Dieta vegana ai più piccoli: sì o no?

Silvia Huen A cura di Silvia Huen - Direttore Pubblicato il 05/08/2016 Aggiornato il 09/08/2016

È possibile per un bambino crescere sano e senza problemi mangiando, fin dallo svezzamento, solo alimenti di origine vegetale?

Dopo il caso della bambina di due anni figlia di genitori vegani, finita in rianimazione all’ospedale Gaslini di Genova per carenze nutrizionali, si è riaccesa la polemica sulla ipotetica pericolosità di un’alimentazione esclusivamente vegetale e, in particolare, sui rischi per i più piccoli.

Tanto che adesso è arrivata addirittura una proposta di legge, presentata dalla deputata di Forza Italia Elvira Savino, per “impedire ai genitori radicalizati di imporre ai figli un’alimentazione troppo restrittiva e priva di elementi nutritivi essenziali per una corretta crescita e un adeguato sviluppo fisico e cognitivo”.

La maggior parte dei pediatri, come noto, è contraria alla pratica del veganismo nei bambini in quanto considerato ad alto rischio di importanti carenze nutrizionali. È vero infatti che esistono diversi accorgimenti per ovviare a queste carenze, ma è altrettanto vero che il discorso è alquanto complesso, non sempre semplice da mettere in pratica e piuttosto impegnativo da seguire senza commettere errori. Implica inoltre una particolare consapevolezza e un costante controllo da parte dei genitori, anche perché spesso all’origine della malnutrizione sembrano esserci più che altro mancanza di informazione e pressapochismo.

I vegani, in effetti, sono in continuo aumento, per questioni etiche innanzitutto, ma anche per una scelta salutistica, supportata da numerose ricerche scientifiche che mettono in guardia dalle conseguenze di un consumo eccessivo di proteine e grassi di provenienza animale, accusati di essere all’origine di obesità e diabete, oltre che delle note malattie cardiocircolatorie.

Naturale, quindi, che aumentino anche i casi, per fortuna molto rari, di bambini involontariamente malnutriti per disinformazione dei genitori. Perché di disinformazione si tratta.

Escludendo dalla dieta tutti gli alimenti di origine animale – come succede appunto nel veganismo, a differenza del vegetarianismo che invece accetta i latticini e le uova – si eliminano automaticamente le uniche fonti di vitamina B12 disponibile in natura, in quanto presente solo nei cibi animali. Se, in buona fede, non si è a conoscenza di questo limite, si va ovviamente incontro al rischio di carenza nutrizionale, con le conseguenze che questa comporta, tanto più evidenti in un bambino nell’età dello sviluppo.

Per ovviare alla mancanza della vitamina B12 (che è causa della cosiddetta anemia perniciosa), secondo gli esperti è sufficiente darla al piccolo sotto forma di integratore in gocce o di alimenti fortificati (cioè arricchiti di vitamina B12, come il latte di soia).

Quanto alle proteine – presenti sì nei vegetali, ma incomplete rispetto a quelle animali – basta abbinare quelle dei legumi a quelle dei cereali in modo che si completino a vicenda.

Non solo. Una dieta di soli vegetali, se non è del tutto calibrata, può esporre alla carenza di altre sostanze come ferro, zinco, calcio, presenti anche nei vegetali, ma in una forma meno disponibile per l’organismo.

Conclusione: nessuna condanna alla dieta vegana nei bambini, ma è fondamentale che sia corretta, completa, pianificata con l’aiuto di un pediatra esperto, in modo che non si verifichino pericolose conseguenze.

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Le domande della settimana

24 ore senza pillola: sono ancora protetta?

28/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Gaetano Perrini

In caso di mancata assunzione del contraccettivo orale per più di 12 ore dall'ora consueta, è opportuno saltare l'intervallo tra una confezione e l'altra, dopo aver comunque assunto, anche se in ritardo, la pillola dimenticata.   »

Placenta previa: può ripresentarsi anche nella seconda gravidanza?

28/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

Le donne che hanno avuto la placenta previa in una prima gravidanza in effetti hanno maggiori probabilità che la condizione si ripresenti nelle gravidanze successive. Ma, comunque, non è automatico che accada.   »

6^ settimana e l’embrione in ecografia non si vede: cosa sta succedendo?

28/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

In effetti, in sesta settimana e con un valore delle beta superiore a 5000 l'ecografo dovrebbe visualizzare l'embrione con attività cardiaca. Ma se il ginecologo curante ritiene che la gravidanza sia iniziata più tardi dell'epoca presunta si può ancora sperare che stia andando tutto bene.  »

TSH alto in gravidanza: c’è da preoccuparsi?

28/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Professor Gianni Bona

Un valore molto alto del TSH richiede un attento monitoraggio della situazione da parte di uno specialista in endocrinologia, nonché l'assunzione dell' Eutirox.   »

Ridatazione della gravidanza gemellare e grande differenza di crescita tra i due bambini

28/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Professor Augusto Enrico Semprini

Una gravidanza gemellare in cui uno dei due bambini si sviluppa in maniera più che soddisfacente mentre l'altro ha uno scarso accrescimento deve essere seguita con grandissima attenzione, secondo i protocolli delle gestazioni ad alto rischio.   »

Toxoplasmosi: si può stare tranquille con le IgG e le IgM positive?

24/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Fabrizio Pregliasco

La positività delle IgG esprime l'immunità nei confronti della toxoplasmosi. La conferma si ottiene con il "test di avidità".   »

La pillola funziona dopo un mese?

24/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisabetta Canitano

Quando si comincia a prendere la pillola, si può contare fin da subito sulla sua azione contraccettiva, se si assume a partire dal primo giorno di arrivo delle mestruazione.   »

OKI (ketoprofene): perché non si può prendere in gravidanza?

20/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Tutti i FANS (per esempio ibuprofene, acido acetilsalicilico, ketoprofene, nimesulide) sono sconsigliati in gravidanza, in particolare a partire dal secondo trimestre, perché possono provocare un grave danno al cuore del feto: la chiusura prematura del dotto di Botallo.   »

Sintomi di gravidanza ma poi le mestruazioni sono arrivate: perché?

17/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

Nausea, capogiri e altri sintomi che si manifestano nelle prime settimane successive al concepimento possono anche essere anche dovuti a una ragione diversa dalla gravidanza.   »

Bimbo di 4 anni che suda tantissimo di notte: cosa può essere?

17/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

L'eccessiva sudorazione notturna può essere dovuta a una cena troppo ricca di carboidrati, a un ambiente eccessivamente caldo, ma anche solo a una predisposizione individuale influenzata dalla familiarità.   »

Fai la tua domanda agli specialisti