Barbie autistica = inclusione? È sufficiente a rappresentare un disturbo così complesso?

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo, con la consulenza di Serena Mongelli - Dottoressa specialista in Psicologia Pubblicato il 16/01/2026 Aggiornato il 16/01/2026

Non è regalando un giocattolo etichettato che si porta avanti un modello di vera inclusione. Barbie autistica non rappresenta in modo corretto un disturbo di neurodivergenza articolato e complesso.

barbie autistica

È esplosa la polemica negli ultimi giorni dopo che Mattel ha lanciato sul mercato Barbie autistica, una bambola con sguardo fisso davanti a sé, cuffie antirumore, tablet e antistress al dito.

L’obiettivo, secondo l’azienda, è favorire l’inclusione e l’accettazione di questo disturbo neurobiologico sempre più diffuso tra le nuove generazioni.

Secondo gli esperti, però, si rischia di raggiungere l’obiettivo opposto. I disturbi dello spettro autistico sono infatti variegati e diversi tra di loro e non è corretto banalizzarli con simboli che nell’immaginario si associano alle caratteristiche delle persone con autismo.

Tutte le bambole inclusive di Mattel

La nuova Barbie fa parte della linea Fashionistas e va ad aggiungersi ai circa 175 modelli di un giocattolo che ha ormai oltre mezzo secolo di vita. Dalle prime rappresentazioni tradizionali, con tratti anglosassoni, linea snella, occhi azzurri, capelli biondi e lineamenti perfetti, si è passati a Barbie con capelli neri, pelle olivastra o scura, occhi a mandorla per incontrare un pubblico più vasto. Successivamente, l’azienda ha prodotto una serie di bambole con diverse forme di disabilità, alcune delle quali hanno avuto anche testimonial celebri. Un esempio su tutte è la Barbie con diabete di tipo 1, rappresentata da Lila Grace Moss, figlia della modella Kate e già nota influencer.

La Barbie autistica, che l’azienda ha realizzato insieme con l’Autistic Self Advocacy Network Usa, ha lo sguardo fisso davanti a sé e tendente al basso, un indumento scivolato e morbido per non impedire i movimenti, ha le articolazioni particolarmente mobili per assecondare i movimenti ripetitivi e stereotipati che contraddistinguono alcune tipologie di autismo.

Inoltre indossa cuffie per proteggersi dai rumori eccessivi, che possono risultare fastidiosi, ha con sé un tablet e porta al dito un fidget spinner, una sorta di piccola trottola che aiuta a combattere lo stress. Come già successo in passato, la nuova Barbie divide e suscita polemiche. Ha tanti detrattori, ma conta anche su molti sostenitori, come è successo tempo fa per Barbie con protesi alla gamba.

Per esempio, una giovane atleta paralimpica, Hannah Cockroft, ha dichiarato di sentirsi rappresentata in questa bambola e ha avuto meno difficoltà ad accettare la propria condizione.

Una rappresentazione troppo semplicistica

Il caso di Barbie autistica, però, sembra essere un po’ differente proprio per la natura del problema, che è più complesso e articolato e difficilmente definibile da una rappresentazione univoca.

“L’azienda ha semplicemente svolto il proprio lavoro, ossia produrre un giocattolo in base alle esigenze di mercato e alle possibili vendite. Era già successo in passato, con la Barbie disabile, per esempio, o con quella con il diabete” chiarisce la psicologa Serena Mongelli. “È quindi una semplice operazione commerciale, dietro la quale però non esiste una vera inclusione, anzi. C’è il rischio di aggiungere una ulteriore definizione a un disturbo, etichettandolo ancora di più e, quindi, mettendo ai margini una persona con questo problema. Mi spiego meglio: se in una classe o in un contesto sociale c’è un bambino o bambina con autismo, regalare questo oggetto significa accentuare ulteriormente la sua caratteristica”.

Secondo la psicologa, alla base c’è anche un messaggio sbagliato dovuto a una scarsa conoscenza del problema autismo. “Si parla di disturbi dello spettro autistico perché esiste una ampia varietà di manifestazioni. Alcuni bambini faticano a mantenere il contatto visivo, è vero, hanno bisogno di particolari strumenti per favorire l’interazione, come nel caso della Barbie che è stata riprodotta con le cuffie. Ci sono però casi di bambini che comunicano, che sorridono, che stanno volentieri tra i coetanei. Questo giocattolo insomma non rappresenta in modo corretto l’autismo”.

Il parere della Associazione Anffas

Sullo stesso piano si colloca Anffas, Associazione nazionale di Famiglie e Persone con disabilità intellettive e disturbi del Neurosviluppo, che in un comunicato diffuso con Assoutenti (con cui Anffas collabora), esprime una posizione critica nei confronti della messa in vendita di Barbie con autismo e ne chiede il ritiro dal mercato.

Secondo Anffas, è importante portare avanti iniziative sul tema di inclusione e sensibilizzazione rispetto alle persone con disabilità e allo spettro autistico, ma questo oggetto non raggiunge l’obiettivo. Anzi, può aumentare il divario nel rapporto con le persone con disabilità, attraverso accessori e caratterizzazioni stereotipate, senza favorire una reale comprensione della complessità dello spettro autistico.

 In che cosa consiste la vera inclusione

“Una iniziativa davvero inclusiva avrebbe dovuto seguire una strada completamente diversa” dichiara il presidente di Anffas, Gabriele Melluso. “Non una bambola con stereotipi riferiti allo spettro autistico, ma piuttosto una bambola normodotata accompagnata da progetti concreti di inclusione lavorativa, di coinvolgimento nella produzione di lavoratori con disabilità o con spettro autistico, o di sostegno reale alle famiglie e ai servizi dedicati. Questo sì avrebbe dato credibilità, valore sociale e reale impatto positivo all’iniziativa”.

E se un bimbo o una bimba chiede questa bambola ai genitori, per sé o per farne un regalo al compagno che ha questo disturbo? “Ovviamente i genitori sono liberi di decidere in merito” conclude la dottoressa Mongelli. “Il dono andrebbe però accompagnato da una adeguata spiegazione su che cos’è l’autismo in sé e che cosa significa veramente inclusione, un concetto ampio che significa accogliere per come si è, con valorizzazione delle differenze e senza omologazione”.

Le altre Barbie con disturbi o disabilità

Barbie autistica è l’ultimo modello di bambola inclusiva nel tempo, ma ne esistono altre che rappresentano persone con particolari malattie o forme di disabilità, come appunto Barbie con la protesi, che ha l’obiettivo di incoraggiare i più piccoli ad accettare gli ausili per disabili come parte della quotidianità per molte persone.

Barbie con diabete 1, l’ultima lanciata prima della bambola con l’autismo, simboleggia una malattia autoimmune sempre più diffusa tra le nuove generazioni che implica la somministrazione continua di insulina, una terapia che può avere un notevole impatto sulla vita di migliaia di giovanissimi.

Barbie non vedente è rappresentata con il sorriso di sempre, occhiali trendy per proteggere gli occhi e bastone bianco e rosso secondo le indicazioni internazionali per persone con problemi alla vista.

Barbie con apparecchio acustico indossa un dispositivo dietro all’orecchio e stando ai produttori ha l’obiettivo di normalizzare e, quindi, di far accettare l’uso degli apparecchi acustici per persone audiolese.

Esiste anche Barbie con sindrome di Down, caratterizzata dal particolare taglio degli occhi e vestita con un abito nei colori simbolo di questa anomalia cromosomica e addirittura un ciondolo di color rosa che rappresenta la copia alterata del cromosoma 21.

Sono state realizzate anche Barbie su sedia a rotelle, a quanto dice l’azienda per aumentare la consapevolezza di questa forma di disabilità e favorire l’inclusione, e Barbie con vitiligine, una malattia autoimmune della pelle caratterizzata dalla comparsa di evidenti chiazze chiare sulla cute. La vitiligine può essere responsabile di una scarsa accettazione di sé.

 
 
 

In breve

Barbie autistica è rappresentata con cuffie, tablet, antistress, ha sguardo fisso e compie movimenti stereotipati. Una raffigurazione che, secondo gli esperti, non rappresenta un passo in avanti verso una vera inclusione delle persone con disturbo dello spettro autistico

 

Fonti / Bibliografia

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