Vaccinazioni: non aspettiamo che sia troppo tardi

Silvia Huen A cura di Silvia Huen - Direttore Pubblicato il 04/12/2016 Aggiornato il 25/11/2019

Solo dopo i casi di meningite in Toscana e dopo la morte delle due studentesse contagiate a Milano si è verificata la corsa alla prevenzione.

Capita molto spesso. Finché le malattie non si manifestano in modo violento, si tende a ignorarle senza minimamente preoccuparsi dei loro potenziali effetti devastanti. Salvo poi svegliarsi all’improvviso per correre ai ripari quando magari è ormai troppo tardi. Come è successo recentemente per la meningite da meningococco C in Toscana – dove si verificano cronicamente piccole epidemie (con 6 decessi solo nel 2016) -, e a Milano, dopo la morte delle due studentesse di chimica dell’Università Statale.

Solo quando la minaccia è arrivata in casa propria, insomma, ci si è decisi a ricorrere alla vaccinazione: con il risultato che le Asl, travolte dalla valanga di richieste, si sono ritrovate sprovviste di scorte e costrette a rimandare molti appuntamenti al 2017, in attesa dei rifornimenti.

Da tempo il ministero della Salute lancia il suo appello ai genitori con campagne di sensibilizzazione volte a far vaccinare i figli contro il meningococco (soprattutto di tipo C e, più recentemente, anche di tipo B, i ceppi più diffusi nel nostro Paese).

Sono però in pericoloso aumento i genitori che si oppongono, convinti della non sicurezza dei vaccini, nonostante numerosi studi in proposito abbiano dimostrato il contrario.

Per quasi tutte le malattie prevenibili, infatti, in Italia siamo sotto la soglia del 95% di copertura vaccinale prevista dall’Organizzazione mondiale della sanità: la richiesta di vaccinazione sale soltanto per la meningite dopo i casi in Toscana e Lombardia.

Ma la meningite non è una sola. Oltre a quelle causate dai vari ceppi del meningococco, ce ne sono altre ancora più diffuse, provocate da altri batteri pericolosi come lo streptococco e l’emofilo (per ciascuno dei quali esiste un vaccino efficace e sicuro).  Perché dunque non proteggere preventivamente i propri piccoli?

Perché non proteggerli anche dalle numerose altre malattie, ben più comuni della meningite ma non meno pericolose (come per esempio il morbillo, la rosolia, la parotite, la varicella), per le quali esiste da tempo un vaccino?

Nel 2016, oltretutto, i casi di morbillo sono più che raddoppiati, con complicanze serie nel 44 per cento degli ammalati. Emblematico a questo proposito il caso della neomamma di Massa che, avendo manifestato i sintomi del morbillo subito dopo il parto, ha messo in allarme tutte le altre neomamme ricoverate nello stesso momento. Per fortuna senza conseguenze, grazie al tempismo con cui l’ospedale si è attivato per isolare la puerpera infetta ed effettuare i relativi controlli di accertamento su tutte le persone a rischio di contagio.

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Le domande della settimana

Ragazzina con tosse secca e stizzosa che non passa

15/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Professor Giorgio Longo

Se le terapie effettuate contro la tosse non portano risultati e se gli accertamenti effettuati per capire le cause della tosse non hanno fatto emergere nulla, occorre pensare che il sintomo abbia un'origine psicosomatica, eventualità non certo rara in adolescenza.   »

Bimbo di tre anni che respinge la nonna che lo ha cresciuto

12/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Serena Mongelli

Può capitare che il bambino cambi improvvisamente atteggiamento nei confronti di qualcuno che si è sempre preso cura di lui. Quando succede non è consigliabile metterla sul piano personale mentre è opportuno mantenere nei suoi confronti un comportamento sereno, accogliente, affettuoso.   »

Gravidanza inaspettata e assunzione di molti alcolici

12/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Floriana Carbone

Nella maggior parte dei casi, i comportamenti rischiosi assunti prima di sapere che la gravidanza è iniziata o determinano un aborto spontaneo oppure non causano alcun danno all'embrione. Si tratta della cosiddetta "legge del tutto o del nulla".   »

Allattamento: che fare se il bambino rifiuta uno dei due seni?

07/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Giovanna Sottini, puericultrice e maternal personal trainer

La preferenza per una delle due mammelle può dipendere dal fatto che il bambino si trova meglio in una posizione piuttosto che nell'altra. Esiste, comunque, un modo per "ingannarlo" affinché inizi a succhiare da entrambi i seni.   »

Mamma e papà con influenza forte: è giusto affidare il neonato alla nonna?

05/01/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Angela Raimo

La scelta di allontanare un figlio appena nato quando si è colpiti da una malattia altamente contagiosa è saggia e si può escludere che induca il bambino a non volere più la mamma una volta guarita.   »

Fai la tua domanda agli specialisti