La paura segreta di ogni genitore

Patrizia Masini A cura di Patrizia Masini Pubblicato il 30/12/2021 Aggiornato il 30/12/2021

“Non conosci la paura finché non hai un figlio”. Dalle parole di Hanya Yanagihara una riflessione sull’essere genitore e sulle paure che questo comporta. Paure incontrollabili e potentissime. È possibile però tenerle sotto controllo e anzi farle diventare stimolo per apprezzare ancora di più quello che la vita ci offre

La paura segreta di ogni genitore

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A dire le frasi iniziali sulla paura insita nell’essere genitore è Hanya Yanagihara, scrittrice statunitense con origini hawaiane, nel libro “Una vita come tante” edito da Sellerio. Attenzione, non è un libro che parla di maternità o paternità, è un libro di più di 1000 pagine che racconta tante storie ma c’è una pagina che parla a tutti noi genitori, svelando qualcosa che in fondo sapevamo già. Diventare genitori fa sì che si scopra il vero significato della paura. Paura di che? Paura che succeda qualcosa di brutto ai nostri figli. Nessuno lo dice apertamente, ma se sei un genitore sai che è così.

Ecco le parole di Hanya, da leggere con attenzione fino in fondo

Un amore singolare

“Non sono mai stato una di quelle persone convinte che l’amore per un figlio sia una forma d’amore superiore, più importante, più nobile di tutte le altre. Non la vedevo così prima di Jacobs, mio figlio, ed è stato lo stesso anche dopo. Ma riconosco che è un amore singolare, un amore che non si fonda sull’attrazione fisica, sul piacere, sull’intelletto, ma sulla paura. Non conosci la paura finché non hai un figlio e forse è questo che ce lo fa sembrare un amore così straordinario: perché la paura è straordinaria. Ogni giorno, il tuo primo pensiero non è “gli voglio bene” ma “come sta?”. Durante la notte il mondo si trasforma in uno spaventoso percorso a ostacoli. Lo tenevo stretto tra le braccia, aspettando di attraversare la strada, e pensavo a quanto fosse assurdo che mio figlio, qualunque figlio, potesse aspettarsi di sopravvivere in questa vita. Le sue probabilità di sopravvivenza non mi sembravano più alte di quelle delle farfalle che volano in tarda primavera – quelle piccole bianche – e che mi capitava di veder vacillare nell’aria, sempre a un passo dallo schiantarsi contro un parabrezza.

E lascia che ti faccia parte di altre due lezioni che ho imparato.

Una paura che rimane per sempre

La prima è che non conta quanti anni abbia tuo figlio, o quando e come lo sia diventato. Una volta che hai deciso di considerarlo tuo figlio qualcosa cambia e da quel momento tutto ciò che prima vivevi con leggerezza, tutto ciò che sentivi per lui è costantemente preceduto dalla paura. Non è un fenomeno biologico ma qualcosa che va ben oltre la biologia: non è tanto la volontà di garantire la sopravvivenza del proprio codice genetico quanto il desiderio di dimostrarsi invulnerabile agli attacchi e alle sfide dell’universo, di trionfare su qualunque cosa minacci di distruggere ciò che è tuo.

Emozioni identiche

Ed ecco la seconda lezione che ho imparato: quando tuo figlio muore provi tutte le emozioni che ti aspettavi di provare, emozioni documentate da così tante persone che non vale la pena elencarle ora. Mi limiterò a dire che tutto quello che hanno scritto sui lutti si ripete sempre uguale, e per un motivo preciso: perché non c’è una reale possibilità di allontanarsi dal testo. A volte un’emozione è più forte di un’altra, a volte ti sembrano disposte in un ordine diverso, e a volte alcune durano più a lungo di altre. Ma le emozioni sono sempre le stesse.

C’è una cosa, però, che nessuno dice: quando a morire è tuo figlio, una parte di te, una parte piccolissima ma che merita attenzione, si sente anche sollevata. Perché, dopotutto, il momento che tanto aspettavi, che temevi e al quale ti preparavi dal giorno in cui sei diventato un genitore, è arrivato.

Ah, ti dici, ecco. Ci siamo

E a quel punto non ti rimane più niente di cui aver paura”.

Superare l’ansia

Sono parole magnifiche, vero? Voglio lasciarvi con una nota positiva, però. Se da un lato è impossibile non essere preoccupati per un figlio, dall’altro è fondamentale non farsi prendere dall’ansia.

Ok, è una paura incontrollabile ma cerchiamo di mantenere uno sguardo positivo sul mondo. Se ci si sveglia pensando a come sta nostro figlio, cerchiamo di risponderci subito dopo che sta bene, che non può che essere così. Imponiamoci di essere fiduciosi sul mondo, sull’ignoto, sul futuro. Puntiamo sull’aspetto razionale e facciamo finta che questa paura atavica non esista. Cerchiamo di dimenticarcene e di vivere felici lo stesso. Il segreto è questo: viviamo come se questa paura non ci fosse e godiamoci ogni momento che la vita ci offre. Vivremo meglio noi e i nostri figli. Voi che cosa ne pensate? Scrivetecelo!

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