Allarme bambine anoressiche

Silvia Huen A cura di Silvia Huen Pubblicato il 04/04/2024 Aggiornato il 04/04/2024

Gli esperti segnalano che sono in aumento i casi di anoressia non solo nelle adolescenti, quando la fisiologica esplosione delle curve fa "correre ai ripari" le dirette interessate, ma anche nelle bambine, ossessionate dal culto della magrezza.

Che da oltre 50 anni i canoni della bellezza femminile non la smettessero di portare in trionfo le silhouette sottili, toniche e asciutte, lo sapevamo da tempo (fin dagli anni Sessanta del Novecento che segnarono il successo della modella Twiggy-Stecchino). E sapevamo anche che a correre dietro a questo modello estetico, imposto dalla società cosiddetta occidentale, siamo, più o meno consciamente, tutte noi donne, anche se non sempre riusciamo a conquistare, e soprattutto a mantenere, una linea per lo meno accettabile. Sapevamo inoltre che, a partire dall’adolescenza, quando il corpo comincia ad arrotondarsi naturalmente e ad assumere la caratteristica forma da anfora necessaria per la procreazione, migliaia di ragazze e ragazzine preoccupate per le loro nuove orribili curve indesiderate, iniziano a patire la fame imponendosi diete pazzesche pur di non veder crescere l’adipe e l’indice sulla bilancia. Quello che probabilmente non sospettavamo è che il culto della magrezza e il terrore di ingrassare potessero ossessionare addirittura le preadolescenti di 10-12 anni e perfino le bambine, bambine di soli 8 anni. Che rischiano di diventare anoressiche, con tutte le conseguenze che questo disturbo comporta. Per non parlare dei ragazzini che, a quanto sembra, cominciano a essere coinvolti pure loro, anche se con minore frequenza.

Cos’è l’anoressia

Dal punto di vista etimologico, anoressia vuol dire “assenza di appetito”, ma in realtà il suo vero significato è molto più profondo e complesso e potrebbe sintetizzarsi in “rifiuto del cibo”, non perché il cibo non sia gradito, ma perché fornisce calorie e quindi rappresenta di per sé  un fattore ingrassante. Dal punto di vista medico, l’anoressia fa parte dei Disturbi del comportamento alimentare (Dca), come la bulimia, l’alimentazione selettiva, il binge eating desorder e altri. All’origine del problema c’è sempre un problema di tipo psichico: la bambina percepisce il proprio corpo come grasso, anche se in realtà è normale o addirittura magro o sottopeso. In genere inizia a ridurre le porzioni per perdere qualche chilo di troppo fino a raggiungere il peso forma (considerato ideale dal punto di vista fisiologico), ma poi non si accontenta, perché non ottiene le soddisfazioni che si aspetta, e così continua con le restrizioni alimentari per dimagrire sempre di più.

L’anoressia può manifestarsi in due modi:

  • in modo restrittivo, mangiando pochissimo e praticando una attività fisica esagerata, volta a consumare le poche calorie ingerite;
  • in modo bulimico, ingurgitando quantità abnormi di cibo (abbuffata) e compensando poi la grande quantità di calorie ingerite con il vomito indotto e/o l’uso di lassativi e diuretici. 

Ma questo secondo tipo di anoressia è molto raro nelle bambine, perché richiede maggiore consapevolezza e volontà, e tende a manifestarsi solo a partire dall’adolescenza.

Le cause all’origine

L’anoressia è scatenata da una serie di problemi psichici ed emotivi, che vanno dall’insoddisfazione per il proprio aspetto (sia in caso di reale sovrappeso sia in caso di falsa percezione dello stesso) alla difficoltà dei rapporti famigliari (in particolare con la madre), dalla bassa autostima all’insicurezza a livello sociale, dalla mancanza di una propria identità alla tendenza allo scoraggiamento e alla tristezza. Gli esperti non escludono neanche una componente genetica che possa predisporre al disturbo. In ogni caso chi è a rischio di anoressia ha in genere una personalità fragile, ansiosa, che dipende dal giudizio altrui e, proprio per questo, è portata al perfezionismo (secondo il Ministero della Sanità soffre di perfezionismo il 75% dei casi di anoressia). D’altra parte è più che normale che una bambina (o una adolescente) non abbia ancora una propria identità: si tratta infatti di una conquista che si costruisce proprio nel passaggio dall’infanzia alla maturità. Certo è che la sopravvalutazione dell’importanza del fisico e la convinzione che la magrezza rappresenti la soluzione a ogni problema non possono che portare a pesanti delusioni e al conseguente disagio psico-emotivo, in un circolo vizioso dal quale è molto difficile uscire.

Colpa anche dei social

Rispetto al passato, oltretutto, oggi è molto più facile ammalarsi di anoressia e il motivo è sempre lo stesso: l’amplificazione del problema generata dai social. Mettiamo che una bambina sia un po’ rotondetta: una volta poteva accorgersi di venire presa in giro dal sorrisetto allusivo di qualche compagno di scuola e tutto finiva lì; oggi la stessa bimba può essere derisa come “grassona” da tutto il gruppo e ritrovarsi esclusa, sola e disperata. Oppure può bastare un commento ironico, anche isolato ma condiviso da tutti, perché la diretta interessata si senta bullizzata e per reazione decida di mettere in atto la sua rivincita: “adesso vi faccio vedere io chi sono davvero e di che cosa sono capace”. Così ha inizio la spirale viziosa: non mangiare per dimagrire, dimagrire per piacere agli altri, continuare a percepirsi grassa, non riuscire più a fermarsi.

Occhio alle conseguenze

A questo proposito la Società italiana di pediatria (Sip) mette in guardia i genitori sui possibli effetti che il disturbo può comportare se tende a protrarsi, soprattutto in questa fase dell’età evolutiva (8-12) in cui l’organismo si costruisce le basi per poter affrontare la grande rivoluzione della pubertà. Le conseguenze della carenza alimentare si riflettono necessariamente sia sul fisico (ritardo nella crescita) sia sulla psiche (persistenza del disturbo) e più passa il tempo più aumenta la difficoltà a guarire. Fondamentale quindi la diagnosi precoce, che i genitori possono favorire osservando il comportamento della propria figliola.

I segnali sospetti

Gli esperti raccomandano ai genitori di non sottovalutare i sintomi sospetti di un inizio di anoressia, anche perché in genere la diretta interessata non ne parla, non si confida. Nella maggior parte dei casi, infatti, i genitori tendono a non dare troppa importanza al comportamento (a tavola, ma non solo) di una bimba, pensando che si tratti di un momento passeggero, di un capriccio o di una tappa legata all’età. E’ invece importante segnalare al medico curante qualsiasi cambiamento delle abitudini alimentari, perché più presto si interviene e più facilmente si guarisce. Ecco i comportamenti più comuni, non necessariamente presenti tutti insieme:

  • la bimba dichiara spesso di non avere appetito o di avvertire un po’ di nausea, in modo da evitare di sedersi a tavola
  • consuma il pasto con estenuante lentezza, in modo che i famigliari pensino che resta a tavola a lungo perché mangia molto 
  • per lo stesso motivo tagliuzza il poco cibo che ha nel piatto in pezzi piccolissimi, da masticare a lungo
  • rifiuta alcuni cibi, soprattutto se grassi, dolci e calorici
  • beve tantissima acqua perché è priva di calorie ma riempie lo stomaco e toglie fame
  • mostra un grande interesse per le diete dimagranti.

Altri segnali sospetti da mettere in relazione con il disagio e il rischio di anoressia sono:

  • un atteggiamento ansioso
  • la tendenza all’isolamento
  • la cura esagerata del proprio aspetto con lunga presenza in bagno
  • la pratica di attività fisica continua e stressante allo scopo di bruciare le calorie ingerite con il cibo.

Suggerimenti per i genitori

E’ fondamentale che i genitori mantengano sempre nei confronti della bimba (o del bimbo) un atteggiamento di comprensione e di vicinanza affettiva, evitando le imposizioni, i ricatti e gli scontri conflittuali relativi all’assunzione di cibo.

Una volta accertati gli indizi di anoressia nel comportamento della bambina (o del bambino), bisogna che i genitori si rivolgano il prima possibile al medico di riferimento, per arrivare in fretta a una soluzione: prima si affronta il disturbo, maggiori sono le possibilità di guarigione.

Le cure infatti sono lunghe e complesse e per questo vengono affidate a una équipe di specialisti (psichiatri, psicologi, nutrizionisti) che dovranno mettere a punto un piano d’azione personalizzato e adeguato all’età.

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