Incentivi in arrivo per le mamme, ma niente illusioni

Silvia Huen A cura di Silvia Huen Pubblicato il 02/11/2023 Aggiornato il 02/11/2023

La Manovra per il bilancio 2024 proposta dal Governo prevede diverse agevolazioni per incrementare le nascite e tutelare le famiglie, ma con parecchi limiti. Si tratta comunque di un disegno di legge che deve ancora passare al vaglio di Camera e Senato.

Nuovo bonus asilo nido, riduzione delle trattenute contributive per le lavoratrici dipendenti (a tempo indeterminato) che siano mamme di almeno 2 figli, due mesi di congedo parentale retribuito all’80% dello stipendio, fringe benefit esentasse fino a 2.000 euro: sono queste le principali novità previste per le famiglie con figli dalla bozza della legge di Bilancio, allo scopo di incentivare la natalità e, insieme, sostenere l’occupazione femminile.

Ma attenzione a non aspettarsi troppo, perché ogni novità presenta diversi limiti. Limiti peraltro inevitabili, dettati dalla attuale situazione finanziaria, gravata da condizioni come il caro energia e il peso delle guerre. Ma non solo. Nella stessa legge di Bilancio si parla di un raddoppio dell’Iva sui “prodotti e servizi per l’infanzia” e su alcuni prodotti fondamentali per l’igiene femminile, che andranno ancora una volta a pesare sulle donne e sulle famiglie. Ecco nel dettaglio le principali novità previste dalla Manovra per le famiglie con figli, sempre tenendo conto che devono ancora ricevere l’approvazione da parte delle Camere.

Bonus asilo nido 

La più importante novità a favore della maternità proposta dalla Manovra 2024 riguarda il Bonus asilo nido e consiste in un importo che dovrebbe coprire il costo delle rette degli asili nido sia pubblici sia privati autorizzati oppure, in alternativa, il costo dell’assistenza a domicilio per i piccoli sotto i tre anni colpiti da serie malattie croniche. 

Il Bonus è ovviamente correlato all’Isee in base al reddito delle famiglie. Attualmente, con Isee sotto i 25.000 euro si ha diritto a un bonus di 3000 euro l’anno; con Isee da 25.001 a 40.000 euro il bonus scende a 2.500 euro; con Isee a partire da 40.001 o senza Isee il bonus si riduce a 1.500 l’anno. La novità 2024 prevede un incremento del bonus di 2.100 euro (fino a un tetto massimo di 3.600). La stessa legge di Bilancio facilita ulteriormente le cose stabilendo che gli eventuali investimenti in titoli di Stato (Btp) siano esclusi (fino a un massimo di 50.000 euro) dal calcolo dell’Isee, in modo da rassicurare i piccoli risparmiatori.

  • Il limite: questo bonus è dedicato esclusivamente a un secondo figlio che nasca nel corso del 2024 e, altra condizione indispensabile, è necessario che in famiglia ci sia almeno un bimbo minore di 10 anni. Altro limite: perfino la cifra massima erogabile alle famiglie (cioè appunto 3.600) potrebbe non bastare per coprire del tutto la retta annuale dell’asilo nido.

Più soldi in busta paga per le madri lavoratrici dipendenti

Sempre con l’obiettivo di sostenere la natalità, le madri di tre o più figli con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato potranno usufruire, per tutto il triennio 2024-2026, di un esonero totale per quanto riguarda le trattenute per i contributi previdenziali fino al compimento dei 18 anni anno di età del figlio più piccolo nell’ambito di un limite massimo di 3.000 euro. In via sperimentale, sempre per l’intero triennio 2024-2026, lo stesso esonero è previsto anche per le mamme di due figli con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, ma con un Isee sotto i 40.000 euro l’anno e solo fino ai 10 anni del figlio più piccolo.

  • Il limite: sono escluse da questo provvedimento le mamme che hanno un solo figlio. Inoltre non potranno usufruire della decontribuzione le mamme di due o più figli assunte per lavoro domestico nonché le lavoratrici autonome.

Un mese in più di congedo parentale retribuito all’80%

Attualmente, oltre ai cinque mesi di congedo di maternità obbligatoria retribuiti al 100% dello stipendio, sono previsti per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti altri 6 mesi di congedo parentale facoltativo (sia per la mamma sia per il papà) retribuiti al 30%. Per il 2024 la proposta è di aggiungere un altro mese retribuito all’80% (utilizzabile da entrambi i genitori) a quello già previsto nel 2023, quindi in totale due mesi all’80%, fino ai sei anni del figlio.

  • Il limite: i due mesi all’80% dello stipendio riguardano solo il 2024, mentre negli anni successivi il secondo mese scenderà al 60%.

Fringe benefit esentasse

I fringe benefit (vale a dire le concessioni non in denaro elargite dalle aziende, come gli abbonamenti ai mezzi di trasporto o l’uso di un’autmobile) che non subiscono tassazione passeranno dall’attuale tetto di 258, 23 euro a 1.000 euro per tutti i lavoratori dipendenti, mentre per i lavoratori con figli a carico il tetto esentasse sarà il doppio (2.000 euro).

  • Il limite: si tratta di una bella notizia, ma per chi ha figli meno vantaggiosa rispetto al 2023, anno in cui veniva riconosciuto un massimo non tassabile di 3000 euro. Altro limite: per il momento questa misura riguarda solo il 2024 e non gli anni successivi.

La contraddizione: raddoppio dell’Iva su assorbenti e prodotti per l’infanzia

Se da un lato la nuova proposta di bilancio cerca di andare incontro alle esigenze delle famiglie con figli, dall’altro sembra contraddire questo suo impegno a favore della natalità e delle mamme. In pratica, a partire dal gennaio 2024 è previsto il raddoppio dell’Iva dal 5 al 10% su una serie di prodotti di prima necessità per i bambini e per le mamme. Si tratta di prodotti come “latte in polvere o liquido per l’alimentazione dei lattanti o dei bambini nella prima infanzia, estratti di malto, preparazioni per l’alimentazione dei fanciulli, per usi dietetici o di cucina, a base di farine, semolini, amidi, fecole o estratti di malto, anche addizionate di cacao in misura inferiore al 50% in peso». E si tratta anche di prodotti per l’igiene femminile come “assorbenti, tamponi, coppette mestruali”. Passa inoltre dal 5 al 22% anche l’Iva sui pannolini per i bimbi e sui seggiolini auto. Ovvio che un incremento dell’Iva non potrà che riflettersi sul prezzo finale di tutti questi prodotti, provocando di conseguenza un rialzo non indifferente sulle spese famigliari di prima necessità.

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