Si possono educare i bambini senza punizioni?

Silvia Huen A cura di Silvia Huen Pubblicato il 01/07/2024 Aggiornato il 01/07/2024

Una volta escluse le sberle e la violenza verbale - cosa su cui (quasi) tutti sono d'accordo - resta aperta una questione importante alla quale non è facile rispondere: è giusto o no imporre un castigo per correggere un comportamento sbagliato? Ma, soprattutto, è possibile evitare il ricorso alle punizioni?

No agli scapaccioni e no agli insulti e alle minacce. Ormai gli educatori e la stragrande maggioranza dei genitori su questo sono d’accordo: con la violenza, fisica o verbale, si ottiene solo un’ubbidienza fittizia, alimentata dalla paura e dal rancore, ma inutile ai fini educativi perché non motivata dalla comprensione dell’errore commesso. Altra punizione da evitare è quella di cosiddetto ricatto affettivo. Siccome non hai fatto il bravo, “io non ti voglio più bene” oppure “sono molto arrabbiata con te e non ti parlo più”. Ma in questo modo non facciamo altro che destabilizzare il bambino suscitando in lui insicurezza e paura di perdere il nostro affetto.

Senza contare che la punizione corporale e quella psicologica creano nel bambino un esempio di violenza che può diventare punto di partenza per altra violenza: il piccolo recepisce che per ottenere ciò che si vuole è necessario usare le mani o le minacce e tenderà a ripetere questo comportamento non appena si troverà in una situazione simile.

Indispensabile porre delle regole

Come comportarsi allora? Su che cosa puntare per correggere gli errori dei nostri figli? Oltre alle punizioni corporali (percosse) e a quelle psicologiche (urli, rimproveri, ricatto affettivo) – tutte ovviamente da escludere -, esistono anche altri tipi di punizioni come quelle privative (vietare per un certo periodo di tempo l’uso di un gioco o di un intrattenimento) e quelle compensative (si invita il bambino a riparare il comportamento sbagliato con una azione positiva). Queste ultime sono senza dubbio più accettabili, ma la domanda è ancora la stessa: servono davvero?  Gli psicologi ricordano che, a monte delle punizioni, è indispensabile stabilire delle regole comportamentali da condividere con il piccolo: certe cose si possono fare, altre no. Se si infrangono queste regole, subentra la punizione, naturalmente adeguata alla gravità della malefatta e all’età del piccolo. Questo meccanismo in genere funziona nell’immediato, cioè il bambino smette di comportarsi male, ma non è detto che funzioni alla lunga: il piccolo infatti potrebbe non aver capito il proprio errore e quindi il significato stesso della punizione. Con il risultato di ripetere la malefatta.

Capire il punto di vista del bimbo

Il modo migliore di comportarsi per i genitori è quello di mettersi nei panni del piccolo, di capire perché si è comportato così e di spiegargli con calma dove ha sbagliato e perché non deve più ripetere l’errore. Se il bambino capisce, probabilmente non avrà bisogno di una punizione.

Il dialogo, l’ascolto delle motivazioni del piccolo e la spiegazione del perché quella cosa non si deve fare servono molto di più di qualsiasi punizione, dicono gli psicologi. E hanno ragione. Il motivo per cui di solito si ricorre alle punizioni è la difficoltà a ottenere un risultato, cioè il bambino continua imperterrito a non ubbidire. Ma è molto probabile che il genere di punizioni che gli sono state imposte non sia stato capito, non sia stato messo in relazione con il tipo di malefatta commessa. E quindi sia stato vissuto come qualcosa di ingiusto e non giustificato, magari generando sentimenti di rabbia e di rivalsa nei confronti del genitore.

Puntare sull’ascolto e sul dialogo

Invece ascoltarsi e parlarsi, con calma, senza perdere la pazienza e senza alterarsi, può essere il modo giusto per aiutare il bimbo a recepire un messaggio costruttivo e iniziare a sentirsi responsabile delle proprie azioni fin da piccolo. Si può, per esempio, spiegargli che ha sbagliato semplicemente facendogli notare le conseguenze della sua azione. Chi rompe paga e i cocci sono suoi, dice il proverbio. Se il bambino ha distrutto un giocattolo in un momento di rabbia, basterà dirgli che adesso non l’avrà più a disposizione e che quindi d’ora in poi dovrà stare più attento.

Abituare all’autodisciplina

In fondo è proprio questo lo scopo dell’educazione: abituare un po’ per volta all’autodisciplina e all’autonomia, che costituiscono il punto di partenza per una vita sociale indipendente e consapevole.

Non a caso le tendenze comportamentali più attuali si rifanno alla cosiddetta “disciplina positiva”, ossia alla possibilità di educare senza ricorrere alle punizioni, puntando invece sul dialogo, l’ascolto, la pazienza, la disponibilità, la gentilezza, il rispetto reciproco e, soprattutto, il buon esempio (non possiamo pretendere rispetto da nostro figlio se siamo noi per primi ad aggredirlo e a umiliarlo). Certo, non è un compito facile, ma a fronte di impegno e costanza, non è neppure impossibile.

Suggerimenti per i genitori

Per riuscirci, in ogni caso, è necessario procedere con fermezza e chiarezza, seguendo una serie di consigli messi a punto dagli psicologi.

  • Stabilire delle regole base, spiegarle al piccolo in modo chiaro e semplice e farle rispettare, sempre e senza eccezioni. Se i genitori hanno idee diverse su determinati punti, è necessario che trovino un accordo prima di affrontare l’argomento con il bambino (il bambino non deve mai avere la sensazione di un disaccordo, che sfrutterebbe a suo vantaggio).
  • Essere coerenti: se si dice no, no deve essere. Mai dare l’impressione di cambiare idea o, peggio, di lasciarsi convincere dalle insistenze del bambino.
  • Mantenere la calma, anche nelle situazioni più difficili (altrimenti il bambino si renderebbe conto che il genitore non è obiettivo in quanto alterato dalla rabbia)
  • Non fare gli “amiconi” del figlio mettendosi alla pari con lui: i genitori devono fare i genitori, mantenendo le dovute distanze, pena il rischio di perdere autorevolezza e considerazione.
  • Vedere il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto, ovvero mettere in evidenza i comportamenti positivi del figlio con lodi e apprezzamenti, anziché insistere solo su quelli negativi. I bambini sono molto sensibili alle lodi e tenderanno a ripetere quel tipo di comportamento in quanto percepito come positivo e fonte di gratificazione. Questo non significa però che il bambino debba ricevere un premio ogni volta che fa qualcosa di buono, altrimenti non capirà che il comportamento corretto non deve essere sporadico, ma continuo.
  • Non dare ordini o imposizioni, perché non servono. Spiegare invece al bambino che, se non farà quella cosa, ci saranno delle conseguenze e che le conseguenze ricadranno su di lui. In questo modo il bambino si sentirà trattato “da grande” e prenderà un po’ per volta coscienza dei suoi doveri, iniziando il lungo percorso verso la responsabilizzazione e l’autonomia.
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