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Sempre più culle vuote in Italia. La fotografia dell’Istat racconta di un Paese dove i bambini diminuiscono sempre di più: i figli nel 2025 sono stati in media solo 1,14 per donna, in calo rispetto alla media di 1,18 del 2024 con lievi discrepanze tra il Sud, il più prolifico, e le altre aree d’Italia.
Diverse le motivazioni che si possono addurre per il progressivo calo delle nascite ma su tutte pesa sicuramente la questione economica.
I sostegni alla natalità, rappresentati per lo più da bonus una tantum, non sono sufficienti infatti a supportare le famiglie giovani in un momento in cui la spesa per il mantenimento di un figlio è in costante crescita. Servono politiche familiari sostanziali, a partire da quelle che possano sostenere il lavoro femminile per evitare che in futuro il numero di culle vuote cresca ancora.
Crollo nascite nel 2025: i dati Istat
L’Italia invecchia sempre più. E mentre cresce il numero di anziani, diminuisce quello dei bambini e le culle sono sempre più vuote. I
l rapporto annuale dell’Istat riconferma una tendenza ormai ben chiara negli ultimi anni: le nascite seguono una costante curva decrescente.
Nel 2025 sono nati 355mila bambini, 6,0 ogni mille abitanti quando erano 6,3 nel 2024 e ben 9,5 per mille nel 2005. Un dato addirittura peggiore rispetto alle previsioni che ipotizzavano la nascita di 361mila bambini.
Rispetto all’anno precedente i nuovi nati sono 15mila in meno (circa il 3,9%). Del resto circa un quinto delle coppie attualmente non ha figli e chi decide di averli si limita in genere a uno solo. Sempre in base ai dati Istat, infatti, il numero medio di figli per donna è stimato in 1,14 nel 2025, in calo rispetto all’1,18 del 2024.
Le Regioni più “colpite”
La tendenza interessa tutto il Paese con poche le differenze tra le aree geografiche: il Centro ha la fecondità più bassa con 1,07 figli per donna contro l’1,11 del 2024: segue il Nord con 1,15 figli rispetto all’1,19 dell’anno precedente mentre il Sud passa da 1,20 a 1,16 figli per donna.
Andando a guardare regione per regione il record della fecondità più bassa continua ad essere della Sardegna dove, per il sesto anno consecutivo, la media di numero di figli per donna continua a diminuire passando dallo 0,91 del 2024 allo 0,85 del 2025.
Seguono Molise e Lazio con un numero medio di figli per donna pari, rispettivamente, a 1,02 e 1,05 mentre il Trentino-Alto Adige conserva ancora una volta la palma di regione più feconda d’Italia con un numero medio di figli per donna di 1,40, seguito dalla Sicilia con 1,23 e dalla Campania con 1,22.
Aumenta l’età del primo figlio
Altro dato Istat che conferma una tendenza già presente negli anni passati è il progressivo aumento dell’età del primo figlio che passa da 32,6 del 2024 a 32,7 anni del 2025. Il Centro con 33,1 anni resta l’area in cui i figli si fanno più tardi seguita dal Nord in cui il primo figlio arriva a 32,8 anni e dal Sud dove le donne hanno un primo bambino in media a 32,4 anni.
Il ruolo degli stranieri
In un quadro generale segnato da un pesante inverno demografico, solo gli stranieri sembrano invertire la rotta. Dal 2006 almeno un nuovo nato su dieci è figlio di stranieri, nel 2013 si è arrivati al 15,1% del totale dei neonati, percentuale che nel 2025 è scesa al 13,7%: questo significa che nello scorso anno un bimbo su sette è nato da genitori stranieri.
Il dato è nazionale ma in questo caso le differenze regionali sono significative: in alcune regioni come la Liguria, l’Emilia Romagna e la Lombardia circa il 20% dei nuovi nati è figlio di stranieri, con una proporzione che scende così a uno su cinque.
I motivi del crollo
Non è semplice trovare le spiegazioni di un fenomeno come quello delle culle vuote che rappresenta una tendenza ormai consolidata.
Pesa sicuramente sulla scelta di avere o meno dei figli il clima di recessione, ma anche di forte instabilità, che si respira ormai da tempo a livello mondiale.
Ma ci sono comunque altri dati concreti da tenere presente:
- il crollo dei matrimoni: per tradizione passaggio preliminare alla nascita dei figli, nel 2025 sono stati 8mila in meno rispetto all’anno precedente
- l’atomizzazione delle famiglie: un altro dato Istat da tenere presente nel quadro di culle vuote che caratterizza l’Italia riguarda le famiglie formate da una sola persona che nel 2005 rappresentavano un 25,9% del totale delle famiglie del nostro Paese e che oggi arrivano al 37,1%
- le motivazioni di ordine economico: restano in ogni caso le più pressanti; mantenere un figlio, da quando nasce fino a quando raggiunge la completa autonomia, comporta un costo molto elevato che è sempre da tenere ben presente quando si decide di avere un bambino. Se da un lato le difficoltà lavorative che spesso interessano la fascia più giovane della popolazione possono avere un peso, un forte deterrente all’avere figli è rappresentato dalla carenza di supporti sul lungo periodo che diano “respiro” alle famiglie. I bonus, la misura ad oggi più adottata nelle politiche familiari italiane, rappresentano infatti un sostegno “a tempo” non sufficiente perché una coppia possa sentirsi realmente supportata nella scelta di avere un bambino.
Le possibili soluzioni per un invertimento di rotta
Per ovviare a questa situazione c’è bisogno di una politica che supporti la natalità in maniera concreta e accompagni le famiglie in questo percorso di genitorialità.
Non costringere le madri a lasciare il lavoro per tenere i figli
Perché una coppia possa ammortizzare il costo di un figlio è necessario che oggi anche la donna lavori. Ecco perchè degli aiuti concreti per supportare le madri potrebbero evitare che si impieghi la totalità del proprio stipendio in babysitter e asili nido privati oppure che si lavori solo part time per accudire i figli nel resto del tempo.
Aumentare il numero di asili pubblici
La carenza di asili nido pubblici, con la conseguente necessità di ricorrere a quelli privati con esborsi importanti, è uno dei fattori chiave che viene messo sul piatto della bilancia al momento di decidere di avere un figlio.
Se la Germania di recente ha deciso di puntare a garantire nel 2026 al 100% dei richiedenti un posto in un asilo nido pubblico, l’Italia si ferma al 33% dei posti coperti. Si tratta della soglia minima, fissata dall’Unione Europea, per garantire la conciliazione tra lavoro e famiglia, soglia che per altro in alcune regioni, soprattutto del sud, fatica ad essere raggiunta.
Congedo parentale paritario ai genitori
Anche la recente mancata approvazione della legge che prevedeva un congedo parentale paritario di cinque mesi sia per la madre che per il padre, rema contro la possibilità che la donna non debba rinunciare al lavoro, o allo stipendio, dopo il parto.
La situazione negli altri Paesi Europei
La denatalità è in ogni caso un problema che riguarda tutta l’Europa ma che in Italia diventa ancora più significativo. Questo perché nel nostro Paese mancano concretamente i futuri genitori.
Quasi tutti i Paesi Europei registrano infatti un calo delle nascite: basti pensare che persino nazioni dove per tradizione le famiglie tendono ad essere numerose come Francia e Svezia hanno avuto nel 2025 una diminuzione del numero medio di figli per donna che è passato rispetto all’anno precedente da 2,03 a 1,61 in Francia e da 1,98 a 1,43 in Svezia.
In sostanza l’Unione Europea nel 2025 ha registrato una media di circa 1,3 figli per donna contro l’1,5 figli dell’anno precedente.
Le prospettive future
Ma l’Italia sta peggio di altri paesi europei non solo perché si fanno meno figli ma perché, dal momento che da anni la natalità è bassa nel nostro Paese, ci sono poche donne in età fertile.
Per capire il problema basta fare un confronto con la Francia: se le donne italiane iniziassero improvvisamente a fare figli quanto quelle francesi, in Italia nascerebbero circa 494mila bambini. In Francia, però, ne nascono molti di più, circa 664mila, e questo perché lì ci sono molte più donne giovani rispetto all’Italia.
È un circolo vizioso: meno nascite negli anni passati, meno genitori oggi e meno bambini in futuro.
Foto di Jill Wellington da Pixabay
In breve
Continua la tendenza alla denatalità registrata già da qualche anno in Italia. Secondo i nuovi dati Istat nel 2025 sono nati 15 mila bambini in meno rispetto al 2024 e il numero di figli per donna è sceso da 1, 18 a 1,14. Per favorire la natalità servono politiche a sostegno della famiglia che non si limitino a sovvenzioni una tantum ma che lavorino sul lungo periodo mettendo i possibili genitori nelle migliori condizioni per abbracciare serenamente la scelta di avere un figlio.
Fonti / Bibliografia
- Indicatori demografici – Anno 2025 – IstatAl 1° gennaio 2026 la popolazione residente è di 58 milioni 943mila individui (dati provvisori), -636 unità rispetto al 1° genn. 2025
- Offerta di nidi e servizi integrativi per la prima infanzia – Anno educativo 2023-2024 – IstatNell’anno educativo 2023/2024 attivi 14.570 nidi e servizi integrativi prima infanzia (oltre 370mila i posti)

