Elogio dei nuovi papà

Silvia Huen A cura di Silvia Huen - Direttore Pubblicato il 01/03/2026 Aggiornato il 01/03/2026

Essere padre oggi vuol dire crescere insieme, dedicando sempre più tempo e vicinanza ai figli e condividendo i ruoli con la partner

La festa del papà, che come noto si celebra il 19 marzo, offre l’occasione per valorizzare la figura del papà di oggi e il suo ruolo fondato sulla presenza in famiglia e sulla condivisione dei compiti e degli affetti. Studi recenti hanno dimostrato che il coinvolgimento attivo del padre ha un impatto decisamente positivo sul benessere e la serenità dei figli e della loro mamma. Cosa che invece non succedeva facilmente in passato.

È finito il padre autoritario

C’era una volta il padre autoritario. Usciva di casa al mattino per andare al lavoro e rientrava alla sera stanco e stressato, quindi poco disponibile al dialogo e alla condivisione. Il padre provvedeva al fabbisogno finanziario della famiglia (non a caso era considerato il “capofamiglia”) e dettava le regole da seguire, mentre l’accudimento dei figli e l’organizzazione domestica erano completamente delegati alla moglie. Le regole erano trasmesse di padre in figlio, non si contestavano ed erano imposte con la forza (castighi e punizioni).

Ma è ovvio che le cose andassero così, perché, in una società di tradizione maschilista, la maggior parte delle donne che avevano un lavoro prima del matrimonio, una volta rimaste incinte lo abbandonavano per dedicarsi anima e corpo alla maternità. D’altra parte, non sarebbe stato possibile comportarsi diversamente, sia per la mentalità dell’epoca sia per la assoluta mancanza di supporti socio-strutturali a favore dei bisogni famigliari. Era il tempo, per intenderci, in cui i giovani erano i nonni e i bisnonni attuali.

Merito delle donne

Da allora a oggi sono passati diversi decenni e le cose a poco a poco sono cambiate, in meglio fortunatamente. Ma non per caso. Dietro il cambiamento c’è infatti il lungo e difficile percorso di crescita sociale avviato dal femminismo per la conquista della parità di genere, parità che non si è ancora raggiunta, anche per motivi strettamente biologici (i figli li fanno solo le donne), ma che comunque ha permesso di fare grossi passi avanti.

La situazione attuale non sarà perfetta, certo, ma comunque ha cercato di adeguarsi (con fatica) alle nuove esigenze famigliari. Rispetto al passato, per esempio, si sono moltiplicati gli asili nido e le scuole per l’infanzia e sono aumentati i diritti dei genitori lavoratori (anche se per i papà siamo ancora indietro) e le agevolazioni per le fasce di reddito più deboli.

I padri si sono trasformati in papà

Così, un po’ per volta, i padri di un tempo si sono trasformati in papà: hanno abbandonato la corazza dell’autorità, che imponeva un comportamento basato sulla durezza e sul rigore, per indossare il mantello dell’autorevolezza, che permette di costruire con il figlio un rapporto basato sul rispetto e sulla fermezza.

La conquista dell’autorevolezza da parte dei papà e delle mamme di oggi è frutto degli errori educazionali commessi dai loro genitori ovvero dalla generazione intermedia: l’eccesso di cameratismo tra genitori e figli, il comportamento “alla pari” come tra amici della stessa età aveva creato non pochi problemi ai ragazzi, primo fra tutti il sentimento di onnipotenza generato dalla mancanza di limiti da rispettare e il conseguente comportamento egocentrico e prepotente, destinato a fallire al momento dell’ingresso nella società.

Una presenza continua

I papà attuali sono presenti nella vita dei figli già prima che nascano. Seguono infatti la gravidanza fin dall’inizio, tanto che in alcuni casi arrivano perfino a soffrire di nausea… Condividono ogni momento dell’attesa sia dal punto di vista pratico sia da quello emotivo: accompagnano la partner alle visite ginecologiche ed ecografiche, seguono i corsi di preparazione al parto, sbrigano le faccende domestiche se lei non se la sente, fanno la spesa, partecipano al grande momento della nascita e, una volta a casa, si prendono cura del neonato alternandosi o, se necessario, sostituendosi alla mamma nel cambio del pannolino, nel bagnetto, nella preparazione del biberon o della pappa… E sono felici di portarlo a spasso in passeggino o di accompagnarlo al nido o ai giardinetti e di seguirlo nella crescita, nel gioco, nello studio. Tutto questo permette ai papà di vivere un rapporto affettivo molto più intimo, profondo e costruttivo sia con i figli (che si sentono amati e seguiti) sia con la partner (che si sente davvero capita e può contare su una reale collaborazione del compagno).

Sono diventati multitasking anche loro

Certo, la cosa che manca di più ai papà è il tempo, ma in questo i papà hanno imparato dalle donne. Le mamme di una volta, per soddisfare il loro desiderio/ruolo di maternità, dovevano abbandonare il lavoro e quindi a una parte della realizzazione di sé stesse. Non a caso – rovescio della medaglia – le donne cosiddette in carriera finivano spesso per rinunciare al progetto di un figlio.

Poi il femminismo, il diritto alla parità di genere e la consapevolezza di sé hanno permesso di conciliare gli opposti: diventare madri senza perdere il lavoro ovvero scoprirsi multitasking. Lo stesso discorso vale oggi per gli uomini: lavorare, ma senza rinunciare a essere un padre “completo”, presente nella vita dei figli e della coppia. Se c’è riuscita lei, ci riuscirà anche lui…

Ruoli intercambiabili

La disponibilità dei nuovi papà a condividere con la partner diritti, doveri e accudimento dei piccoli nasce proprio dal fatto che nella maggior parte delle giovani famiglie d’oggi le donne lavorano e di conseguenza hanno bisogno di un sostegno sia psicologico sia pratico. La paternità obbligatoria di 10 giorni (e in futuro ci auguriamo anche di più) e i permessi parentali di cui può usufruire anche lui sono diventati legge proprio per aiutare ad affrontare questo problema.

Quando lei non può, subentra lui, e viceversa. Non ha più senso parlare di ruoli maschili e femminili: il papà e la mamma sono diventati intercambiabili. Tutti e due lavorano e contribuiscono a far quadrare i conti, tutti e due provvedono all’organizzazione domestica, tutti e due condividono l’accudimento, l’educazione e la crescita dei bambini. Insieme ci si confronta, ci si aiuta, ci si vuole bene, si va lontano.

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