Bambini e donne in attesa: sì o no al vaccino antinfluenzale?

Silvia Huen A cura di Silvia Huen - Direttore Pubblicato il 04/11/2025 Aggiornato il 04/11/2025

Mamme e future mamme sono spesso indecise di fronte all'opportunità di proteggere se stesse e i propri piccoli dai rischi della più temibile malattia di stagione: valutiamo insieme cosa è meglio fare.

È iniziata la stagione dell’influenza e con essa puntualmente la campagna vaccinale. Tutti dovremmo correre a vaccinarci, ma in particolare dovrebbero farlo le persone appartenenti alle categorie a rischio, come donne in gravidanza e bambini piccoli, per le quali la vaccinazione antinfluenzale è non solo raccomandata, ma anche offerta gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale in tutta Italia.

Importante vincere la diffidenza

Proprio nelle persone più vulnerabili, invece, si percepisce una certa diffidenza nei confronti del vaccino: il sospetto che quella piccola iniezione salvasalute possa nascondere qualche brutta sorpresa, che possa rappresentare una sorta di minaccia per la propria salute o per quella dei piccoli. Future mamme e giovani mamme pensano che il vaccino possa nuocere al feto o al neonato a causa dell’organismo ancora in formazione nel primo caso e dell’immaturità del sistema immunitario nel secondo.

Si tratta comunque di un timore del tutto infondato, motivato più che altro dalla diffusione di fake news e alimentato dalla paura di ciò che non si conosce o di cui si è solo sentito parlare in modo generico e pressapochistico.

Cerchiamo allora di dare una risposta rassicurante alle perplessità e ai dubbi più comuni: forse, infatti, le mamme e le future mamme che hanno paura del vaccino antinfluenzale non sanno a che cosa possono andare incontro (per i propri figli e per se stesse) se rifiutano il vaccino.

Non sottovalutare il rischio complicanze

Chi diffida del vaccino spesso commette l’errore di non considerare l’imprevedibile, ovvero la possibilità di un’evoluzione in senso negativo dell’infezione. Si pensa in genere che l’influenza sia una malattia come un’altra, che se càpita pazienza: darà un po’ di febbre e poi passerà senza lasciare traccia…

E invece non è affatto detto che le cose vadano così: al di là del fastidio che può suscitare, nel 15% dei casi l’influenza si complica, mettendo addirittura a rischio la salute del diretto interessato, e tanto più quando la persona in questione appartiene a una categoria a rischio di complicanze come appunto le donne in gravidanza e i bambini piccoli.

Se si ammala una donna in attesa

Se si contrae l’influenza durante la gravidanza, soprattutto nel secondo e terzo trimestre, possono subentrare complicanze particolarmente pericolose per l’apparato polmonare e per quello cardio-circolatorio della futura mamma.

La fisiologica compressione dei polmoni causata dal progressivo ingrossamento dell’utero e l’aumento dell’attività del cuore dovuto al sovraccarico della circolazione mamma-feto moltiplicano il rischio di serie complicanze come polmonite, problemi cardiaci, insufficienza respirarioria. E non si tratta solo della salute della futura mamma, ma anche di quella del nascituro, che può andare incontro a sofferenza fetale, aborto, parto pretermine, basso peso e perfino morte alla nascita.

Se si infetta un bambino piccolo

Se a subire il contagio è un bimbo sotto i 5 anni, e in particolare sotto i 2 anni, il rischio di incorrere in serie complicanze è alto. E lo è ancora di più in un neonato o un bebè con meno di 6 mesi di vita. Il sistema immunitario del piccolo, infatti, è ancora immaturo e proprio per questo può non essere in grado di contrastare l’attacco dei virus influenzali.

Stesso discorso per il suo apparato cardio-circolatorio e respiratorio, che essendo ancora in rodaggio fatica a ossigenare sufficientemente l’organismo e necessita spesso del ricovero ospedaliero. Altre serie complicanze possibili: otite media, tonsillite, bronchite, polmonite (virale, ma anche da sovrainfezione batterica), insufficienza respiratoria, disidratazione, miocardite, meningite, sindrome di Reye, fino al rischio di decesso (nel 10 per cento delle complicanze).

La vaccinazione in gravidanza protegge anche il neonato

Ginecologi e pediatri raccomandano fortemente la vaccinazione in gravidanza, in qualsiasi trimestre la donna si trovi, per due motivi fondamentali: il primo per tutelare la salute della futura mamma, esposta a seri rischi in caso di infezione, il secondo per proteggere non solo il feto nel pancione, ma anche il bambino una volta nato.

Quando la futura mamma si vaccina, infatti, trasmette al suo piccolo attraverso la placenta gli anticorpi specifici contro l’influenza, che continueranno a difenderlo anche una volta nato, fino circa ai 6 mesi di vita. Si tratta di un grande vantaggio in quanto i bimbi sotto i 6 mesi non sono ancora idonei a ricevere essi stessi il vaccino antinfluenzale e quindi, in caso di contagio, sarebbero esposti a un rischio di complicanze particolarmente elevato.

Il vaccino nei bimbi dai 6 mesi ai 6 anni

Quando si parla di vaccinazione antinfluenzale si pensa soprattutto alla necessità di prevenire le complicanze più serie, ma bisognerebbe considerare che anche la semplice malattia in sé è fonte di malessere e di disagio per i bambini: vaccinandoli evitiamo loro disturbi fastidiosi come febbre, brividi, mal di gola, naso che cola, tosse, mal di testa, dolori alle ossa e ai muscoli, vomito, diarrea. Oltre che 5-10 giorni da passare chiusi in casa, senza poter uscire…

Il vaccino, tra l’altro, è oggi disponibile in due versioni per i bambini: classica per iniezione e  sotto forma di spray nasale (più gradita ai bimbi). Entrambe proteggono dalle quattro tipologie di virus più diffuse quest’anno ed entrambe sono sicure per la salute. In genere, la prima versione è riservata ai piccoli fra i 6 mesi e i 2 anni, la seconda ai più grandicelli fra i 2 e i 6 anni. La scelta tra una tipologia e l’altra spetta al pediatra e dipende anche dall’età e dalla disponibilità dei vaccini.

La prevenzione senza il vaccino? Meglio che niente, ma…

Evitare i luoghi affollati, lavarsi spesso le mani, non toccarsi naso bocca occhi, stare lontano da chi è ammalato, mettersi la mascherina in presenza di altre persone, fare i lavaggi nasali, aerare spesso gli ambienti chiusi: le regole della prevenzione sono indubbiamente importanti e, se ben applicate, fanno la loro parte, ma certo non possono, da sole, sostituire la vaccinazione. Riuscire a non ammalarsi è infatti possibile, ma non certo probabile.

Allo stesso modo, pensare di poter evitare la vaccinazione a nostro figlio sperando che non si ammali è del tutto inverosimile: di sicuro se frequenta il nido o la scuola materna (o primaria), dove il contagio dilaga appena si apre bocca, ma anche se sta in casa a giocare con un amichetto o se esce per andare a divertirsi ai giardinetti…

Gli effetti collaterali del vaccino: ininfluenti

Rispetto al rischio di complicanze se ci si ammala, gli eventuali effetti collaterali del vaccino sono del tutto irrisori. Nella stragrande maggioranza dei casi si riducono a un po’ di fastidio nella zona di inoculazione, vale a dire nel braccio: dolore locale, gonfiore, arrossamento. Qualche volta possono manifestarsi anche sintomi di carattere generale, gli stessi dell’influenza, ma molto più attenuati: febbre leggera, doloretti muscolari o articolari, malessere. Nei bambini sono più comuni disturbi come nausea, vomito, diarrea.

Niente, se li confrontiamo con le possibili complicanze che si incontrano quando si contrae la malattia. Vinciamo la diffidenza, dunque, e diciamo sì all’amico vaccino! Per noi e per i nostri bambini.

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

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