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Non è stato il batterio “killer” Clostridium difficile, ma una meningoencefalite dovuta al virus della VI malattia a causare il decesso del bambino di soli 18 mesi di Tropea, in Calabria. Il piccolo, che frequentava il nido, lo scorso 17 luglio 2026 ha iniziato ad accusare i sintomi di un’infezione molto seria, tali da dover richiedere il ricovero prima a Vibo Valentia, quindi a Catanzaro dove il piccolo ha perso la vita.
Dalle indagini condotte dal dipartimento di Medicina legale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Dulbecco di Catanzaro, su incarico della Procura, è emerso che il bimbo è deceduto a causa di meningoencefalite complicata da un’infezione dovuta a stafilococco aureo e da sintomi gastroenterici. Si è trattato quindi una catena di infezioni, rara e purtroppo fatale.
“La conferma che non si è trattato di un’infezione da Clostridioides difficile, ma di un quadro riconducibile alla VI malattia associata ad altre infezioni, è un elemento importante che consente di ricostruire con maggiore precisione quanto accaduto. Nelle prime fasi di eventi di questo tipo è normale che siano formulate diverse ipotesi diagnostiche, che vengono poi confermate o escluse dagli accertamenti clinici e microbiologici”, commenta il dottor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano. “È fondamentale evitare collegamenti automatici tra un singolo caso e una causa specifica, ma l’episodio richiama l’attenzione sulla necessità di mantenere sempre elevati gli standard di prevenzione”.
Il virus responsabile della VI malattia
A quanto è risultato dall’autopsia e dalle indagini di laboratorio, il piccolo di Tropea ha contratto una meningoencefalite dovuta a herpesvirus umano 6 o Hhv-6, un agente virale della famiglia degli Herpesviridae, che si replica all’interno dei linfociti T (cellule di difesa del nostro organismo). Dopo l’infezione primaria, il virus non scompare ma resta in stato di latenza nell’organismo e si riattiva periodicamente quando le difese dell’organismo si riducono, per esempio a causa di altre infezioni concomitanti.
Se questo succede in soggetti sani, spesso non compaiono sintomi di malessere. Se però l’infezione si riattiva in soggetti fragili, come i bambini molto piccoli o coloro che soffrono di malattie pregresse, ci possono essere conseguenze serie. Esistono due tipi di Herpesvirus umano 6: l’A e il B .
- L’Herpesvirus umano A è un agente ancora poco conosciuto e quindi oggetto di studio. Ancora non si sa molto della diffusione e delle manifestazioni cliniche che comporta.
- L’Herpesvirus umano 6 B è il responsabile della VI malattia, detta anche esantema subitum o roseola infantum . Questa è una malattia esantematica molto diffusa nella prima infanzia, responsabile di infezioni tipiche nei primi due anni di vita. La fase della vita in cui si corre un rischio maggiore è tra i 6 e i 24 mesi, quindi all’epoca del nido. I bambini si trasmettono l’infezione tra loro attraverso la saliva e le goccioline di muco diffuse nell’ambiente con starnuti e colpi di tosse.
“La VI malattia è un’infezione virale molto frequente nei bambini piccoli e, se associata ad altre infezioni, può determinare un quadro clinico più complesso, soprattutto nei soggetti più fragili o nei più piccoli, in cui il rischio principale è rappresentato dalla rapida evoluzione delle condizioni generali” continua l’esperto. “Questo episodio ricorda quanto sia fondamentale evitare conclusioni affrettate prima che siano disponibili tutti i risultati delle indagini, ma conferma anche che le misure di prevenzione nelle comunità infantili restano essenziali indipendentemente dall’agente responsabile. Un’accurata igiene delle mani, la sanificazione degli ambienti e dei giochi, l’allontanamento temporaneo dei bambini con febbre o sintomi gastrointestinali e la tempestiva valutazione medica in presenza di segni di peggioramento rappresentano gli strumenti più efficaci per limitare la diffusione delle infezioni e proteggere i bambini più vulnerabili”.
Scopri tutto sulla VI malattia
Sintomi
La VI malattia presenta alcuni sintomi caratteristici:
- febbre alta anche oltre i 40 gradi alcuni giorni prima della comparsa dell’esantema
- irrequietezza
- nervosismo
- convulsioni febbrili
- raffreddore
- congiuntivite
- sintomi gastroenterici
- linfonodi gonfi e palpabili.
Qualche giorno dopo la comparsa di questi sintomi, compare l’esantema: papule arrossate e in rilievo, della dimensione di 2-3 millimetri, isolate tra loro e localizzate soprattutto al tronco.
Rischi
Nella maggior parte dei casi, la sesta malattia si rivolve senza conseguenze. A volte, però, come è successo nel caso del bambino di Tropea, si verifica una complicanza, ossia una meningoencefalite virale. Si tratta di un’infezione molto seria, che coinvolge le meningi, ossia le membrane che avvolgono il cervello. Questa eventualità, però, come hanno confermato alcuni studi, si verifica abbastanza raramente. Il piccolo è stato colpito da una catena di eventi particolarmente complessi e dolorosi, perché dalle indagini si è scoperto che un quadro già molto serio è stato peggiorato ulteriormente da una infezione da Stafilococco aureo.
Questo è un batterio Gram-positivo che vive nella pelle e nelle mucose e che a volte causa solo sintomi superficiali, per esempio, infezioni sulla pelle. Si diffonde con relativa facilità da una persona all’altra, quando si vive a stretto contatto come succede in scuole e asili. In alcuni casi, può causare infezioni serie, diffuse per esempio a organi interni come polmoni, cuore, ossa e altri ancora. Il rischio è ancora maggiore quando il batterio presenta resistenza agli antibiotici ed è quindi ancora più difficile da curare, in modo particolare in un organismo debilitato da altre infezioni serie.
“Un elemento spesso sottovalutato riguarda il riconoscimento precoce dei sintomi. Nei bambini molto piccoli un’infezione può evolvere rapidamente e manifestarsi inizialmente con segnali poco specifici, come irritabilità, rifiuto del cibo, sonnolenza o febbre” aggiunge il professor Pregliasco. “È fondamentale che educatori e genitori siano adeguatamente informati su quando è opportuno trattenere il bambino a casa, quando richiedere una valutazione pediatrica e quando attivare tempestivamente i servizi di emergenza”.
Prevenzione
Episodi come quello di Tropea sono fortunatamente rari, ma ricordano quanto la prevenzione debba essere considerata un investimento quotidiano. Gli asili nido restano luoghi sicuri e fondamentali per lo sviluppo dei bambini, a condizione che la cultura della sicurezza, dell’igiene e della sorveglianza sanitaria sia mantenuta sempre ai massimi livelli. Ogni evento deve servire a rafforzare i sistemi di prevenzione, non ad alimentare paure generalizzate.
- Formazione continua del personale: è importante che le persone addette alla cura dei bambini seguano protocolli rigorosi di igiene, effettuino una corretta aerazione degli ambienti per la qualità dell’aria indoor, assicurando pulizia e disinfezione di giochi e superfici. Inoltre devono essere disponibili dispositivi per l’igiene delle mani
- Sorveglianza sanitaria: va garantita una tempestiva comunicazione ai dipartimenti di prevenzione delle Asl in caso di cluster e un rapporto di collaborazione trasparente con le famiglie
- Vaccinazioni regolari: le vaccinazioni raccomandate, sia dei bambini sia degli operatori, rappresentano uno strumento fondamentale per limitare la diffusione delle malattie prevenibili
- Aspetti organizzativi precisi: il corretto rapporto numerico tra personale e bambini, la sicurezza degli spazi, formazione sulle procedure di emergenza e disponibilità di piani per la gestione di eventuali focolai epidemici sono elementi che contribuiscono a creare un ambiente protetto.
“Occorre poi considerare il tema dell’antibiotico-resistenza” chiarisce il professor Pregliasco. “Non tutte le infezioni richiedono antibiotici e il loro utilizzo improprio favorisce la selezione di batteri sempre più difficili da trattare. Per questo è essenziale una diagnosi microbiologica accurata quando indicata e una terapia mirata, evitando trattamenti inutili”.
Quali rischi si corrono al nido
L’asilo nido è un ambiente importante per la crescita, ma è anche un luogo in cui il contatto stretto e continuativo tra piccoli con un sistema immunitario ancora immaturo favorisce inevitabilmente la circolazione di virus e batteri. Nei primi anni di vita è normale che un bambino possa andare incontro a numerosi episodi infettivi ogni anno. È parte del naturale processo di maturazione delle difese immunitarie, ma richiede particolare attenzione da parte degli operatori e delle famiglie.
I rischi non riguardano soltanto le malattie esantematiche come appunto la Vi-I malattia, ma anche le infezioni respiratorie, dall’influenza al virus respiratorio sinciziale, l’adenovirus, il Sars-CoV-2 ancora presente con una circolazione endemica e le gastroenteriti.
Inoltre possono circolare malattie esantematiche come morbillo, varicella, quinta e sesta malattia, scarlattina, malattia mano-piede-bocca e congiuntiviti. In presenza di coperture vaccinali non ottimali possono ricomparire infezioni ritenute ormai sotto controllo.
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Il parere del virologo
La morte di un bambino così piccolo rappresenta una tragedia che colpisce profondamente tutti e che impone il massimo rispetto per la famiglia e la massima cautela sul piano scientifico. In questa fase è fondamentale evitare conclusioni affrettate. Ecco il parere del virologo Fabrizio Pregliasco.
Perché alcuni bambini si ammalano in modo più serio?
Il fatto che siano stati segnalati più casi rappresenta un elemento importante dal punto di vista epidemiologico, ma non significa automaticamente che tutti abbiano sviluppato la stessa infezione o che abbiano avuto la medesima gravità clinica. Nei bambini molto piccoli la risposta individuale può essere estremamente diversa: alcuni sviluppano forme lievi che si risolvono spontaneamente, mentre altri, purtroppo, possono andare incontro a complicanze molto severe legate alla disidratazione, alla diffusione sistemica dell’infezione o, in casi particolari, a meccanismi tossinici che interessano anche altri organi.
Il nido è un luogo dove le infezioni si verificano spesso?
I nidi e le scuole dell’infanzia non sono luoghi intrinsecamente pericolosi, questo va sottolineato. Sono però ambienti nei quali la circolazione delle infezioni gastrointestinali è favorita dalla stretta convivenza. Per questo motivo esistono protocolli molto rigorosi: isolamento tempestivo dei casi sintomatici, esclusione dalla frequenza fino alla guarigione, accurato lavaggio delle mani, sanificazione degli ambienti e, quando necessario, interventi coordinati dei Dipartimenti di Prevenzione.
Come si possono proteggere i più piccoli?
L’obiettivo è interrompere rapidamente la catena del contagio e, in questo momento, la priorità assoluta è garantire la migliore assistenza ai bambini ancora ricoverati e monitorare tutti coloro che hanno manifestato sintomi. Inoltre è necessario individuare rapidamente l’origine dell’episodio per evitare ulteriori casi. Solo dati scientifici solidi consentiranno di stabilire con certezza che cosa sia accaduto e, soprattutto, di mettere in atto le misure più efficaci per prevenire eventi analoghi in futuro.
In breve
Le analisi condotte hanno scoperto che il bimbo di Tropea ha contratto una meningoencefalite per virus della sesta malattia, complicata da sintomi gastroenterici e da infezione diffusa da Stafilococco aureo. Una combinazione rara e purtroppo molto grave
Fonti / Bibliografia
- Sesta malattia (esantema critico o subitum) e HHV-6 - Ospedale Pediatrico Bambino GesùMalattia esantematica della prima infanzia, caratterizzata da febbre alta, raffreddore, irritabilità, diarrea, vomito e congiuntivite

