In aumento la scelta “Child free”

Silvia Huen A cura di Silvia Huen - Direttore Pubblicato il 01/10/2026 Aggiornato il 01/10/2026

Sono sempre più numerosi i locali e le strutture che tendono a escludere la presenza di bambini. Il loro successo è dovuto al fatto che un numero crescente di giovani coppie decide di cancellare la maternità dai propri obiettivi di vita.

Recentemente una lettrice ci ha scritto per denunciare un fatto che l’aveva a dir poco turbata e cioè il rifiuto da parte di un ristoratore di accettare la prenotazione della sua famiglia con bambini. La motivazione? Non era gradita la presenza dei piccoli perché il locale si autodichiarava “Child free”, libero dai bambini in quanto non adatto a loro.

E non è certo un caso isolato, anzi. A rifiutare i bambini non sono solo i ristoranti, ma anche numerosi altri tipi di esercizi pubblici, come bar, alberghi, lidi balneari per l’accesso alle spiagge, posti di vacanza, resort, Spa… Si tratta comunque di una tendenza in forte aumento, nata sulla falsariga dell’esperienza americana che, partita nell’ormai lontano 2014, si è diffusa rapidamente grazie al successo ottenuto.

Leggi qui il nostro articolo sui ristoranti child free

Non è legale, ma è una realtà di fatto

Chiariamo subito che, dal punto di vista legale, rifiutare l’accesso ai bambini non è legale.

Secondo l’articolo 187 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza i titolari di esercizi pubblici non possono rifiutare il proprio servizio a chi lo richieda e provveda a pagarlo. Rifiutare è possibile solo per motivi oggettivamente legittimi, come esaurimento dei posti disponibili, problemi di ordine pubblico o di sicurezza, comportamenti aggressivi, ma non certo per l’età dei piccoli clienti.

Anche in America la scelta da parte dei titolari di esercizi pubblici di bloccare l’ingresso ai bambini è controversa in quanto dipende sia dalle leggi federali sia da quelle statali lasciando spazio a carenze e ambiguità.

“Sconsigliato ai bambini”

In sostanza, quindi, vietare l’ingresso ai bambini in un esercizio pubblico non è legale e può portare a una denuncia alle forze dell’ordine da parte del pubblico non ammesso. Ma è molto difficile che si arrivi fino a questo punto, anche perché nessun esercizio si sognerebbe mai di esporre all’ingresso un cartello “Child free” perché non ne avrebbe alcun diritto. Quando un cartello esiste, si limita in genere a dichiarare che “è sconsigliata la presenza di bambini” o che “il locale non è adatto ai piccoli”. E lo stesso concetto viene espresso a parole al momento della prenotazione.

“Adult only” vs “Child friendly”

Chiarito l’aspetto legale, resta il fatto che il moltiplicarsi di locali “Child free” (detti anche “Adult only”) è sintomatico di un progressivo processo di trasformazione della società. Sono infatti sempre più diffusi i posti dedicati chi ama la discrezione, le luci soffuse, le musiche soft di sottofondo, le parole sussurrate.

D’altra parte – dicono i sostenitori di questa tendenza – la scelta di escludere i bambini per accontentare una clientela selezionata amante della tranquillità e dello charme non esclude la possibilità di optare per l’esatto contrario, ovvero ristoranti, alberghi e villaggi vacanze dedicati espressamente al benessere delle famiglie con bambini.

Del resto, se hai un bimbo piccolo, che senso ha pretendere l’ingresso in un posto romantico studiato appositamente per le coppie in cerca di intimità? Meglio optare per un locale “Child Friendly”, amico dei bambini, organizzato per l’accoglienza dei piccoli clienti, provvisto di seggioloni, area gioco, fasciatoi per i cambio pannolino. Con menù speciale gradito all’infanzia e tanto spazio per correre intormo ai tavoli. 

Alla ricerca di tranquillità

In ogni caso, se hanno sempre più successo i posti che escludono i piccoli, vuol dire che aumentano gli adulti che li scelgono. E chi sono gli adulti che li scelgono?

Sono le coppie che preferiscono una cenetta romantica al frastuono degli urli e dei capricci, certo, ma sono anche gli amici che si ritrovano intorno a un tavolo per chiacchierare in compagnia e sono i single stressati alla ricerca di un po’ di relax e di atmosfera.

Perfino le coppie con figli possono avere ogni tanto nostalgia di un posto silenzioso in cui rifugiarsi per un tête à tête romantico (liberi dalla prole, almeno per quella sera).

In crescita le coppie “No kids”

E poi ci sono le vere e proprie coppie “Child free” (o “No kids”), uomini e donne, soprattutto donne, che non desiderano mettere al mondo figli perché li considerano un ostacolo alla realizzazione di sé stessi, sia come individui sia come coppia. E si tratta di una tendenza in progressivo aumento.

Una volta, quando due si sposavano avevano per antonomasia l’obiettivo di fare figli: nel caso dei nullatenenti, per avere un braccio in più a zappare la terra, nel caso dei potenti per assicurare una adeguata discendenza al casato. Oggi invece nessuna di queste due opzioni ha più senso. Soprattutto dal punto di vista femminile.

Maternità uguale intralcio alla carriera

Nei primi decenni del dopoguerra, dopo tanta morte e distruzione, la scelta della maternità e della famiglia era considerata l’unica possibile.

Ma in seguito, con la progressiva conquista dei diritti e della sia pur relativa parità di genere, si sono moltiplicate le giovani donne che non solo non si sentono realizzate con la maternità, ma che addirittura decidono di escluderla dalla loro vita. Perché la considerano in primo luogo un intralcio alla carriera (dovuto anche alla carenza di supporti da parte della società) e al raggiungimento del benessere economico necessario, quindi di conseguenza anche alla realizzazione di sé e della propria vita di coppia.

Maggiore benessere per lei e lui

Dopo il modello delle mamme multitasking (comunque tutt’altro che in estinzione) e il loro equilibrismo tra casa, lavoro, bambini e gestione famigliare, le nuove giovani donne (Millennials e Gen Z) non sono disposte a compromessi: sì alla vita di coppia e al raggiungimento dei propri obiettivi, ma senza intoppi, senza costi aggiuntivi, senza figli, senza stress. In pieno accordo con i loro compagni.

Risultato: maggiore reddito economico (spesso formato da due stipendi), più alto tenore di vita, meno fatica, piena libertà d’azione, più tempo per il rapporto a due, completa soddisfazione.

Rovescio della medaglia, il calo delle nascite

L’aumento delle coppie “Child free” coincide necessariamente con il temuto calo delle nascite che continua inesorabile senza alcuna speranza di inversione di tendenza.

Questo non significa che le coppie che scelgono di essere genitori siano in declino. Anzi. Se da una parte aumentano le unioni che escludono la genitorialità, dall’altra non mancano le coppie che mettono la ricerca di uno o più bambini al primo posto nei propri obiettivi di vita.

E che la portano avanti a costo di sacrifici e di rinunce, o addirittura di stress e di sofferenze, come nel caso di chi ricorre alla Procreazione medicalmente assistita. Ma non sono certo sufficienti a compensare il persistente calo delle nascite in atto ormai da diversi decenni.

Niente figli = più felicità?

E’ una domanda che si fanno in tanti: avere più soldi, più libertà, più tempo per la coppia e meno responsabilità rende davvero più felici e soddisfatti?

I diretti interessati sostengono di sì, ma resta il fatto che chi invece ha scelto la genitorialità si sente più realizzato e avverte in modo più profondo il significato e il senso della vita, cioè la continuità della vita stessa attraverso la nascita delle nuove generazioni.

Una considerazione che le coppie “Child free” oggi hanno accantonato grazie alla loro scelta “qui e ora”, ma che potrebbe ripresentarsi più avanti nel tempo, magari quando è ormai troppo tardi per porvi rimedio.

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