Diventare papà e fare il papà: un compito non facile

Silvia Huen A cura di Silvia Huen - Direttore Pubblicato il 02/03/2023 Aggiornato il 02/03/2023

Il 19 marzo è la festa del papà, ovvero uno spunto per capire come è cambiato il ruolo del padre negli ultimi decenni e qual è oggi il suo rapporto con i propri figli.

Diventare papà e fare il papà: un compito non facile

Il 19 marzo, come noto, è la festa del papà ed è ormai tradizione che i bambini dedichino al genitore un pensiero speciale per esprimergli affetto e ammirazione. Sempre più spesso però il “pensiero” si è di fatto trasformato in un vero e proprio regalo fine a se stesso (cravatta, cartella da ufficio, trolley da viaggio, cioccolatini…), perdendo di vista il suo vero significato e riducendosi a una ritualità di tipo commerciale, certo riduttivo e spesso deludente.

Invece il vero significato di questa festa dovrebbe essere lo spunto, il punto di partenza per capire e valorizzare la figura del papà. E questo non solo agli occhi dei figli, ma anche in un contesto più ampio come quello della famiglia e della società. Perché la figura del papà sta ancora pagando le conseguenze della svalutazione del suo ruolo che si è verificata nel corso del XX secolo.

Ma procediamo per gradi. Fin dall’antichità il padre ha rappresentato l’unica figura di riferimento della famiglia: da lui dipendevano il benessere, lo stato sociale, il destino dell’intera famiglia. Oggi non è più così. Nel XX secolo, complice l’emancipazione femminile e la conseguente evoluzione della famiglia, il papà si è trovato spodestato, privato della sua autorità tradizionale, ma non compensato da un ruolo alternativo.

Il peso della rivoluzione femminista e il riconoscimento indiscutibile dell’importanza femminile nella maternità, nella famiglia e nella società hanno mandato in tilt l’uomo inteso come capo-famiglia e padre-padrone, privandolo delle sue ataviche certezze, senza assicurargliene di nuove e credibili. Di conseguenza l’uomo moderno si è trovato solo, in crisi, senza un ruolo definito, senza modelli da seguire, abbandonato a se stesso, alla ricerca di una propria identità.

Il padre del giorno d’oggi non solo non ha più la patria potestas, ma non è neanche più l’unica fonte di sostentamento della famiglia, perché anche lei lavora, non svolge più solo il compito tradizionale dell’accudimento del piccolo e del governo della casa… Ecco che allora lui si ritrova alla ricerca di una propria dimensione, di un suo spazio all’interno della famiglia, di una ripartizione dei compiti da definire in accordo con lei. E non è un processo semplice.

Fatta questa premessa, ancora una volta è importante che sia lei ad aiutare lui a trovare il proprio ruolo di papà. Sta a lei, infatti, accordarsi con lui e condividere ogni situazione, ogni momento vissuto in funzione del bambino. Lei può comprendere lo smarrimento di lui e suggerirgli che cosa fare, come organizzarsi, come comportarsi. Solo così, con l’ascolto reciproco e la condivisione di coppia, l’uomo può trovare il suo ruolo e diventare un buon papà (oltre che un buon partner).

Ma in pratica che cosa ci si aspetta oggi dal papà?

A rispondere sono gli psicologi, che cercano di delineare, almeno a grandi linee, il suo percorso educativo ideale a fianco del piccolo.

Durante l’attesa e la nascita

L’attuale futuro papà inizia a essere coinvolto nel suo nuovo ruolo fin da prima della nascita, sostenendo la compagna in ogni sua necessità, aiutandola nella gestione della casa, partecipando agli esami di controllo (e in particolare alle ecografie), seguendo con lei i corsi di preparazione al parto e assistendo attivamente al parto stesso. In questo modo l’arrivo del figlio viene vissuto giorno dopo giorno, dando modo all’uomo di ritrovarsi padre un po’ per volta, in modo progressivo e quindi più profondo.

Nei primi anni di vita

Questa fase è molto delicata perché la mamma è sommersa da una serie di impegni fondamentali per l’accudimento del bebè, alcuni non delegabili, come nutrire il bebè al seno, altri condivisibili, come cambiargli il pannolino, calmarlo quando piange, dargli il biberon, cullarlo, coccolarlo, parlargli teneramente, portarlo a spasso in carrozzina o nel marsupio… Tutte cose che il papà può accollarsi, iniziando così a stabilire un rapporto diretto con il piccolo, rapporto che un po’ per volta si trasforma in legame affettivo. Non si tratta di sostituirsi alla mamma o di mettersi in competizione con lei – cosa impensabile – ma semplicemente di affiancarla in ogni sua mansione, di madre e di tutto il resto. Certo non è facile come può sembrare, bisogna fare i conti con il lavoro e con il tempo che stringe, ma basta organizzarsi e, soprattutto, agire in accordo l’uno con l’altra.

Nel corso della crescita

Al papà oggi si chiede di dedicare il maggior tempo possibile al bambino, di giocare con lui, di insegnargli tutto quello può, di essergli vicino, aiutarlo, rassicurarlo. Non solo. Nonostante il suo ruolo sia cambiato, al padre si continua a demandare il compito di mettere dei paletti al comportamento del bimbo. E’ soprattutto il papà a far rispettare le regole, a porre dei limiti, a dire di no… Ma attenzione, perché questo difficile processo porti i suoi frutti, è indispensabile che tutto avvenga con coerenza, sempre in stretto accordo con la mamma, e con fermezza, senza cedimenti, senza concessioni e passi indietro. Solo così il papà riuscirà a essere vicino al bambino nel suo percorso di crescita, accompagnadolo più tardi nel difficile momento della preadolescenza e dell’adolescenza.

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