se accompagnate da altre difficoltà nella comunicazione.
A quanti mesi compaiono i primi suoni e sillabe
Lo sviluppo della comunicazione comincia molto prima delle prime parole. Già nei primi mesi i neonati producono vocalizzi, piangono con suoni e modalità diverse, ridono e progressivamente imparano a utilizzare la voce anche per attirare l’attenzione e interagire con chi si prende cura di loro.
In genere, intorno ai due-quattro mesi compaiono i primi vocalizzi, spesso costituiti da suoni prolungati come “aaa” o “ooo”. Il bambino inizia a sperimentare la propria voce e a rispondere sempre più spesso alle persone che gli parlano.
Tra i quattro e i sei mesi i vocalizzi diventano più ricchi: possono comparire suoni prodotti con le labbra e con la parte posteriore della bocca, mentre il bambino sperimenta intensità e tonalità differenti.
La vera e propria lallazione inizia generalmente intorno ai sei-sette mesi. Si tratta di una tappa molto importante nello sviluppo del linguaggio, che consiste nella produzione ripetuta di sillabe cantilenate, come “ba-ba”, “da-da” o “ma-ma”.
Da qui il nome: in latino, infatti, lallatio significa proprio canterellare. Rispetto ai vagiti e ai vocalizzi dei primi mesi di vita, queste forme di linguaggio sono più articolate ma non hanno necessariamente un significato preciso: il bambino sta soprattutto esercitando le proprie capacità vocali. Quando dice “mamamama”, dunque, non necessariamente sta chiamando la mamma. Nei mesi successivi, invece, le sillabe diventano progressivamente più varie e complesse, fino ad accompagnare i primi tentativi intenzionali di comunicazione.
È importante, però, non essere troppo rigidi nell’interpretare queste indicazioni: lo sviluppo del linguaggio presenta una certa variabilità individuale e va osservato considerando la crescita del bambino nel suo insieme.
Lallazione canonica e variata: le fasi dello sviluppo verbale fino ai 12 mesi
Anche la lallazione, così come il linguaggio, attraversa diverse fasi.
Intorno ai sei-otto mesi, in genere, compare la lallazione canonica, caratterizzata dalla ripetizione di sillabe formate da una consonante e una vocale, come “ba-ba”, “da-da” o “ma-ma”. Le sillabe sono semplici e vengono spesso ripetute in sequenza. La vocale più usata è la “a” perché richiede una posizione neutra della bocca ed è quindi facile da pronunciare.
Tra gli 8 e i 10 mesi la lallazione tende a diventare più articolata grazie alla maturazione della muscolatura orale e della capacità di auto-ascolto. Si parla di lallazione variata quando il bambino combina sillabe differenti, per esempio “ba-da”, “ma-ga” o sequenze più lunghe. Inoltre, il ritmo e l’intonazione possono ricordare sempre più quelli del linguaggio degli adulti. In questa fase il bambino non sta semplicemente producendo suoni: sta imparando a coordinarli, ascolta le risposte degli altri e sperimenta il modo in cui la voce può essere utilizzata per comunicare.
Verso i 10-12 mesi, i vocalizzi e le lallazioni possono diventare sempre più intenzionali. Il bambino può utilizzare determinate sequenze sonore in situazioni ricorrenti e accompagnarle con gesti, sguardo e indicazione. Possono inoltre comparire le prime parole riconoscibili, anche se tempi e modalità sono molto variabili.
Come stimolare il linguaggio del bambino
Non servono esercizi particolari per “insegnare” a un bambino a lallare. Si tratta, infatti, di un’abilità naturale. Tuttavia, creare un ambiente favorevole, ricco di relazioni, ascolto, parole e occasioni di comunicazione, può favorire lo sviluppo del linguaggio. La cosa migliore per accompagnare il piccolo in questo percorso è parlare con lui fin dai primissimi giorni di vita e coinvolgerlo il più possibile nelle interazioni quotidiane.
Cercare di parlare lentamente e con frasi semplici. Questo non significa che si debba utilizzare un linguaggio scorretto o eccessivamente semplificato, ma semplicemente che è bene accompagnare le azioni quotidiane con parole facilmente riconoscibili. Per esempio, è molto utile commentare ciò che accade.
Durante il cambio, il pasto, il bagnetto o una passeggiata si possono nominare oggetti, persone e azioni: “Mettiamo le scarpe”, “Ecco il cucchiaio”, “Guarda il cane”.
È importante, poi, rispondere ai suoi tentativi come se fossero un vero e proprio dialogo. Se il bambino dice “ba-ba”, il genitore può ripetere il suono, aspettare una sua risposta e poi aggiungere una parola: “Ba-ba! Sì, guarda la palla”. Anche se ciò che dice non è ancora del tutto comprensibile, è fondamentale riconoscere gli sforzi del bambino e incoraggiarlo a continuare a sperimentare.
Ricordarsi di lasciare spazio alla risposta. Una conversazione con un bambino piccolo non deve essere un monologo dell’adulto. Dopo aver parlato, è importante fermarsi e aspettare: anche uno sguardo, un sorriso, un gesto o un vocalizzo sono forme di risposta.
Altri consigli utili
- Leggere insieme: libri illustrati e racconti offrono al piccolo occasioni naturali per ascoltare parole e suoni.
- Recitare filastrocche e canzoni: è un modo divertente e giocoso per abituare il bambino a suoni e ritmi.
- Utilizzare gesti e sguardo: indicare un oggetto, guardarlo insieme al bambino e nominarlo aiuta a collegare la parola al suo significato.
- Ridurre le distrazioni durante l’interazione: nei momenti dedicati al gioco e alla conversazione, la presenza dell’adulto e lo scambio diretto sono molto importanti.
- Imitare i suoni prodotti dal bambino: crea un’alternanza simile a quella di una conversazione e gli insegna progressivamente che i suoi vocalizzi possono provocare una risposta nell’altra persona.
Lallazione e sviluppo del linguaggio: perché è importante
La lallazione rappresenta un passaggio importante perché coinvolge diverse abilità necessarie allo sviluppo successivo del linguaggio: l’utilizzo e il controllo della voce, l’ascolto, la coordinazione tra respirazione e produzione dei suoni e la capacità di alternarsi con l’interlocutore. Attraverso queste sequenze di suoni, il bimbo si allena a usare la voce, parlare, comunicare, interagire, esprimere le proprie emozioni.
Non bisogna però aspettarsi una sequenza identica in tutti i bambini. Alcuni possono produrre molte sillabe e vocalizzare continuamente, mentre altri possono essere più silenziosi e osservatori.
Per questo motivo, oltre alla presenza della lallazione, è utile guardare al comportamento comunicativo nel suo complesso. Il piccolo cerca lo sguardo dell’adulto? Reagisce alla voce? Sorride in risposta all’interazione? Produce suoni per attirare l’attenzione? Utilizza gesti, come indicare o salutare? Sembra comprendere alcune parole o situazioni familiari?
Questi elementi contribuiscono a descrivere meglio lo sviluppo rispetto al conteggio delle singole parole o sillabe.
Quando consultare il pediatra per un controllo uditivo o logopedico
Come detto, non bisogna avere fretta: ogni piccolo ha i suoi tempi, anche per quanto riguarda lo sviluppo del linguaggio. Se la lallazione non inizia a sei mesi, dunque, non bisogna subito entrare in allarme.
La lallazione non è una gara e non esiste un numero “giusto” di sillabe che un bambino debba produrre ogni giorno. Un ritardo in una singola tappa non significa necessariamente che ci sia un problema. Magari il piccolo tarda a parlare, ma manifesta uno sviluppo motorio precoce.
Tuttavia, alcuni segnali meritano di essere discussi con il pediatra, soprattutto quando sono persistenti o si associano ad altre difficoltà nella comunicazione. È opportuno chiedere un confronto con il medico se:
- il bambino non mostra vocalizzi o lallazione entro i 10-12 mesi
- sembra non reagire alla voce o ai suoni
- non cerca l’interazione con l’adulto
- non comprende semplici istruzioni
- non tenta di comunicare nemmeno attraverso gesti o espressioni facciali
- smette di utilizzare abilità comunicative che aveva già acquisito.
Particolare attenzione va riservata in particolare alla risposta ai suoni. Un bambino che non reagisce regolarmente alla voce, ai rumori o al proprio nome potrebbe avere bisogno di un controllo dell’udito.
Anche una riduzione uditiva parziale, infatti, può influenzare l’apprendimento dei suoni e, successivamente, lo sviluppo del linguaggio.
Il pediatra può valutare lo sviluppo generale e, quando necessario, indirizzare verso un approfondimento audiologico, neuropsichiatrico infantile o logopedico.
È importante non aspettare necessariamente che il bambino inizi a parlare per chiedere un parere: l’osservazione precoce delle competenze comunicative permette di individuare più rapidamente eventuali difficoltà e di intervenire, quando necessario, nel momento più appropriato.
In breve
La lallazione è una fase fondamentale dello sviluppo del linguaggio, durante la quale il piccolo sperimenta suoni e sillabe fino ad arrivare alle prime parole. In genere, questa tappa inizia attorno ai sei-sette mesi, ma ogni bambino ha i suoi tempi. Parlargli in modo chiaro, leggergli storie e rispondere ai suoi vocalizzi aiuta a stimolare la comunicazione.
Fonti / Bibliografia
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- Sviluppo del linguaggio: le fasi e i progressi dei bambiniLo sviluppo del linguaggio dei bambini avviene secondo diverse fasi che indicano i progressi che il piccolo dovrebbe compiere nella sua crescita.
