Genitori che non danno il buon esempio

Silvia Huen A cura di Silvia Huen - Direttore Pubblicato il 10/10/2018 Aggiornato il 15/10/2018

Sono sempre sui social, non si staccano mai dal cellulare, pretendono di non essere disturbati, ma sono gli stessi che poi fanno la paternale ai figli giudicandoli troppo connessi

“Un attimo!”, “Ancora un momento e arrivo…”, “Cosa vuoi? ho appena preso in mano il cellulare…” A rispondere così a chi chiede un po’ di attenzione non sono, come si potrebbe immaginare, ragazzi o ragazzini isolati nel loro mondo virtuale, ma genitori in carne e ossa intenti a navigare nel mare dei social e a rispondere a messaggi di massima non importanti e sicuramente non urgenti.

Talmente coinvolti da quello che stanno facendo da mostrarsi del tutto avulsi dalla realtà famigliare e dalle richieste dei propri figli. Già perché in questo caso proprio dei figli si tratta. Figli che si lamentano del disinteresse mostrato nei loro confronti da genitori iperconnessi.

Un vero paradosso frutto di una ricerca dell’Associazione nazionale Di.Te (organizzazione di volontariato dedicata alla sensibilizzazione, alla prevenzione e al trattamento delle dipendenze tecnologiche, del gioco d’azzardo patologico e dei fenomeni internet correlati come il cyberbullismo) effettuata su un campione di 2000 tra adolescenti e adulti, maschi e femmine, dalla quale emerge che ben il 38 per cento (e non è poco) delle mamme e dei papà intenti a controllare lo smartphone si mostrano distaccati, evasivi e certo anche un po’ infastiditi se vengono interrotti da una richiesta dei figli.

Il rischio in questi casi è che il figlio non si senta considerato – come ha spiegato il dottor Giuseppe Lavenia, psicologo psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Di.Te – e che un po’ per volta finisca per chiudersi in se stesso e non comunicare più.

Certo, non tutti i genitori si comportano così, ma la notizia fa riflettere. Soprattutto perché quei genitori sono poi gli stessi che accusano i figli di essere sempre connessi.

Dalla stessa ricerca emerge infatti che, quando sono i genitori a chiedere attenzione ai figli intenti a smanettare, le critiche e le ramanzine non mancano: “Sempre con quel cellulare in mano”, “Con chi stai parlando?”, “Spegnilo subito!”, “Quante volte ti ho detto che non devi usare il telefonino a tavola?”, “Cosa stai facendo col cellulare?”, “Se continui così ti tolgo il cellulare”. Ma, come noto, non è con i rimbrotti che si ottiene un miglioramento della situazione, ma con la comprensione, la complicità, la condivisione e, soprattutto, il buon esempio. Altrimenti il ragionamento del figlio sarà sempre più o meno lo stesso: “Perché io dovrei spegnere il cellulare quando tu, invece, lo tieni sempre acceso? Perché non dovrei controllarlo, quando tu lo guardi di continuo?”.

E, tanto per curiosità, che cosa ribattono i ragazzi per giustificarsi? “L’ho appena acceso”, “Mi stavo annoiando”, “Sto solo ascoltando musica”, “Un attimo e spengo”. Solo parole di cortesia e di convenienza che mascherano il fastidio e l’insofferenza per l’essere oggetto del giudizio genitoriale. Da qui al sentirsi incompresi, e quindi a non comunicare e a isolarsi, il passo è breve.

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Le domande della settimana

Misura dell’embrione in sesta settimana: va bene?

20/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

Il ginecologo ha l'obbligo di comunicare alla donna che aspetta un bambino l'eventuale presenza di un'anomalia: se dice che va tutto bene significa che è così.   »

Congedo parentale: è già in vigore l’estensione ai 14 anni dei figli?

19/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Paola Bernardi Locatelli

I permessi per malattia del figlio hanno subito importanti novità dal 1° gennaio 2026. Attualmente si è ancora in attesa delle istruzioni dell'INPS.   »

Ragazzina con tosse secca e stizzosa che non passa

15/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Professor Giorgio Longo

Se le terapie effettuate contro la tosse non portano risultati e se gli accertamenti effettuati per capire le cause della tosse non hanno fatto emergere nulla, occorre pensare che il sintomo abbia un'origine psicosomatica, eventualità non certo rara in adolescenza.   »

Gravidanza inaspettata e assunzione di molti alcolici

12/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Floriana Carbone

Nella maggior parte dei casi, i comportamenti rischiosi assunti prima di sapere che la gravidanza è iniziata o determinano un aborto spontaneo oppure non causano alcun danno all'embrione. Si tratta della cosiddetta "legge del tutto o del nulla".   »

Allattamento: che fare se il bambino rifiuta uno dei due seni?

07/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Giovanna Sottini, puericultrice e maternal personal trainer

La preferenza per una delle due mammelle può dipendere dal fatto che il bambino si trova meglio in una posizione piuttosto che nell'altra. Esiste, comunque, un modo per "ingannarlo" affinché inizi a succhiare da entrambi i seni.   »

Mamma e papà con influenza forte: è giusto affidare il neonato alla nonna?

05/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Angela Raimo

La scelta di allontanare un figlio appena nato quando si è colpiti da una malattia altamente contagiosa è saggia e si può escludere che induca il bambino a non volere più la mamma una volta guarita.   »

Fai la tua domanda agli specialisti