Sei sicura che tuo figlio mangi sano?

Silvia Huen A cura di Silvia Huen - Direttore Pubblicato il 10/01/2019 Aggiornato il 10/01/2019

Dopo la parentesi delle vacanze natalizie, con la ripresa della normale attività scolastica è importante valutare la routine alimentare del bambino per adeguarla alle sue reali necessità

Durante le vacanze di fine/inizio anno è naturale che i bambini abbiano fatto un po’ – o un po’ più – di strappi alla regola: per colpa dell’abbondanza di dolci, certo, ma anche degli eccessi calorici dei piatti tipici della tradizione natalizia. Con qualche piccola conseguenza come un rapido aumento di peso (non dovuto solo alla crescita) o un disturbo a carico dell’apparato digerente.

Ma adesso che le feste sono ormai un lontano ricordo, è forse il caso di rimediare impostando l’alimentazione del piccolo in modo corretto.

Spiega il dottor Giuseppe Di Mauro, presidente della Sipps (Società italiana di pediatria preventiva e sociale), che “l’alimentazione abituale del bambino deve essere semplice, caratterizzata da cibi poco conditi e non elaborati, come i classici spaghetti al pomodoro o il minestrone, come il filetto di pesce alla griglia o la pasta e fagioli”.

Ovvia poi l’importanza della frutta e, soprattutto, della verdura. Nel caso quest’ultima, come spesso succede, non sia gradita, sarà la sensibilità della mamma a trovare un modo per renderla più gustosa e appetibile, magari anche mascherandola sotto forma di polpette, frittate o sformati.

Attenzione invece alle patate, sempre molto amate dai piccoli e, quindi, offerte spesso al posto delle verdure. Invece “le patate non dovrebbero essere considerate un contorno”, spiega il dottor Andrea Ghiselli, presidente della Società italiana di scienze dell’alimentazione, “ma un possibile sostituto della pasta o del pane”.

Si tratta infatti di alimenti ricchi di amido, cioè di carboidrati complessi, sostanze fondamentali nella dieta quotidiana, ma delle quali non bisogna abusare perché anche molto caloriche (soprattutto se si tratta di patate fritte).

A questo proposito vale la pena di ricordare il monito provocatorio lanciato recentemente ai consumatori dal ricercatore americano Eric Rimm, professore di Harvard, che ha condotto uno studio sugli effetti delle chips sulla salute. Risultato dello studio: chi mangia patatine fritte due o più volte alla settimana alla lunga vede raddoppiare il suo rischio di mortalità rispetto a chi non ne consuma.

Qual è allora la raccomandazione del professore ai cittadini (adulti e futuri adulti)?  Di moderare le quantità. Se proprio alle patatine non si può resistere, che almeno la porzione non superi i sei bastoncini, una dose veramente minima, che ben pochi hanno la forza di rispettare…

Patatine a parte, un altro suggerimento viene dal pediatra Piercarlo Salari, responsabile del Gruppo di lavoro per il sostegno alla genitorialità della Sipps: “per rendere più facile e sana la digestione dei piccoli, meglio puntare su cinque pasti al giorno leggeri anziché sui classici tre, più distanziati ma anche più abbondanti. E ridurre al minimo i condimenti e i cibi ricchi di grassi, perché pesanti da digerire, oltre che molto calorici”.

Un’altra considerazione. I genitori in genere hanno sempre paura che il loro figlioletto non mangi abbastanza: è inappetente, non finisce mai il cibo che ha nel piatto, rifiuta questo e quello, vuole subito alzarsi da tavola… Invece il vero problema è proprio quello opposto.

A parlare chiaro sono i dati resi noti dall’Unicef nel nuovo rapporto Diamogli peso, l’impegno dell’Unicef per combattere la malnutrizione. “A livello mondiale, nel 2017 erano in sovrappeso ben 38,3 milioni di bambini sotto i 5 anni, in aumento rispetto al 2000. E attualmente in Europa, e quindi anche in Italia, è in sovrappeso un bambino su tre. L’obesità infantile”, ribadisce l’Unicef, “non dipende solo da un eccessivo consumo di zuccheri e grassi, ma anche da uno stile di vita spesso troppo sedentario”. Da qui l’appello ai genitori di spingere i figlioli al movimento, fondamentale per bruciare gli eventuali depositi di grasso in eccesso e per stimolare l’attività e il benessere intestinale.

Il rapporto Unicef evidenzia infine che “nei bambini/ragazzini fra i 9 e i 14 anni, il 13,4% delle femmine e il 7,1% dei maschi sono soggetti a un disturbo del comportamento alimentare che”, spiega il dottor Francesco Samengo, presidente di Unicef Italia, “presta il fianco a una serie di altre problematiche quali quelle del bullismo legato all’immagine fisica”. Una tendenza, questa, che purtroppo sta diventando sempre più precoce e che va affrontata il più presto possibile con l’aiuto degli esperti.

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