I nostri bambini di fronte alla guerra

Silvia Huen A cura di Silvia Huen - Direttore Pubblicato il 01/04/2026 Aggiornato il 01/04/2026

Per ogni nuova guerra che scoppia c'è una nuova generazione di bambini che chiede perché. Cerchiamo di affrontare questo tragico argomento senza ferire la sensibilità dei piccoli, educandoli alla pace.

Quando è iniziata la guerra in Ucraina, quasi non ci credevamo: non era pensabile che una cosa orribile come la guerra fosse tornata in Europa. E non avremmo mai immaginato, allora, che dopo quattro lunghi anni di distruzione e di sangue non saremmo ancora arrivati alla pace. Né tantomeno che le guerre in cui siamo tutti coinvolti si sarebbero moltiplicate così a dismisura: dal conflitto israeliano-palestinese all’attacco americano-israeliano contro l’Iran e alle conseguenti reazioni a macchia d’olio, anzi di petrolio… Per non parlare di tutti gli altri innumerevoli conflitti innescati in ogni parte del mondo di cui fingiamo di ignorare l’esistenza.

I piccoli chiedono spiegazioni

Da allora ad oggi i telegiornali e gli altri mezzi di informazione, social compresi, non hanno mai smesso di parlare di guerra, portando l’orrore e la violenza all’interno delle nostre case. Inevitabile che l’ascolto e soprattutto le immagini di questo genere di cronaca colpissero, allora come oggi, anche i nostri bambini.

Perché è vero che le guerre in senso fisico sembrano lontane, ma in realtà sono presenti ovunque, oggetto di discussioni e di commenti quotidiani di cui i bambini magari non colgono il significato completo, ma di sicuro avvertono la tensione e la preoccupazione. Così, frastornati e intimoriti, immersi nel clima di sgomento e di incertezza in cui viviamo, riversano su di noi il loro disagio chiedendo spiegazioni e rassicurazione.

Rispondere sempre alle loro domande

Spesso i genitori pensano in buona fede che i bambini debbano vivere in un loro mondo incantato, governato dall’innocenza, dove le brutte cose non succedono. E così tendono a evitare di affrontare con loro argomenti spinosi e shockanti come le guerre. Ma sbagliano, anche se a fin di bene. Gli psicologi infatti sono concordi nel ribadire che ai bambini vada sempre detta la verità, sia pure filtrata dalle parole adatte all’età. Perché tanto, prima o poi, ne verrebbero a conoscenza, magari per bocca di estranei, in modo traumatico o comunque non adeguato alla loro sensibilità.

Ma come procedere?

Psicologi e pedagogisti continuano a sottolineare l’importanza dei genitori (e di altre figure di riferimento come gli insegnanti) nell’accompagnare i figli lungo il percorso di apprendimento che è proprio della crescita. Nel caso specifico di domande come “Cosa è la guerra” o “Perché fanno la guerra”, è necessario cercare di non urtare la loro sensibilità con discorsi troppo espliciti, dando spazio al dialogo e, prima ancora, all’ascolto.

I consigli base degli psicologi

Ecco alcuni suggerimenti chiave da tenere presenti quando si affronta l’argomento.

  • Ascoltare prima di tutto. Il suggerimento degli esperti è quello di capire fino a che punto il bambino “sa già” e quindi di lasciarlo parlare o, magari, cercare di aiutarlo facendogli qualche domanda mirata al problema: “Tu che cosa hai saputo? C’è qualcosa che ti preoccupa?” Il dialogo insomma è fondamentale.
  • Non minimizzare le domande del piccolo. Mai sottovalutare i suoi dubbi dicendogli “Ma cosa dici mai? Queste sono cose da adulti, non riguardano i bambini come te. Tu devi pensare solo a giocare e a studiare”. Il piccolo si sentirebbe incompreso, si chiuderebbe in se stesso e finirebbe per crearsi una visione distorta o comunque non corretta della realtà di cui sente parlare.
  • Non mentire. A un genitore potrebbe venire spontaneo dire cose come “Tranquillo, non c’è nulla di cui preoccuparsi”. Ma se nostro figlio capirà che non gli abbiamo detto la verità, perché percepirà il nostro disagio, non si fiderà più di noi e cercherà altrove le risposte ai suoi dubbi futuri.
  • Non lasciarlo mai solo davanti alla televisione. Non bisognerebbe che le notizie arrivassero direttamente al bambino: la presenza di un genitore è sempre necessaria sia per spiegare sia per filtrare gli avvenimenti in funzione dell’età e della sensibilità del piccolo.
  • Stargli vicino anche fisicamente. La vicinanza dei genitore permette al piccolo di sentirsi protetto e capito, aiutandolo a esprimere le sue emozioni e a ricevere rassicurazioni alle sue paure.
  • Aiutarlo a esorcizzare la sua paura. Oltre al’ascolto e al dialogo, gli esperti sostengono che sia molto utile invitare il bambino a esprimere la propria ansia anche attraverso il disegno. Trasferire sulla carta ciò che ha colpito la sua mente lo aiuta a metabolizzare il disagio e a superare la paura.

La guerra è come un litigio

Un esempio di come rispondere alla domanda “cosa è la guerra?” può essere quello di ricorrere all’esempio classico del litigio. Due bambini stanno giocando in armonia, come due popoli in tempo di pace, che vivono la loro vita tranquilli e si fanno visita per affari o per turismo.

Poi, a un certo punto, succede qualcosa di imprevisto: i due bambini non vanno più d’accordo, si insultano, si arrabbiano e passano alle mani, con relativi pianti e grida.

Allo stesso modo si comportano i due popoli amici: uno dei due ha bisogno di più terra da coltivare e allora decide di rubarla all’altro e invade il suo territorio. Ma l’altro non sta certo a guardare e si difende e così scoppia la guerra.

No alle visioni più crude

Nei limiti del possibile sarebbe meglio che i piccoli non vedessero le immagini più impressionanti della guerra, soprattutto quelle strazianti in cui compaiono persone o, peggio ancora, bambini feriti. Perché è certo che le immagini hanno un impatto molto più prorompente delle parole. E i nostri bambini, anche se solo spettatori di quelle immani tragedie, rischiano di restarne traumatizzati.

Indispensabile la rassicurazione

Se, nonostante i nostri tentativi di evitargli la visione di immagini impressionanti, il nostro bimbo ci fa domande del tipo “La guerra può venire anche qui? Anche noi possiamo morire?”, è importante tranquillizzarlo, cercando però di non mentire.

Per esempio, gli si può rispondere “No, noi non moriamo perché qui adesso la guerra non c’è e noi siamo tutti al sicuro”, ma dovremmo evitare di aggiungere “qui la guerra non arriverà mai” perché questo potrebbe non essere vero.

Uno spunto per educare alla pace

Parlare della guerra, in ogni caso, può offrire l’occasione per volgere il discorso in positivo. Spiegando per esempio che il “litigio” non dura per sempre, che prima o poi i due nemici finiscono per trovare un accordo e fare la pace.

Noi attualmente viviamo in pace, e lo diamo per scontato, non ci rendiamo conto dell’immensa fortuna che abbiamo e magari ci lamentiamo per qualcosa che non va. Invece dovremmo rifletterci ogni giorno e ringraziare per tutto quello che abbiamo e contribuire, ognuno nel suo piccolo, a mantenere questo incredibile “stato di grazia”.

Fondamentale il rispetto per gli altri

Educare i piccoli alla pace vuol dire prima di tutto far capire quanto sia bello vivere la propria quotidianità: godere dell’affetto della famiglia, avere degli amici, poter andare a scuola, crescere in salute e serenità.

Si può spiegare infine che ognuno di noi dovrebbe contribuire a mantenere la pace, anche un bambino. Per esempio, condividendo i propri giochi ed evitando i litigi, ma anche ubbidendo ai genitori invece di opporsi con i capricci. Perché anche una cosa grande e meravigliosa come la pace si costruisce giorno dopo giorno fin da piccoli attraverso l’educazione alla condivisione, alla comprensione, alla collaborazione. In una parola: al rispetto per gli altri.

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Le domande della settimana

Risvegli frequenti in una bimba di nove mesi: che fare?

Gli Specialisti Rispondono di Giulia Zannoni consulente del sonno

Se il sonno notturno è caratterizzato da numerosi risvegli, a volte può aiutare a risolvere la situazione ridurre la durata dei sonnellini diurni.  »

Bimbo di 9 mesi che non sempre si gira quando viene chiamato e non gattona: come stimolarlo?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Giorgio Rossi

Non tutti i bambini gattonano, ce ne sono alcuni che muovono direttamente i primi passi. E se sono concentrati su qualcosa è ovvio che non reagiscano quando vengono chiamati per nome. Nulla di questo preoccupa.   »

Pipì a letto di notte a 4 anni: che fare?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

Può capitare che nel periodo di vacanza ci siano regressioni rispetto al controllo notturno della vescica, ma in genere tutto si risolve con il ritorno alla normale routine quotidiana.   »

Massaggiatore elettrico vibrante: si può usare in gravidanza?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

Il massaggiatore elettrico è controindicato in gravidanza, perché può causare problemi anche importanti. Tuttavia, un uso occasionale per brevissimo tempo non dovrebbe provocare conseguenze.   »

Si può andare in montagna col pancione?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

Durante la gravidanza, l'altitudine ideale per chi sceglie una vacanza in montagna è intorno ai 1000 metri e non superiore ai 1500.   »

Problemi con un piercing: ci sono rischi per la gravidanza?

Gli Specialisti Rispondono di Professore Piergiacomo Calzavara Pinton

Nel caso in cui per risolvere un problema dovuto al piercing sia sufficiente medicare il lobo dell'orecchio e, quindi, ricorrere solo a cure locali, non ci sono problemi per la gravidanza.   »

Possono arrivare le mestruazioni a tre mesi dal parto mentre si allatta?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elsa Viora

Durante l'allattamento, anche esclusivo, possono sia ritornare le mestruazioni sia verificarsi episodi di spotting (lievi sanguinamenti occasionali).  »

Fai la tua domanda agli specialisti