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Settembre: tempo di marmellate e di conserve fatte in casa. Una tradizione radicata in Italia di cui vanno orgogliose molte mamme e soprattutto la maggior parte delle nonne. Ma dopo le molteplici intossicazioni da botulino in Calabria e in Sardegna, che in alcuni casi hanno portato addirittura al decesso, viene da chiedersi come mai possano ancora verificarsi questi pericolosissimi avvelenamenti dovuti al consumo di conserve artigianali contaminate.
Il botulismo, la malattia causata dal botulino, provoca, come noto, un avvelenamento molto serio (paralisi neurologica) che, se non viene trattato tempestivamente in ospedale, può portare sia pure molto raramente alla morte.
La forma più diffusa è il botulismo alimentare, che può colpire adulti, bambini e donne in gravidanza, ma non va sottovalutato neanche il botulismo infantile, che riguarda espressamente i neonati e i piccoli sotto l’anno di età. La cura esiste e consiste nell’iniezione di una specifica antitossina, ma la sua efficacia è legata alla tempestività di somministrazione.
In ogni caso la prevenzione è fondamentale. Ma, per prevenire il botulino, è indispensabile conoscerlo bene.
Un batterio che si attiva in assenza di ossigeno
Innanzitutto, è fondamentale sapere che il botulino è un batterio particolare, molto diverso dalla maggior parte degli altri. I batteri comuni vivono e si sviluppano in presenza di aria (cioè di ossigeno) e proprio per questo sono detti “aerobi”, mentre il botulino (come anche il suo collega tetano, che appartiene alla stessa classe microbica dei clostridi) vive e si sviluppa soprattutto in assenza di ossigeno ed è perciò classificato come “anaerobio”.
Quando l’ambiente non è di suo gradimento (cioè in presenza di aria) il botulino si trasforma in spora, una forma di sopravvivenza che può durare anche molto a lungo (decenni), in attesa di ritrovare un ambiente favorevole, dove proliferare e produrre la sua famosa tossina (per esempio dentro un vasetto di conserva sotto vuoto fatta in casa).
Perché è proprio l’assenza di ossigeno a revitalizzarlo, contrariamente al grosso degli altri batteri che invece muoiono. Ma non è solo questione di mancanza di ossigeno.
Indispensabili aceto, sale o zucchero
Neanche la normale cottura degli ingredienti della conserva è sufficiente perché neutralizza la tossina del botulino, ma non riesce a ucciderne le spore, che una volta sottovuoto si attivano e producono la tossina. E allora? Come si fa a preparare una conserva che non sia a rischio?
Bisogna sapere che il botulino non sopravvive in ambienti molto acidi, salati o zuccherati. Il che equivale alla necessità di acidificare correttamente con aceto in caso di verdure sott’olio, usare acqua ben salata in caso di olive in salamoia, utilizzare il 50 per cento di zucchero rispetto alla frutta in caso di marmellate.
Queste le regole tradizionali, tramandate di madre in figlia, ma probabilmente col tempo i gusti si sono affinati e di conseguenza si è cercato di migliorare il sapore finale della conserva riducendo i “contravveleni” naturali: meno aceto nei sottoli, meno sale nelle salamoie, meno zucchero nelle marmellate… Solo che così il rischio di intossicazione da botulino aumenta. Mentre lo stesso discorso non si pone per le conserve industriali.
Perché le conserve industriali non sono considerate a rischio
Oltre all’applicazione meticolosa delle procedure di sicurezza necessarie, nell’industria si procede in primo luogo alla sterilizzazione, cosa impossibile da realizzare artigianalmente per l’effettiva mancanza nelle case delle attrezzature (come l’autoclave) necessarie per effettuarla. Va da sé che, se la spora botulinica viene eliminata a monte della produzione, non c’è il rischio che si sviluppi.
Un chiarimento necessario
Questa piccola divagazione sulle caratteristiche del botulino ha l’obiettivo di far conoscere meglio a genitori e nonni il grande pericolo che si nasconde dietro questo microrganismo ubiquitario (presente nel terreno, nella polvere, nell’acqua, sugli alimenti) e generalmente innocuo.
Se infatti mangiamo un qualunque alimento fresco, crudo (come l’insalata e la frutta) o cotto (come gli ortaggi), il rischio di botulismo non esiste perché il batterio, presente sugli alimenti sotto forma di spora, passa attraverso il nostro apparato digerente senza attivarsi e quindi senza fare alcun danno (nello stomaco e nell’intestino l’aria non manca). Solo se presente nei prodotti sottovuoto la spora botulinica può attivarsi.
Attenzione al botulismo neonatale
Forse le mamme e i papà non sanno che anche i piccoli sotto l’anno di vita possono essere a rischio di botulismo, e in particolare lo sono i neonati e i lattanti con meno di sei mesi. Ma come è possibile, visto che a quell’età i bimbi assumono solo latte materno o latte formulato?
Una delle cause più note di avvelenamento è rappresentata dal miele, quel goccio di miele che qualche genitore inconsapevole mette sul succhietto o nel biberon di camomilla (altra cosa che non andrebbe mai offerta sotto l’anno di vita). E quanto più il miele è genuino e biologico, tanto più aumenta il rischio di botulismo.
Già, perché anche nel miele, se non trattato termicamente, sono presenti le spore del botulino, che, una volta raggiunto l’intestino, possono produrre la tossina. Nei piccolissimi, infatti, la flora batterica intestinale (microbiota) è ancora immatura e quindi non è in grado di bloccarne lo sviluppo. Cosa che invece avviene negli adulti. In ogni caso, se si sospetta un rischio di avvelenamento, la prima cosa da fare è portare con urgenza il bebè in ospedale, anche in presenza di dubbi.
Botulismo in gravidanza
Le future mamme sono sempre molto attente a quello che mangiano, soprattutto per quanto riguarda gli alimenti crudi che possono diventare fonti di infezioni pericolose durante l’attesa, come la toxoplasmosi. Meno diffusa è invece la prevenzione sul fronte delle conserve fatte in casa, che invece sarebbe in caso di incentivare visto che il rischio di botulismo, anche se raro, è sempre presente.
Ed è evidente che, in caso di intossicazione, i pericoli che corre una donna incinta sono ben più gravi, quindi diventa ancora più urgente, in caso di sospetto recarsi immediatamente al pronto soccorso. Detto per inciso, non risulta che il trattamento con antitossina possa creare danni al feto. Un’altra buona notizia è che il botulismo in gravidanza non si trasmette al feto, in quanto la tossina non passa attraverso la placenta.
Conclusione
L’intossicazione da botulino è molto rara, ma la precauzione in campo alimentare non è mai troppa. Meglio non fidarsi delle conserve artigianali di cui non si conosce l’origine, ma anche dei cibi pronti di provenienza incerta: un discorso che vale in assoluto per ognuno di noi e, in modo particolare, per salvaguardare la salute dei bambini e delle future mamme.
Fonti / Bibliografia
- Botulismo alimentare - EpiCentro - Istituto Superiore di Sanità
- Botulismo infantile - Ospedale Pediatrico Bambino GesùRara malattia causata dalla tossina prodotta da un batterio. Colpisce il primo anno di vita ma può essere efficacemente prevenuta e curata