Allarme psicofarmaci ai minori: raddoppiato l’uso in Italia, la denuncia di Aifa

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 13/11/2025 Aggiornato il 13/11/2025

Secondo l'Agenzia Italiana del Farmaco, le prescrizioni sono quasi raddoppiate dalla pandemia di Covid-19, soprattutto nella fascia adolescenziale dai 12 ai 17 anni. Gli esperti italiani sottolineano che, nel nostro Paese, questi medicinali vengono prescritti solo per reale necessità.

psicofarmaci bambini e adolescenti

L’impiego di psicofarmaci ai minori è aumentato, addirittura raddoppiato nel giro di pochi anni, secondo il Rapporto annuale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). La tendenza è simile a livello globale, soprattutto in seguito alla pandemia di Covid-19 che ha inciso sul benessere psicofisico e mentale dei più giovani. Gli psicofarmaci ai minori sono utili in caso di disturbi dell’umore o di problemi di iperattività e deficit di attenzione, ma possono causare più effetti collaterali rispetto agli adulti. L’Agenzia del farmaco fa notare che nel nostro Paese la prescrizione è comunque inferiore a quella di altri Paesi. E gli esperti di neuropsichiatria infantile ribadiscono che questi medicinali vengono prescritti solo se necessari, con un attento monitoraggio.

La denuncia di Aifa

Il Rapporto OsMed 2024 sull’uso dei medicinali in Italia dell’Agenzia Italiana del Farmaco , presentato a novembre 2025 a Roma, fa sapere che l’aumento si è verificato negli ultimi dieci anni.

Se nel 2016, lo 0,26% dei minori assumeva psicofarmaci, nel 2024 la percentuale era salita allo 0,57%, quindi un bambino ogni 175 contro un caso ogni 384. Il consumo è passato da 20,6 confezioni a 59,3 confezioni ogni 1000 bambini. Gli psicofarmaci più prescritti ai minori sono soprattutto antipsicotici, antidepressivi e medicinali per l’Adhd.

La fascia di età in cui si verifica il consumo più elevato è tra i 12 e i 17 anni, con 129,1 confezioni ogni 1000 ragazzi e un livello di prescrizione dell’1,17% dei minori.

Perché l’uso di psicofarmaci è raddoppiato tra adolescenti e bambini

In generale, come risulta anche da altri studi epidemiologici internazionali, i tassi di prescrizione degli psicofarmaci ai minori, ma anche in altre fasce di età, è aumentato in tutti i Paesi del mondo, soprattutto in seguito alla pandemia di Covid-19.

I più giovani infatti, come riporta anche il Garante per l’Infanzia, sono quelli che hanno maggiormente risentito delle restrizioni, dovendo rinunciare alla scuola in presenza, alle attività ludiche e sportive, alle occasioni di socializzazione e subendo un forte impatto emotivo.

L’Aifa, tuttavia, precisa che le quantità di psicofarmaci ai minori in Italia restano inferiori alla media di altri Paesi, sia europei come la Francia con l’1,61%, sia extra‐europei come gli Usa, dove le percentuali di ragazzini che assumono psicofarmaci sono molto più elevate (24,7%‐26,3%).

Cosa comporta

L’uso di psicofarmaci andrebbe evitato nei bambini e negli adolescenti di età inferiore ai 18 anni, secondo alcune precazioni suggerite anche dall’Istituto Superiore di Sanità.

In questa fascia di età, infatti, gli effetti secondari possono essere più frequenti rispetto all’età adulta. Si pensa che l’utilizzo degli antidepressivi possa interferire con il corretto sviluppo del sistema nervoso: anche se in rari casi, infatti, sono avvenuti episodi di autolesionismo (che consiste nel procurarsi da soli lesioni anche serie al corpo) nei giovanissimi trattati con questi medicinali.

In Italia quindi si interviene prima con metodi non farmacologici, come la psicoterapia cognitivo comportamentale e altri interventi psicoterapici. Nel caso sia necessario somministrare psicofarmaci ai minori, da soli o in associazione alla psicoterapia, è sempre necessaria la presenza dello specialista per monitorare la cura, gli eventuali effetti collaterali e i risultati.

Cosa fare

Il tema degli psicofarmaci ai minori è sempre molto delicato e non manca di suscitare perplessità e preoccupazioni. Per questo, i coordinatori della Rete che riunisce i primari dei reparti di emergenza psichiatrica per l’età evolutiva (0–18 anni) Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e Gabriele Masi responsabile di Psichiatria e Psicofarmacologia dell’Irccs Fondazione Stella Maris di Pisa, hanno diffuso alcune riflessioni sull’uso di questi medicinali.

Gli esperti fanno notare che la prescrizione degli psicofarmaci non viene mai stabilita con leggerezza, ma all’interno di una valutazione approfondita della situazione, tenendo conto degli aspetti medici, psicologici, familiari e sociali e dei relativi interventi già messi in atto.

Occorre sempre un monitoraggio costante con una valutazione completa dopo tre mesi dal trattamento per decidere se proseguire, modificare o sospendere la cura, tenendo conto del miglioramento dei sintomi e dello stato generale di benessere del giovanissimo.

Grazie ad altri interventi terapeutici, è necessario prevedere momenti in cui, anche in presenza di buoni risultati, si valuti una graduale riduzione o sospensione del farmaco, per verificare se il miglioramento possa mantenersi anche senza terapia.

Il parere degli esperti

I rappresentanti della Rete dei reparti di emergenza pediatrica invitano inoltre alla prudenza nella valutazione dei dati sugli psicofarmaci ai minori. I livelli di prescrizione restano molto più bassi rispetto ad altri Paesi europei come la Francia, dove le percentuali sono circa tre volte superiori, la Spagna e i Paesi del Nord-Europa.

È anche scorretto parlare genericamente di “psicofarmaci ai bambini”, perché l’aumento riguarda l’intera fascia sotto i 18 anni, ma con un picco tra i 12 e i 17 anni, quando emergono le forme più complesse di disagio psichico, che spesso richiedono un intervento farmacologico in associazione alle altre terapie.

Gli esperti aggiungono che, più che preoccuparsi per chi assume un farmaco, bisognerebbe pensare a chi non riceve un adeguato trattamento. Quindi l’obiettivo non deve essere solo limitare l’uso dei farmaci, ma garantire cure appropriate, integrate e tempestive a chi ne ha bisogno, promuovendo una cultura dell’ascolto, della competenza e della cura, a tutela del benessere psicologico dei ragazzi.

 

In breve

Il Rapporto Aifa sull’impiego dei farmaci evidenzia un aumento nella prescrizione degli psicofarmaci ai minori soprattutto dopo il Covid-19. Gli esperti ribadiscono che in Italia i livelli di assunzione di questi medicinali sono inferiori rispetto ad altri Paesi e che il trattamento prevede prima interventi con la psicoterapia

 

Fonti / Bibliografia

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