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Che l’accesso ai social da parte dagli adolescenti debba avere non solo dei limiti di età e di utilizzo, ma debba anche essere regolamentato da una normativa specifica è ormai diventata una necessità, anzi un’emergenza condivisa da tutti.
Troppi pericoli
Pedagogisti ed educatori denunciano da tempo i rischi in cui possono incorrere gli adolescenti e i preadolescenti: malessere psicologico (come ansia, depressione, sensazione di inadeguatezza, scarsa autostima), problemi di dipendenza simili a quelli scatenati dall’uso di sostanze stimolanti, disturbi del sonno, adescamento di ogni genere, cyberbullismo, mancanza di relazioni interpersonali reali e di confronto con i coetanei, incapacità di gestire le proprie emozioni (soprattutto quelle negative).
Istigazione alla violenza
A tutto questo si aggiunge oggi la certezza che, attraverso il tam tam di certi social network, si possano diffondere ideologie pericolose che riescono a catturare l’interesse e l’entusiasmo dei più giovani e psicologicamente indifesi trascinandoli in manifestazioni di violenza inaudita come mai si erano verificate in passato.
Provvedimenti in corso
Dopo gli episodi di guerriglia urbana che, sull’onda dei vandalismi attuati a Parigi, hanno devastato il centro di Milano e colpito tante altre città a opera di adolescenti e di preadolescenti, spinti all’attacco da nuove forze sobillatrici, sembra giunto il momento di intervenire a livello politico non solo con il decreto sicurezza contro la criminalità minorile, ma anche con la possibilità di una stretta sull’accessibilità degli adolescenti alle piattaforme social.
Legge da attualizzare
La proposta di legge da valutare, integrare, modificare, perfezionare esiste già dal maggio 2024 e ha il vantaggio di essere, per così dire, al di sopra delle parti, cioè di essere stata presentata da due esponenti di forse politiche avversarie (Marianna Madia di Italia Viva, ex Pd, e Lavinia Mennuni di FdI): non a caso aveva ricevuto il sostegno sia della sinistra che della destra, ma alla fine il suo percorso si era interrotto.
Nella proposta sono previsti limiti di accesso ai social per i ragazzini con meno di 15 anni, oltre a soluzioni per assicurarne un uso più sicuro, proteggere dal rischio di dipendenza e verificare l’età degli iscritti, con relativi obblighi delle piattaforme coinvolte.
Non è però ancora chiaro se la nuova legge manterrà il limite di età proposto ai 15 anni o se lo abbasserà a 14, come stabilito dalla normativa in vigore attualmente in Italia.
Qual è la “maggiore età digitale”?
Non è facile decidere da che età un minore possa considerarsi in grado di prestare il proprio consenso digitale al momento di iscriversi a un social network.
Si tratta in pratica di stabilire quando un ragazzino possa raggiungere la “maggiore età digitale” in modo da poter gestire il proprio profilo con consapevolezza e responsabilità, rendendosi effettivamente conto di cosa voglia dire autorizzare il trattamento dei propri dati personali e quali rischi possa comportare l’iscrizione.
La situazione in Italia e nel mondo
In Italia al momento l’età minima per iscriversi a una piattaforma social è di 14 anni. Sotto i 14 anni un ragazzino ha bisogno dell’autorizzazione e del controllo dei genitori.
Quanto alla Commissione Europea ha da poco presentato l’EU Kids Act, una proposta che fissa a 15 anni la possibilità di accesso in autonomia, accompagnata però da regole precise volte a proteggere dai rischi. Divieto totale sotto i 13 anni e possibilità di accesso controllata tra i 13 e i 15 anni (presenza dei genitori e limite di utilizzo di un’ora al giorno). E’ inoltre previsto l’obbligo di introdurre sistemi di sicurezza per la verifica dei dati rispettando comunque la privacy.
Negli Usa l’età minima richiesta dai gestori per potersi iscrivere a un social senza il consenso dei genitori è di soli 13 anni (cioè la stessa richiesta dalle piattaforme), ma ormai gli esperti di tutto il mondo si stanno orientando verso un innalzamento della maggiore età digitale. Spagna e Francia si sono da poco espresse per i 15 anni, mentre l’Australia è stata la prima a fissare la soglia di consapevolezza a 16 anni e adesso anche il Regno Unito sta pensando a qualcosa di simile.
Il punto chiave: la verifica dell’età reale
In attesa dell’aggiornamento della normativa italiana, resta comunque ancora da risolvere il problema della verifica dell’età effettiva dei giovanissimi che si iscrivono ai social. Perché la maggior parte delle piattaforme accetta l’autodichiarazione senza controllare se la data di nascita corrisponda a verità.
A questo proposito il Moige (Movimento italiano genitori) ha depositato una Class Action italiana, secondo la quale “milioni di profili appartengono a minori under age che aggirano i blocchi esponendosi ad algoritmi progettati per gli adulti”.
L’ipotesi del divieto fino ai 16 anni
Il Movimento italiano genitori, supportato dai dati statistici, oltre che dal parere degli esperti, segnala al Governo la necessità immediata di correre ai ripari con una serie di disposizioni urgenti ispirate alla normativa australiana: alzare il limite per la maggiore età digitale a 16 anni, programmare sistemi di Age Verification obbligatori, certificati e rispettosi della privacy, promuovere sanzioni severe per i gestori che non provvedono a bloccare gli utenti che mentono sulla propria età.
Si tratterà solo di un inizio, certo, il problema non si risolverà facilmente, ma è comunque importante stabilire un punto di partenza da dove cominciare.
