Sberle ai bambini vietate per legge?

Silvia Huen A cura di Silvia Huen Pubblicato il 03/06/2024 Aggiornato il 04/06/2024

Fortunatamente sono sempre più numerosi i Paesi che vietano le punizioni fisiche ai minori, ma a pensarci bene non dovrebbe essere necessaria una legge per evitare le botte ai bambini. Dovrebbero bastare l'amore, il rispetto e il buonsenso.

Il Royal College of Paediatrics and Child Health, l’ente che rappresenta i pediatri britannici, ha appena chiesto al governo del Regno Unito di estendere anche a Inghilterra e Irlanda del Nord la legge, già in vigore in Galles e Scozia, che considera reato le sberle ai bambini. Anche in Inghilterra e Irlanda del Nord in verità le punizioni corporali sono già vietate, ma non quando vengono considerate una “punizione ragionevole”, clausola ambigua che lascia spazio a interpretazioni soggettive non del tutto rassicuranti (del tipo: se il bimbo se la merita, la sberla è lecita).

Il problema è proprio questo: e cioè che, mentre i pediatri del Regno Unito sono assolutamente concordi nel dire no agli scapaccioni, definendoli “una completa violazione dei diritti dei bambini”, non può dirsi altrettanto per il pubblico comune. Secondo un recentissimo sondaggio effettuato dal quotidiano britannico nazionale The Mirror, alla domanda “è giusto che le punizioni corporali siano vietate dalla legge?” ben il 72 per cento dei cittadini ha risposto che non è giusto. Ciò significa che la maggior parte della gente ritiene che dare sberle ai piccoli a scopo educativo sia lecito e perfino benefico.

Neanche un ceffone ogni tanto 

Sono ancora in molti a pensarla così, non solo in Gran Bretagna, ma in tutto il mondo e ovviamente anche in Italia. Si tratta in effetti di un retaggio del passato, basato sulla convinzione che la paura della punizione fisica rappresenti un toccasana contro l’indisciplina e la ribellione. Visto che hai fatto una brutta cosa, ti do una sculacciata, così te ne ricordi e impari a non fare più quella cosa. E anche al giorno d’oggi è molto comune la convinzione che un ceffone ogni tanto non faccia male perché “quando ce vo’ ce vo””.

Non consideriamo ovviamente i casi limite di famiglie disagiate, degrado sociale e comportamenti violenti per i quali un divieto per legge sarebbe solo acqua fresca, ma ci riferiamo all’atteggiamento e al modo di pensare dei genitori normali, quelli che in buona fede pensano che una sberla ogni tanto non solo non faccia male, ma anzi sia necessaria.

Non tutti sono d’accordo

Non a caso l’86 per cento dei Paesi del mondo, tra cui l’Italia, non hanno ancora una legge che vieti le punizioni fisiche ai minori. Giunti a questo punto comunque c’è da domandarsi se sia proprio necessario applicare una legge per evitare le botte ai piccoli. Perché in una società civile e moderna come la nostra, basata (almeno idealmente) sul rispetto reciproco e sulla tutela dei fragili, non si dovrebbe arrivare a evitare le sberle per un divieto, ma per amore, civiltà e buonsenso. Grazie alla diffusione del pensiero degli psicologi e dei pediatri, il messaggio che le punizioni fisiche siano controproducenti è già stato assimilato da gran parte dei genitori e di chi si prende cura dei bambini, ma purtroppo c’è ancora chi non è convinto che la strada della non-violenza sia la migliore, e anzi l’unica possibile.

Che cosa succede a picchiare

Eppure è stato largamente dimostrato che anche solo un ceffone ogni tanto non solo non educa, ma diseduca. Picchiare un bambino significa insegnargli a picchiare a sua volta: perché la violenza genera altra violenza. Se un bimbo riceve una sberla per un comportamento scorretto si mette a piangere (per il dolore e per l’umiliazione) e magari non ripete più l’errore (per paura di altre sberle), ma non capisce il vero senso della punizione perché non c’è stato un dialogo chiarificatore in cui il genitore gli spiegasse con calma in che cosa ha sbagliato e gli lasciasse la possibilità di esprimere le sue ragioni. Al bimbo restano solo la rabbia di non aver ottenuto ciò che voleva e la sensazione di essere stato punito senza una vera motivazione, sopraffatto da chi è più forte di lui.

Non solo. Alla fine, quello che il piccolo proverà davvero sarà un sentimento di odio e di rancore, oltre alla convinzione che, se si vuole ottenere qualcosa, il modo più efficace sia quello di usare le mani. Risultato: da un lato, un desiderio di sfida nei confronti del genitore (“te la faccio pagare”) reiterando nello stesso comportamento per il quale era stato redarguito, dall’altro lato, la voglia di rivalsa usando gli stessi metodi subiti ai danni di qualcun altro più debole (per esempio un compagno più timido e mite).

L’alternativa alle botte

Per evitare le sculacciate, quindi, non dovrebbe essere necessario il divieto per legge, dovrebbe bastare il rispetto, il buonsenso e, prima ancora, l’amore. Perché dovremmo fare del male a nostro figlio visto che lo amiamo? Ogni figlio considera il genitore la figura di riferimento per eccellenza, da cui si sente amato e protetto: perché tradire la sua fiducia mostrandosi aggressivi nei suoi confronti? Perché – dicono i sostenitori delle sberle – se con le buone non si riesce a metterlo in riga bisogna ricorrere alle “cattive”.  No – rispondono gli psicologi e gli educatori – non è con i ceffoni che si educano i piccoli, ma con il dialogo, con la coerenza e con l’esempio. Se io mi arrabbio e alzo le mani, anche mio figlio farà lo stesso. Quello che bisognerebbe fare, invece, è mantenere la calma e spiegargli perché ha sbagliato. Ripete il comportamento sbagliato? Gli si ripete che ha sbagliato e magari si aggiunge una piccola punizione, purché sia una punizione non corporea e adeguata all’età del bimbo. Ripete ancora? Si ripete la punizione…

La privazione temporanea

La punizione non corporea è una alternativa alla violenza fisica, ma non per questo deve rischiare di diventare una violenza verbale o comunque psicologica. No, dunque, alle urla e alle scenate e no ai castighi umilianti o paurosi. La punizione più efficace e “indolore” si basa in genere sulla privazione temporanea di qualcosa che il bambino desidera: la merendina con la sorpresa, il giochino che si compra in edicola alla domenica, il suo video preferito prima di cena, l’uso del cellulare… Importante anche agire con calma e coerenza, senza ripensamenti. Non è facile mantenere il self control quando si è esasperati dal comportamento del bimbo, ma è necessario, ci vogliono fermezza e convizione, servono tempo e costanza, ma prima o poi i piccoli imparano e quella cosa sbagliata non la fanno più.

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