Bambini rapiti: la psicosi collettiva che si alimenta da sola

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo, con la consulenza di Serena Mongelli - Dottoressa specialista in Psicologia Pubblicato il 06/03/2026 Aggiornato il 06/03/2026

In Italia scompaiono minori ogni anno, ma si tratta quasi sempre di allontanamento volontario in situazioni difficili. I casi di rapimento di bambini sono rarissimi, quindi è importante non prestare fede alle fake news.

bambino rapito

Il rapimento di bambini è stato un argomento molto dibattuto negli ultimi tempi, dopo alcuni episodi avvenuti in Italia. Il primo si è verificato a Bergamo, quando un uomo ha cercato di sottrarre ai genitori una bimba di un anno e mezzo all’uscita da un supermercato. In seguito, a Caivano, in Campania, è capitato un episodio simile, riportato anche sul sito del Ministero della Difesa: sempre davanti a un supermercato, un uomo ha tentato di portare via un bambino di cinque anni. Un altro fatto si sarebbe verificato in Lazio, a Primavalle, dove una donna avrebbe cercato di prelevare due bambini da scuola.

Questi episodi spaventano, perché risvegliano nelle persone un timore profondo e diffuso: vedere scomparire ciò che hanno di più caro al mondo. È però importante non lasciarsi prendere dall’ansia, dando credito a notizie false e facendole “rimbalzare” a propria volta nei gruppi whattsap di classe e sui social.

I dati sui rapimenti

Quello dei bambini scomparsi non è sicuramente un problema inesistente. Secondo dati recenti del Ministero dell’Interno, che ha dedicato anche una Giornata al dramma dei bambini scomparsi, nel 2022 erano oltre 17.000 i minori dei quali si sono perse le tracce. Questo numero si è riconfermato, più o meno invariato, anche negli anni successivi.

È però importante fare una distinzione, che non intende sottovalutare il problema, ma riportarlo a una dimensione più corretta, per evitare la diffusione di fake news in grado di generare discriminazione e odio. Prima di tutto, in questo numero sono compresi giovanissimi di età fino ai 17 anni. Quindi non si tratta di bambini molto piccoli, ma soprattutto di adolescenti, in grado di allontanarsi volontariamente da casa per diverse ragioni come problemi di ansia, conflitti con la famiglia, insoddisfazioni scolastiche.

Nella maggior parte dei casi, i minori scomparsi sono di origine straniera e quindi, a volte, provenienti da situazioni di disagio e di semi-clandestinità. È bene precisare che le forze dell’ordine seguono i casi dei minori scomparsi e che, nella maggior parte dei casi, questi giovanissimi vengono ritrovati e riconsegnati alla famiglia.

Cosa sappiamo realmente

I veri e propri rapimenti di bambini sono estremamente rari. Quando si verificano, spesso il responsabile è uno dei genitori, che compie questo gesto a causa di un vissuto difficile, per esempio non accettando una separazione e quindi l’allontanamento dal figlio. I rapimenti dei bambini da parte di sconosciuti, invece, sono ancora più rari, anche se sono quelli che hanno una maggiore risonanza mediatica perché materializzano paure profonde. In realtà, in questi casi si tratta di persone spesso con problemi psichiatrici, o disperate, che compiono gesti di questo tipo spesso senza rendersene realmente conto. Nel caso della bambina di un anno, vittima di un tentato rapimento a Bergamo, il responsabile era un uomo con problemi psichiatrici, egli stesso vittima di un vissuto personale molto difficile.

Tutte le fake news

Il caso di Bergamo e quello di Caivano, accompagnati da video diffusi su tutti i social, hanno scosso l’opinione pubblica e da una notizia di questo tipo alla psicosi collettiva il passo è stato breve. Da tutta Italia, infatti, nei giorni successivi hanno cominciato a essere segnalati tentati rapimenti di bambini. Come hanno riportato le cronache, in Piemonte hanno iniziato a circolare voci riguardanti un “furgone bianco” che cercherebbe di portare via bimbi davanti alle scuole, nonostante le autorità di Piossasco, Nichelino e di altre città abbiamo smentito questi fatti con comunicati ufficiali. Lo stesso è successo in Toscana, a Vicopisano in provincia di Pisa, dove il comune ha invitato alla calma perché non esiste il pericolo di rapimenti di bambini.

Anche in altre località sono circolate fake news riguardanti rapimenti di bambini, per esempio a Primavalle, vicino a Roma. In questo caso, è circolato anche un messaggio vocale decisamente inquietante, dove si parla di una coppia di mezza età, a bordo di un Suv nero, che cerca di rapire bambini davanti alle scuole, avvicinandoli con la scusa che i genitori hanno avuto un incidente e che loro sono stati incaricati di portarli a casa. È stata fornita addirittura la targa del mezzo e si invita chiunque a prestare attenzione. Genitori e nonni preoccupati possono prestare facilmente fede a questi racconti, che divengono ancora più spaventosi quando si aggiungono particolari decisamente inquietanti, come per esempio quello che i piccoli vengano rapiti per alimentare il traffico di organi.

Il punto di vista della psicologa

La maggior parte di questi episodi sono vere e proprie bufale oppure fatti ingigantiti dal passaparola. Nel caso di Primavalle, per esempio, tutto è partito dalla vicenda di una baby sitter che aveva semplicemente sbagliato scuola. Il fatto che fosse straniera ha probabilmente alimentato la paura che si basa sul pregiudizio. Eppure, prestarvi fede è facile, per tante ragioni: “Le notizie che riguardano i rapimenti dei bambini sono quasi sempre diffuse in modo scorretto e parziale, di solito ingigantendo anche quanto è realmente accaduto” avverte la psicologa Serena Mongelli. “Nonni, genitori, perfino maestre sono portati a credere al racconto più spaventoso, senza contestualizzare e soprattutto senza cercare fonti autorevoli che aiutino a capire che cosa è successo realmente”. Nel caso di Bergamo e di Caivano, infatti, si trattava in entrambi i casi di persona con problemi psichiatrici, quindi una situazione al limite.

“Eppure è facile dare credito alle notizie false, perché paradossalmente quanto più sono spaventose, tanto più rafforzano quello che è istintivo credere, ossia che il mondo è brutto, pericoloso e che le proprie paure sono giustificate, quindi che si è nel giusto ad essere anche iperprotettivi con i figli” aggiunge l’esperta. È una strategia mentale che è definita bias di conferma. In altre parole, se una persona è profondamente convinta che le cose terribili siano normali e che possano accadere, presta credito facilmente alle fake news terrorizzanti e alle cose negative, perché cercare di razionalizzare e di scoprire che non sono vere crea una dissonanza cognitiva, che porta a una forma di disagio”.

Ecco quindi come comportarsi davanti a notizie preoccupanti.

  1. Non fermarsi ai titoli, soprattutto sui social o su siti non autorevoli. Invece, cercare di approfondire la notizia in fonti sicure, per esempio quotidiani, agenzie di stampa, oppure sul sito ufficiale del proprio Comune di residenza.
  2. Cercare di razionalizzare e non diffondere queste notizie a propria volta, soprattutto se non si hanno fonti certe e sicure.
  3. Non far spaventare inutilmente i bambini, che non hanno la maturità per capire se si tratta di notizie false e che anzi possono darvi più facilmente credito, sviluppando forme ansiose. È meglio invece istruirli a fare attenzione ai pericoli e a comportarsi in modo appropriato in caso di approccio da parte di sconosciuti.
  4. Se l’ansia diviene così grave che non la si controlla e rovina la serenità, è opportuno rivolgersi a uno psicologo per seguire eventualmente un percorso di terapia cognitivo-comportamentale.
 
 
 

In breve

Ogni anno scompaiono molti minori in Italia e questi casi vengono seguiti dalla Polizia. Sono, invece, rarissimi i rapimenti di bambini piccoli, ma il timore che questo possa accadere alimenta la diffusione di notizie false.

Fonti / Bibliografia

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