Incubo pedofili

Silvia Huen A cura di Silvia Huen - Direttore Pubblicato il 20/06/2019 Aggiornato il 20/06/2019

Dopo l'assurda notizia dell'adescamento di tre undicenni attraverso una finta identità su Whatsapp, i genitori si chiedono sconvolti come proteggere i propri figli da simili pericoli

Le mamme di una volta insegnavano ai bambini a non accettare caramelle, regalini e (soprattutto) passaggi in auto dagli sconosciuti. Perché – dicevano – esistevano uomini che sembravano normali, ma che invece non lo erano. Li chiamavano “maniaci”, “squilibrati”, “sporcaccioni”, “esibizionisti” e spiegavano (soprattutto alle bambine) che questi uomini si divertivano a sussurrare oscenità oppure a mostrare le loro parti intime e che il loro più grande desiderio era quello di toccare la loro giovane vittima inconsapevole e di appartarsi con lei. Nel malaugurato caso di un incontro con questo genere di individui, quindi, i bambini di una volta sapevano (almeno in teoria) come comportarsi: fare finta di niente, non rispondere e allontanarsi il più presto possibile.

Oggi invece le cose sono enormemente più complicate, perché la figura del pedofilo è molto meno definibile: il pericolo infatti non viene solo dalla persona fisica presente nel mondo reale, ma anche, e soprattutto, dalla realtà virtuale, ancora più insidiosa perché spesso mascherata. Come dimostra l’incredibile, attualissima storia del pedofilo seriale di Codogno (Lodi), che prima si è presentato come un bravo vicino di casa e poi, una volta conquistata la fiducia delle sue tre future vittime undicenni, si è creato su Whatsapp una finta identità da bambina (“Mi chiamo Giulia”) per poterle contattare e trascinare (per tre lunghi anni) in una rete di abusi, violenze e minacce assolutamente impensabili… Tant’è vero che i genitori erano sempre stati all’oscuro di tutto e non sospettavano niente. Le tre ragazzine infatti non avevano mai osato raccontare quanto stava loro accadendo perché terrorizzate dalla minaccia di uccisione dei propri cari nel caso avessero parlato.

Che dire allora ai genitori angosciati di fronte a situazioni così drammatiche e imprevedibili?

– Innazitutto, ribadire ai figli di non dare mai a nessuno il proprio numero di telefono senza avere prima chiesto il permesso. Anche il più gentile dei vicini di casa o dei conoscenti potrebbe rivelarsi un lupo mannaro camuffato da agnellino…

Poi possono essere d’aiuto i “Consigli per i genitori” per una “Navigazione sicura e consapevole dei minori su internet”, messi a punto dal Commissariato di P. S. Ecco i più importanti.

– Non lasciare i bambini da soli a navigare su internet per troppo tempo e cercare di stare sempre al fianco dei più piccoli guidandoli nelle loro scelte.

– Insegnare loro a mantenere riservata l’identità in rete: spiegare che è importante non fornire dati come nome, cognome, età, indirizzo, telefono, nome e orari della scuola…

– Cercare di stare vicini ai bambini quando creano profili personali sui social network.

– Dire loro di non rispondere alle provocazioni sui social e nelle chat, di non usare un linguaggio scorretto e di comportarsi civilmente, sempre e comunque.

– Spiegare che può essere pericoloso compilare moduli on line.

– Leggere le e-mail e i messaggi sui social dei minori più piccoli, visionando anche gli allegati.

– Insegnare a non acconsentire alle richieste di incontrare personalmente chi si è conosciuto in rete, spiegando che le persone conosciute in chat o sui social utilizzano molto spesso identità false per poter entrare in contatto con i minori e approfittare della loro buona fede.

– Cercare di comprendere che cosa stia realmente accadendo se il proprio figlio adotta improvvisamente comportamenti anomali nell’uso del computer o del cellulare, come per esempio: appartarsi ogni volta che riceve o effettua una telefonata o si connette a internet, rifiutare di far vedere il suo telefonino o lo schermo del pc, consumare molto velocemente il suo credito telefonico senza dare spiegazioni, mostrarsi ansioso o preoccupato quando squilla il suo cellulare senza dirne il perché, modificare i ritmi di sonno-veglia o il comportamento alimentare o il rendimento scolastico. Tutti segnali che c’è qualcosa che non va.

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