Boom di scarlattina, niente allarmismi

Silvia Huen A cura di Silvia Huen - Direttore Pubblicato il 07/02/2023 Aggiornato il 07/02/2023

L'aumento dei casi di scarlattina nelle scuole materne mette in ansia i genitori, ma non è il caso di preoccuparsi. L'importante è riconoscere al più presto i sintomi della scarlattina e rivolgersi al pediatra. Ecco un identikit della malattia messo a punto dal nostro consulente, il dottor Leo Venturelli

Dopo l’ondata di virus respiratori che ha investito in questi mesi i più piccoli, adesso è la volta dei batteri. Al boom di infezioni virali (bronchiolite, influenza, parainfluenze, Covid), che peraltro sembrano ormai in discesa, si è aggiunta infatti anche la scarlattina, scatenando la preoccupazione dei genitori e l’allerta dei pediatri.

La scarlattina in sé non è una novità, è sempre stata presente in Italia, ma in un numero contenuto di casi, mentre quest’anno si sta assistendo a un aumento notevole dei contagi  soprattutto a livello delle scuole materne.

Ma è pericolosa la scarlattina?

Innanzitutto è bene chiarire che, a differenza di Covid, influenza e bronchiolite, la scarlattina non è una malattia causata da virus, bensì da batteri. La scarlattina fa parte delle malattie esantematiche (caratterizzate dalla comparsa di esantema, cioè di irritazione e arrossamento della pelle), come il morbillo, la varicella, la rosolia, ed è l’unica causata da un batterio, anziché da virus.

Il batterio responsabile è lo Streptococco beta emolitico di tipo A e già questa è una notizia tranquillizzante. Contro i batteri infatti esistono da tempo gli antibiotici, e gli antibiotici sono fortunatamente in grado di mettere lo streptococco fuori combattimento nel giro di due giorni.

Prima della messa a punto degli antibiotici, invece, la scarlattina era una malattia molto pericolosa, che poteva avere esiti decisamente infausti ed è per questo che ancora oggi può suscitare timori.

È, però, vero che non si tratta di una malattia da prendere alla leggera perché, se non viene curata con gli antibiotici entro 10 giorni dalla comparsa dei primi sintomi, può dare luogo a complicanze molto pericolose.

Per questo è importante che i genitori facciano molta attenzione ai sintomi iniziali e si rivolgano subito al pediatra per le cure.

Cosa bisogna sapere sulla scarlattina

Per aiutare i genitori a riconoscere i sintomi della scarlattina e ad affrontare la malattia in modo corretto, ecco un promemoria messo a punto dal dottor Leo Venturelli, specialista in pediatria e in igiene e medicina preventiva, responsabile nazionale della Società italiana pediatria preventiva e sociale per l’educazione alla salute, Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

  • Perché la scarlattina è in aumento? Questa malattia è endemica, il che significa che noi con lo streptococco conviviamo e dobbiamo mettere in conto che di tanto in tanto scoppino piccole epidemie. In passato la scarlattina tendeva a comparire in primavera, ma le cose adesso sono cambiate, complice anche la pandemia durante la quale l’isolamento prima e successivamente l’uso delle mascherine hanno bloccato per un po’ la diffusione del batterio (come del resto del virus dell’influenza, dei virus parainfluenzali e del coronavirus). Con il ritorno alla normalità, quindi con l’abbandono di molte precauzioni igieniche, c’era da aspettarsi che i batteri ricominciassero a diffondersi e che lo facessero senza la consueta “stagionalità”.
  • La causa: il batterio streptococco beta emolitico di gruppo A (Streptococcus pyogenes).
  • L’incubazione: da 2 a 5 giorni dal momento in cui è avvenuto il contagio.
  • La contagiosità: dopo 48 ore dall’inizio della cura antibiotica, il bambino non è più contagioso e se non ha più sintomi può rientrare a scuola o all’asilo.
  • I sintomi: la scarlattina esordisce con febbre alta, palato molle e gola fortemente infiammati. Le tonsille sono arrossate, spesso con presenza di placche e mal di gola. Poi sulla pelle compare un esantema che risparmia la testa. Si tratta di papule molto ravvicinate, che formano una chiazza rossa sia sul tronco (schiena e dorso) sia sulle guance sia su gambe e braccia sia all’inguine e sotto le ascelle. La pelle è ruvida al tatto e assomiglia alla buccia d’arancia. La lingua diventa “a fragola” (acquista l’aspetto delle fragoline di bosco). Un altro segno caratteristico è detto “a mano gialla”: vuol dire che se si appoggia il palmo della mano aperta sulla pancia o sulla schiena arrossate del bambino e poi lo si toglie, sulla parte rimane l’impronta pallida delle dita per alcuni secondi.
  •  La diagnosi: in genere basta l’osservazione dei sintomi da parte del pediatra; per conferma si può fare il tampone rapido in gola per la ricerca dello streptococco (lo fa il pediatra stesso in ambulatorio).
  • Nota: il pediatra che fa la diagnosi è tenuto a notificare all’Azienda sanitaria di proprio riferimento il caso di scarlattina (come di tutte le malattie infettive). Le scuole, quando si verifica un caso di scarlattina, non sono tenute a comunicarlo ai genitori, ma è buona prassi che lo facciano affinché i genitori capiscano subito a cosa può essere dovuta la comparsa di un febbrone nel proprio bambino: prima si dà l’antibiotico meglio è, perché si scongiura il rischio di complicazioni (per esempio che l’infezione si estenda al cuore o ai reni).
  • La cura: dall’avvento dell’antibiotico, la malattia non fa più paura, perché appunto con l’antibiotico si cura. Il principio attivo di prima scelta è l’amoxicillina, che deve sempre essere il pediatra a prescrivere. I sintomi scompaiono in pochi giorni dall’inizio della cura con l’antibiotico.
  • Cosa fare: in questo periodo in cui sta girando la scarlattina è bene contattare subito il pediatra al primo accenno di mal di gola e febbre alta e, a maggior ragione, se compare l’esantema.

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Le domande della settimana

Paroxetina in gravidanza: può danneggiare il bambino?

06/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

La paroxetina va senza dubbio assunta in gravidanza, se ve ne è indicazione, visto che aiuta a controllare il disturbo dell'umore da cui è interessata la futura mamma senza causare danni al feto.  »

40 anni e non rimango incinta dopo due mesi di tentativi: devo preoccuparmi?

05/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

In età matura, le probabilità di concepire per ciclo mestruale sono piuttosto basse, quindi non stupisce che dopo appena due mesi di tentativi la gravidanza non sia ancora iniziata. E questo vale anche in caso di riserva ovarica ancora soddisfacente.   »

Qual è il momento migliore per concepire una bambina?

05/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Castagna

Poiché gli spermatozoi X sono più lenti, è possibile (!) che un rapporto sessuale affrontato uno-due giorni prima dell'ovulazione porti al concepimento di una femminuccia. Ma di questo non vi è alcuna certezza.   »

Megavescica del feto alla 13^ settimana di gravidanza: cosa aspettarsi?

04/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Antonella Di Stefano

La megavescica individuata nel feto è un segno ecografico prenatale che può sottendere un ampio spettro di cause e di conseguenze. La situazione va dunque tenuta monitorata tramite controlli ecografici seriati.   »

Cardioaspirina in gravidanza: sì o no?

04/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Professor Augusto Enrico Semprini

Ci sono dei casi in cui piccole dosi di aspirina possono favorire il buon proseguimento di una gravidanza: se il ginecologo curante la prescrive è più che opportuno dargli ascolto.   »

24 ore senza pillola: sono ancora protetta?

28/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Gaetano Perrini

In caso di mancata assunzione del contraccettivo orale per più di 12 ore dall'ora consueta, è opportuno saltare l'intervallo tra una confezione e l'altra, dopo aver comunque assunto, anche se in ritardo, la pillola dimenticata.   »

Fai la tua domanda agli specialisti